L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 21 luglio 2020

e due cominciano ad uscire fuori le grandi fregatura per l'Italia grazie agli euroimbecilli italiani

Per l’Italia c’è una grande fregatura (voluta dall’Olanda) nel Recovery Fund

21 Luglio 2020 - 12:54 

Le riforme da implementare con i soldi del Recovery Fund verranno «suggerite» dall’UE e al primo errore tutti i fondi verranno congelati. Una grande vittoria per l’Olanda di Mark Rutte.


Dopo giorni di estenuanti trattative è arrivato l’accordo sul Recovery Fund, il pacchetto straordinario di aiuti per sostenere i membri dell’Unione Europea in seguito alla crisi sanitaria dettata dal coronavirus. Manca ancora l’ufficialità per il piano da 750 miliardi di euro (390 miliardi di trasferimenti, ridotti dagli iniziali 500 miliardi, e 360 miliardi di prestiti, aumentati dai precedenti 250 miliardi).

I soldi, insomma, ci sono. L’Italia, secondo quest’ultima bozza del Recovery Fund sulla quale il Consiglio europeo ha concordato nelle prime ore della mattinata, riceverebbe 208,8 miliardi di euro - 81,4 a fondo perduto e 127,4 miliardi di prestiti da dedicare all’implementazione delle riforme che seguano le “priorità” e le “raccomandazioni” dell’Unione Europea.

Ed è qui che casca l’asino e si cela quella che agli occhi di alcuni potrebbe sembrare una grande fregatura, per l’Italia in particolare.
La fregatura nascosta nel Recovery Fund si chiama “freno di emergenza”

Parliamoci chiaro: i soldi dedicati all’Italia sono una somma importante e sicuramente utile a sostenere il nostro Paese nell’attuale situazione di estrema difficoltà ma è doveroso specificare quale sia il “prezzo” da pagare per noi italiani (e non solo).

Nulla nella vita è gratis, questa è una grande verità. E oltre al fatto che parte di questi soldi siano a fondo perduto (quindi senza obbligo di restituzioni), il cosiddetto “freno di emergenza” potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio che Paesi come l’Olanda - notoriamente contraria al pacchetto - potrebbero usare contro Paesi come l’Italia al primo piccolo errore.

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Nell’ultima bozza del Recovery Fund su cui i 27 dell’UE hanno trovato un’intesa è presente il cosiddetto “freno di emegenza”, fortemente voluto dall’Olanda - guidata da Mark Rutte - e dagli altri Paesi “frugali”. Una sorta di “trucchetto” che permetterebbe di congelare all’istante i fondi verso i Paesi con rispettano alla lettera le indicazioni dell’UE su come spendere i soldi ricevuti.
Al primo sbaglio i soldi del Recovery Fund vengono bloccati

Il meccanismo sarebbe molto semplice: basta che un Paese abbia la sensazione che uno o più Paesi membri non stiano rispettando le regole e le tempistiche per l’implementazione delle riforme dettate dall’Unione.

Questo presenta la questione davanti al Consiglio, che entro tre mesi è chiamato a valutare nel dettaglio la situazione. Durante l’“esame”, ovviamente, i fondi ricevuti attraverso il Recovery Fund sarebbero congelati.

Conte, le raccomando di fare molta attenzione e le ricordo che la sua è sì una gran vittoria, ma solo a metà.

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