L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 7 luglio 2020

La mascherina è il simbolo della Strategia della Paura e del Caos

Negli Stati Uniti la mascherina è diventata un simbolo politico

6 luglio 2020



Sui siti d'oltreoceano si moltiplicano i video virali di litigi nati per l'utilizzo obbligatorio delle mascherine in pubblico: Trump ha creato i “no mask” e trovato un nuovo simbolo per fare la guerra ai suoi avversari

Chiavi, cellulare, portafoglio è un utile promemoria da ripetere prima di uscire, al quale durante la pandemia Covid-19 abbiamo aggiunto la mascherina: ma non tutti hanno voluto adattarsi a questo inevitabile cambio di abitudini. In special modo negli Stati Uniti si sta assistendo a una battaglia politica e culturale sulle mascherine, divenute simbolo di divisione nonostante l’intrinseco valore protettivo per l’intera comunità. Numerosi governatori e sindaci non hanno promulgato leggi sull’obbligo di copertura per naso e bocca, seguendo quanto detto dal presidente Donald Trump, il primo a non incentivarne l’utilizzo fino a poco tempo fa. I casi di coronavirus però sono in aumento e con essi gli episodi di violenza riguardo le mascherine; diversi video di litigi nei negozi sono diventati virali e l’atmosfera generale appare avviata verso un ennesimo periodo di tumulto.

La marcia indietro di Trump sulle mascherine

Se di recente Trump ha iniziato a cambiare idea sulle precauzioni per il Covid-19, le sue dichiarazioni degli ultimi mesi – insieme a quelle di altri politici repubblicani a lui vicini – hanno causato una situazione di instabilità difficile da risanare. Sono soprattutto gli stati conservatori del Sud e del Midwest a portare avanti la lotta contro le mascherine, mentre il governatore democratico della California Gavin Newsom ha promosso varie campagne sulla loro importanza. Un video popolare su Twitter girato a Dallas mostra l’insistenza di un signore nel voler entrare in un supermercato infrangendo l’obbligo di indossare una protezione sul viso: l’alterco fra lui e il commesso finisce con una brutta caduta, e non è l’unico dove alle indicazioni dei negozianti sono seguiti urla e pugni.

I filmati permettono di ascoltare le voci dei protagonisti: si sentono spesso gli avventori no mask protestare per la loro libertà violata dopo aver visto un cartello che invita all’uso della mascherina o in seguito al richiamo di un addetto. Non mancano personaggi in stile Karen – il nome diventato epitome della donna privilegiata e intollerante –che adducono problemi di salute con tanto di finta tessera della “Agenzia del respiro libero”. Associare questi protagonisti agli elettori di Trump non è difficile, dato che è stato proprio l’ex conduttore di The Apprentice a sminuire i rischi da coronavirus in molte occasioni. Senza dimenticare la campagna elettorale basata sulla lotta contro i poteri forti e l’invadenza del governo, paradossalmente proseguita anche una volta dentro la Casa Bianca. Queste azioni ora si stanno ritorcendo contro la sua leadership.

Arnold Schwarzenegger promuove l’uso di mascherine su Instagram

La discesa in campo delle celebrity

Non sono stati sufficienti nemmeno gli appelli degli attori di Hollywood o la fama raggiunta dall’immunologo Anthony Fauci ad aumentare la sensibilità sulle mascherine. I grandi quotidiani statunitensi sono d’accordo: gli americani sono riusciti a far diventare una questione politica persino l’indossare o meno una protezione per la salute. “Abbiamo politici che dicono di fare la cosa giusta, ma visto lo spirito individualistico del paese non riusciamo ad ascoltare le autorità” ha dovuto ammettere lo stesso Fauci.

Il refrain appare tipico degli Usa: alcune persone appartenenti alle classi privilegiate non vogliono modificare le proprie abitudini nemmeno per un breve periodo per ragioni puramente ideologico-culturali, e ciò aumenta il divario economico e sociale con le categorie meno abbienti non in possesso di assicurazione sanitaria. Infatti a soffrire maggiormente sono i più poveri – statisticamente più spesso afroamericani – fra i quali rientrano gli sfortunati commessi costretti a mettere a rischio la propria salute semplicemente recandosi sul posto di lavoro. Non solo per colpa del rischio contagio, ma pure per l’impudenza di alcuni clienti sostenitori del presidente. Trump alla fine, davanti all’emergenza, ha aperto un mezzo spiraglio all’odiato accessorio – dicendo “a dire la verità ho indossato una mascherina: e mi piaceva come mi stava. Era una mascherina scura, nera, e ho pensato che mi stesse bene. Sembravo un po’ il Cavaliere solitario” – ma nel suo comizio sotto il monte Rushmore il 4 luglio né lui né i suoi ne indossavano una. Un Independence Day davvero rischioso.

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