L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 18 luglio 2020

Il covid-19 ha colpito gli encefali di 125 scienziati

Vaccino, infettare giovani per velocizzarlo: la proposta shock di 125 scienziati

17 Luglio 2020 - 21:29 

Un gruppo di 125 scienziati propone di infettare dei pazienti giovani che volontariamente si offrono alla sperimentazione per testare il vaccino contro la COVID-19.


Infettare pazienti giovani per velocizzare il vaccino. È questa la proposta avanzata da 125 scienziati, tra cui anche 15 premi nobel che hanno lanciato questo appello, facendo discutere non poco la comunità scientifica. Un’ipotesi simile era già stata avanzata anche da Burioni, che aveva proposto di infettare dei pazienti sani a basso rischio per validare la sperimentazione sui vaccini riducendo i tempi della ricerca a pochi mesi.

In sostanza gli scienziati avrebbero pensato di esporre al virus un gruppo di volontari a cui è stato somministrato il vaccino sperimentale in precedenza per validare una possibile efficacia contro l’infezione. La proposta è decisamente audace, ed esce dai normali schemi di ricerca soprattutto da un punto di vista etico, tuttavia, come riferisce la BBC, il direttore del programma vaccinale COVID-19 dell’Università di Oxford, lo avrebbe definito “fattibile”.

Infettare pazienti giovani per velocizzare il vaccino

Secondo il nutrito gruppo di scienziati il modo per velocizzare la ricerca sul tanto agognato vaccino sarebbe quello di infettare dei giovani volontari che accettano di venir esposti al coronavirus dopo essersi sottoposti ad alla vaccinazione sperimentale. Secondo il team di ricerca infatti, per questi soggetti il rischi sarebbero decisamente bassi, se confrontati con i potenziali benefici della salute della società. In una lettera aperta al capo dei National Institutes of Health degli Stati Uniti gli scienziati scrivono che:

“Se i challenge trial possono accelerare in modo sicuro ed efficace il processo di sviluppo del vaccino allora c’è un formidabile elemento a favore del loro uso, che richiederebbe una giustificazione etica molto convincente da superare”.

Attualmente sono 23 i candidati vaccini che potenzialmente potrebbero debellare definitivamente la piaga sanitaria che ha messo in ginocchio il mondo intero, ancora in fase di trial sperimentali. L’unico modo per sapere se effettivamente funzionano è quello di sperimentarli sull’uomo, ma questo potrebbe richiedere delle tempistiche molto lunghe soprattutto perché in molti Paesi in cui sono stati avviati gli studi si sta assistendo a un calo delle nuove infezioni.

La lettera dei 125 scienziati

La lettera aperta ha creato non poco scalpore, soprattutto perché tra i firmatari ci sono dei nomi illustri tra cui Mario Capecchi, il Nobel del Department of Human Genetics, University of Utah School of Medicine, Carol Greider della Johns Hopkins University School of Medicine e Lou Ignarro, emerito dell’Ucla School of Medicine, ma anche da Adrian Hill, direttore del Jenner Institute dell’Università di Oxford, che sta sviluppando uno dei vaccini più quotati in collaborazione con l’Italia.

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