L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 26 luglio 2020

La battaglia di genere non si può fermare al velo, che può rappresentare/rappresenta elemento identitario al velo

Hijab: i mille volti del velo

"Hijab il velo e la libertá" di Tiziana Ciavardini e Giorgia Butera racconta cosa si nasconde sotto il velo: soprusi, imposizione, ma anche donne emancipate con un'alta considerazione di se stesse.

"Hijab il velo e la libertá" di Tiziana Ciavardini e Giorgia Butera

Tiziana Ciavardini25 luglio 2020

É dedicata alla libertá delle donne nel mondo il nuovo libro di Tiziana Ciavardini scritto insieme alla sociologa Giorgia Butera Hijab il velo e la libertá edito da Castelvecchi Editore, con la prefazione di Emma Bonino.

Un testo che unisce la ricerca scientifica, la conoscenza culturale e storica, la narrazione personale,e i diversi contributi arrivati da persone musulmane, e non.
Perché ci sono donne, nel mondo islamico, che indossano il velo con orgoglio?
Perché altre lo ritengono una prigione?
Questo libro stigmatizza ogni pregiudizio culturale che vede nella donna con indosso l’hijab una donna sottomessa. Molte musulmane velate, infatti, sono donne emancipate e con un’alta considerazione di se stesse. Icone del softpower.
Mentre invitano alla libera scelta, le autrici portano avanti anche la battaglia delle donne iraniane e di tutte quelle che lottano contro i soprusi e il velo come imposizione.
Attraverso il racconto personale e le esperienze in prima persona di alcune donne islamiche e non, favorevoli o contrarie al velo, questo libro contribuisce alla conoscenza variegata del mondo musulmano, delle sue culture e delle sue tradizioni.

Pubblichiamo un breve estratto:

“Il velo era certamente già in uso nell’Arabia pre-islamica, con il significato particolare di contraddistinguere le donne nobili, che non potevano essere importunate, dalle altre. Con la diffusione dell’Islam diventa un simbolo religioso di protezione e di purezza per la donna che lo indossa. Molte tensioni intorno all’Islam si sono focalizzate proprio sul tema del velo soprattutto in seno alla società occidentale. In un mondo globalizzato oggi il velo è diventato un oggetto per affermare la propria identità. Tante donne musulmane vedono nel velo un vero e proprio simbolo di identità religiosa e culturale; in taluni casi è usato proprio per affermare la propria identità e proteggerla. È stato analizzato che questa affermazione identitaria avviene in particolare quando queste donne si trovano a vivere in un Paese straniero. Oggi in molti casi il velo è l’emblema della sottomissione femminile nell’Islam e diventa in un dibattito avventato un quadrato di stoffa poggiato sul capo e sulle spalle, imposto dall’uomo che mostra tutta l’ineguaglianza di genere che l’universo femminile da anni cerca di abbattere. In taluni Paesi, anziché convalidare un principio di uguaglianza, alimenta la discriminazione fra i sessi. Quel limbo di stoffa tocca aspetti religiosi ma anche questioni politiche che vanno dalla libertà di culto all’espressione dei diritti individuali soprattutto pubblici. L’uso dell’hijab passa così da pezzo di stoffa a simbolo identificativo della propria religione.Non prendendo invece in considerazione che esistono molte donne islamiche che professano la propria fede senza coprirsi il capo.L’hijab secondo alcuni è solo una vecchia invenzione che non trova base effettiva nel testo del Corano. Il velo è dunque simbolo di identità musulmana, ma anche atto politico, adesione a un codice ben preciso, è sicuramente un simbolo di appartenenza religiosa, ma anche scelta personale, ed espressione di un canone estetico. Per altri il velo è simbolo di oppressione, di separazione fra i generi,di subalternità a una struttura patriarcale, di attentato alla laicità dello Stato. Il velo è tantissime interpretazioni diverse che spesso rispecchiano l’opinione di chi le esprime. Il velo diventa così simbolo di sottomissione femminile e va vietato dunque, per altre è un atto politico il divieto stesso di indossarlo perché diventa imposizione anche questa. Nel velo c’è l’elemento della libera scelta e ci sono le pressioni sociali e familiari a velarsi.”

Estratto da Hijab. Il velo e la libertà di Giorgia Butera e Tiziana Ciavardini, Castelvecchi editore. © 2020 Lit Edizioni s.a.s. Per gentile concessione.

Nessun commento:

Posta un commento