L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 31 luglio 2020

i valori costituzionali collidono con quelli di Maastricht e questo gli euroimbecilli non possono non saperlo

Vladimiro Giacché: "La sinistra per essere 'radicale' deve stare con la Costituzione non con Maastricht"


Molto interessante l'intervista di Alba Vastano all'economista e filosofo Vladimiro Giacché su Lavoroesalute. Vi consigliamo una lettura completa del testo, ci preme qui sottolineare due passaggi secondo noi molto significativi e che rappresentano la migliore sintesi del dibattito politico attuale sul cosiddetto Recovery Fund - "Secondo calcoli attendibili i soldi in più che riceveremo a fondo perduto equivalgono a quelli in più (rispetto a quelli ricevuti) che abbiamo versato nelle casse comunitarie solo negli anni 2014-2018 (ma l’Italia è creditore netto del bilancio UE da molto prima). In più il loro uso sarà sottoposto a condizioni legate all’allineamento delle nostre politiche alle “raccomandazioni” della Commissione Europea. Non mi sembra un affarone."

Dichiara Vladimiro Giacché:

“Il problema principale per la “sinistra radicale” a mio giudizio non è quello di differenziarsi dalla “destra estrema” o dai “sovranisti” (qualunque cosa queste definizioni significhino), ma quello …di essere realmente radicale (ossia – come insegnava Marx – di “andare” realmente “alla radice” delle cose). In questo caso si tratta di capire che la difesa della nostra Costituzione, dei suoi valori e dei diritti che essa tutela e promuove, è una priorità politica: non lo è l’ “integrazione europea”, che anzi, fondandosi su Trattati di impronta neoliberista, finisce per collidere con la difesa dei diritti costituzionali, a cominciare da quello al lavoro. Su questo punto non sono ammesse mediazioni o giochi di parole (quali la speranzosa attesa di un’”altra Europa” che non esiste e non esisterà mai). O si sta con la Costituzione, o si sta col trattato di Maastricht. Quanto al resto, osservo che i governi dei paesi “fregàli” purtroppo riflettono le principali famiglie politiche europee (a partire dal partito popolare) che hanno condiviso le politiche di austerity (generalmente imposte agli altri) in questi ultimi 10 anni; di alcuni di essi abbiano sentito magnificare in coro la “modernità” ancora poco tempo fa a motivo del sesso, degli orientamenti sessuali e della giovane età dei suoi governanti. Evidentemente, quando la gretta difesa delle proprie classi dominanti chiama, non c’è modernità che conti… Ma forse questo avremmo dovuto saperlo."

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