L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 27 luglio 2020

e il Corriere della Sera e gli Aldo Grasso giornalisti di professione saranno spazzati via da Italexit

L’anagramma di Gianluigi Paragone

di Aldo Grasso | 25 luglio 2020

Gianluigi Paragone, senatore ex M5S, ha presentato la sua nuova creatura politica sovranista che ha come obiettivo quello di traghettare l’Italia fuori dall’Europa. Si chiama Italexit. Nasce nel momento stesso in cui arriva l’accordo per il Recovery Fund e l’Ue stende sull’Italia un misericordioso mantello protettivo.

Il tempismo è sempre stato il forte di Paragone, fin dai tempi un cui dirigeva la «Padania» o conduceva «La Gabbia». C’è sempre un sondaggista che lo può lusingare con un 5% dei consensi; c’è sempre un Diego Fusaro che può garantirgli una turbo-copertura ideologica.

Italexit sembra la casa di ciò che rimane dei due blocchi populisti, un tempo uniti nell’opposizione a Bruxelles e oggi rinunciatari: il resto dei resti.

In realtà, Paragone voleva farsi un suo partito, forte dell’unica dote che si richiede oggi a un politico: la visibilità. Altro non serve: il mestiere, il senso delle istituzioni, la dialettica, il realismo, la necessità, tutta roba vecchia. La resa alla demagogia, al pressapochismo, alla grettezza sembra essere una virtù, purché ci sia una faccia con cui presentarsi in tv (il M5S non ci voleva andare!).

I geniali enigmisti di «101 Anagrammi Zen» dimostrano più credibilità degli aruspici del voto. Gianluigi Paragone = In una gara: il peggio.

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