L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 21 luglio 2020

Energia pulita - lasciamo agli euroimbecilli di tutte le razze il Recovery Found del fantomatico 750 miliardi. In qualsiasi momento la Bce se fosse banca centrale con un clic non farebbe mancare il denaro alle imprese che vogliono investire sull'idrogeno verde. Assistiamo, invece, ad una burocratizzazione spinta per non perdere potere e mantenere inalterato nella sua funzione strategica il Progetto Criminale dell'Euro

Recovery Fund: un’indagine individua progetti “verdi” per 2mln di posti di lavoro

Luglio 20, 2020

Potenzialmente pronti entro due anni dal loro finanziamento, i progetti riguarderebbero l’energia rinnovabile, lo stoccaggio, il rinnovo degli edifici, il trasporto pulito e la produzione di tecnologie a basse emissioni di carbonio.


Più di 1000 progetti per 200 miliardi di euro. Ecco su cosa potrebbe puntare l’UE per la ripresa post-covid

(Rinnovabili.it) – Un’indagine commissionata dall’European Climate Foundation e condotta dalla società di consulenza EY ha individuato più di mille progetti finanziabili attraverso il Recovery Fund dell’Unione Europea, il pacchetto di stimolo di 750 miliardi di euro volto a supportare le economie più colpite dalla pandemia di coronavirus. EY ha dichiarato che condividerà a breve l’elenco dei progetti pronti per gli investimenti con gli Stati membri che preparano i piani di risanamento

Secondo i piani della Commissione UE, il Recovery Fund dovrebbe favorire una ripresa dei settori industriali attraverso l’impiego di tecnologie “verdi”, al fine di ridurre le emissioni di gas a effetto serra che alimentano i cambiamenti climatici. La ricerca, esaminata da Reuters, ha identificato progetti che sosterrebbero oltre 2 milioni di posti di lavoro e richiederebbero investimenti per circa 200 miliardi di euro.

Potenzialmente pronti entro due anni dal loro finanziamento, i progetti riguarderebbero l’energia rinnovabile, lo stoccaggio di energia, il rinnovo degli edifici, il trasporto pulito e la produzione di tecnologie a basse emissioni di carbonio. I 1.000 progetti individuati per il Recovery Fund rappresentano solo il 10% dei progetti ecologici attualmente in fase di sviluppo in Europa, ha affermato EY.

Esempi includono il progetto svedese HYBRIT, una joint venture da 2 miliardi di euro tra la società siderurgica SSAB, la società mineraria LKAB e l’utility Vattenfall, per sostituire il carbone con idrogeno da fonti rinnovabili nella produzione di acciaio. Un altro progetto è della società chimica coreana LG Chem, per sviluppare una gigafactory per la produzione di batterie agli ioni di litio per veicoli elettrici a Cracovia, in Polonia.

Per identificare quali progetti potrebbero essere ammissibili al finanziamento dell’UE, EY ha intervistato imprese, parti interessate, funzionari e investitori in ciascuno Stato membro. Ha inoltre esaminato le domande di pianificazione e le richieste di finanziamento. Circa il 30% dei progetti individuati da EY viene sviluppato da start-up e piccole-medie imprese incentrate sulla mobilità pulita, idrogeno verde e materiali da costruzione a basse emissioni di carbonio. Oltre il 20% è su piccola scala e richiede investimenti fino a soli 5 milioni di euro.

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