L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 9 luglio 2020

L'incongruenza del vaccino come misura di una classe politica che odia gli italiani, una prospettiva illuminante

Società
Sapelli: «Il popolo si è rimesso in marcia e sta facendo tramontare il populismo» 

8 luglio 2020

Secondo l'economista e storico «da alcune figure politiche, passando per la crisi della magistratura fino agli Stati Popolari dei braccianti ci sono tanti spiragli che mi fanno ben sperare. C'è voglia di auto rappresentazione»

«Personalmente penso che, soprattutto per le persone di età adulta, l’idea dell’obbligo del vaccino debba essere considerata con grande cautela e con prudenza. La mia impostazione non è quella di natura securitaria che punta sull’obbligatorietà. Credo che dobbiamo costruire un rapporto di fiducia coi nostri cittadini. Il vaccino sarà la vera svolta. Oggi viviamo una situazione difficile in cui il virus circola ancora e quindi – conclude – il vaccino sarà il passaggio veramente fondamentale. Ma questo dobbiamo spiegarlo bene alla persone. Sull’obbligo o non obbligo, è evidente che dovremo discutere. Ma io non parto dal dire che il vaccino deve essere obbligatorio. Io parto dal dire che mi fido dei miei concittadini». Così il Ministro della Salute Roberto Speranza ospite di “In Onda” (La7), rispondeva ai giornalisti che lo incalzavano chiedendogli l'obbligatorietà di controlli prima e vaccini poi da settembre. Una posizione molto in controtendenza rispetto al periodo dei lockdown e dei decreti legge ma anche rispetto allo stile e al profilo espresso da molti suoi colleghi nel ricoprire un ruolo istituzionale. Che secondo l'economista e storico Giulio Sapelli, insieme ad altri, è uno dei tanti timidi segnali di un declino del populismo.

Giulio Sapelli 

Lei è rimasto piacevolmente colpito dal Ministro della Salute. Perché?

Speranza è un bravo ragazzo. Fa piacere vedere che ci sono ancora dei civil servant, che cercano di mantenere un certo status. Lui sa, glielo hanno insegnato alla scuola politica da cui proviene, che se sei ministro lo sei di tutti e rappresenti sempre la nazione. Non solo una parte. È il concetto di sovranità nazionale che altri usano stupidamente in chiave sovranista. Speranza ha questo aplomb, come lo ha lo stesso Gualtieri. Non è un caso che vengono entrambi dalla tradizione comunista. Un altro che interpreta benissimo questo ruolo è Guerini. Lui è stato segretario di Forlani e rappresenta la migliore tradizione democristiana. Vuol dire che i partiti erano una grande scuola. Questo va detto. Queste figure sono il frutto dei grandi partiti storici di massa.

Anche la Lega però è stata un partito della prima repubblica...

La Lega avrebbe potuto diventare un partito di questo tipo. Ha perso una grande occasione. Un possibilità definitivamente archiviata con il Papeete. Matteo Salvini sulla lunga distanza non tiene questo passo istituzionale. Ma potrei dire di più...

Cioè?

Che al contrario della Lega tanti esponenti di Fratelli D'Italia hanno questo passo. La stessa Giorgia Meloni. Alleanza Nazionale aveva le radici nel MSI, un'altra grande scuola politica, al netto delle opinioni

È stata tangentopoli quindi a spazzare via queste scuole politiche?

Certamente ha contribuito. Ma non è bastata. È un lungo percorso. Oggi a farla da padrone è il modello Macron, che si è imposto anche in Italia con Conte. Un modello che disgrega i partiti e non costruisce una classe dirigente. Forse però questa deriva si sta interrompendo

Come mai?

Ho letto quello che ha detto Marco Revelli sugli stati popolari dei braccianti. Sono molto d'accordo con lui. Quello non è populismo è popolo. Ho seguito quella manifestazione ed è stata più istituzionale degli Stati Generali dell’Economia a Villa Pamphili di Conte. Un'operazione di marketing in cui i corpi intermedi sono stati trattati male. Con i braccianti c'è stata una vera assemblea generale. Questo è uno dei tanti spiragli che mi fanno ben sperare

Ce ne sono altri?

Bé il caso Palamara è un altro segnale. Questa crisi della magistratura è positiva, potrebbe scaturirne un nuovo equilibrio istituzionale che era completamente andato in pezzi alla fine della prima repubblica.

E tutti questi segnali in cosa la fanno sperare?

Sono fiducioso perché vedo che ci sono tanti buoni propositi che vengono dalle classe popolari e dai lavoratori. Vedo che la vecchia talpa marxiana ha ricominciato a scavare. Il popolo si è rimesso in marcia. C'è voglia di auto rappresentazione. Di vera politica.

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