L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 25 luglio 2020

L'insipienza del Vaticano e di Euroimbecilandia è tutt'uno

Turchia. Adesso il «sogno» di Erdogan non si ferma più a Santa Sofia

Marta Ottaviani sabato 25 luglio 2020

In migliaia ieri all'esterno dell'ex basilica per la preghiera islamica, dentro con il presidente turco c'era anche il leader libico al-Sarraj. Ora Erdogan punta alla guida del fronte islamico

La folla all'esterno dell'ex basilica di Santa Sofia a Istanbul - Reuters

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan è ufficialmente riuscito nel suo intento: riconvertire l’ex basilica cristiana, già museo di Santa Sofia in una moschea e attestarsi come leader della Fratellanza musulmana. Non più solo presidente della Repubblica turca, ma guida per quei musulmani che in tutto il mondo si riconoscono nel suo progetto di islamizzazione della società turca, ma anche di quelli che risiedono nei territori dell’Unione Europea. Una posizione che anche ieri ha raccolto molte critiche in Occidente, prima fra tutti quella dell’Unione Europea. Una vera e propria “consacrazione” per il capo di Stato sempre più islamico e sempre meno moderato che due giorni fa, visitando l’edificio per assicurarsi che tutto fosse a posto per la sua inaugurazione come moschea, ha dichiarato alle telecamere: «Si realizza il sogno di quando ero bambino, vedere Santa Sofia tornare al culto islamico».

A giudicare dal seguito che ha avuto la sua iniziativa, il sogno non era solo il suo, ma anche quello di milioni di turchi. Fin dall’alba di ieri, decine di migliaia di persone hanno letteralmente marciato alla volta del centro di Istanbul per potersi avvicinare il più possibile all’edificio, costruito durante l’epoca bizantina e da sempre simbolo della stratificazione religiosa e culturale della città divisa fra due continenti. Come aveva richiesto il presidente, si sono presentati tutti con il tappetino da preghiera e la mascherina per contrastare la diffusione del Covid-19, che a Istanbul è ancora particolarmente aggressivo. Non sono servite a molto, però, perché non sono state osservate né le norme sul distanziamento sociale, né gli afflussi controllati alla zona. Fin da subito, la polizia ha fatto fatica a contenere una marea umana – 21mila gli agenti schierati – che aumentava con il passare delle ore e alla fine ha dovuto cedere, anche per non creare problemi alla sicurezza. La veglia di preghiera prima della celebrazione vera e propria è iniziata intorno alle 10 e si è interrotta solo quando Erdogan e il suo seguito sono stati inquadrati sui maxi-schermi montati per l’occasione in tutta la zona. A quel punto si è levato un boato di applausi e di cori religiosi.


Migliaia di persone hanno inneggiato al capo di Stato come al nuovo Maometto II il conquistatore, sottolineando come con la Conquista di Costantinopoli, Santa Sofia sia diventata di diritto «patrimonio intoccabile dell’islam». Lui, Erdogan, è arrivato circa mezz’ora prima della celebrazione. Con lui si trovavano il genero, che è anche il ministro delle Finanze, Berat Albayrak, e tutto gli uomini chiave nel cerchio magico del presidente. All’interno meno di un migliaia di persone. Erano presenti i leader di alcuni Paesi dei Balcani e della Somalia, dove la presenza turca è sempre più influente, a tutti i livelli, incluso quello militare.

Le telecamere non li hanno inquadrati, ma alla cerimonia erano presenti anche l’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad al-Thani e il leader del governo libico riconosciuto dalla comunità internazionale, Fayez al-Sarraj, che dopo si sono anche incontrati per un breve summit a due. Segno di come ormai parti delle sorti del Mediterraneo, si decidano in Turchia. A pochi chilometri da quello che per secoli è stato un punto di riferimento per la cristianità e che ieri si è presentata alle telecamere in modo quasi irriconoscibile rispetto a come milioni di visitatori erano abituati a vederla. I preziosi pavimenti in marmo di epoca bizantina sono stati ricoperti da tappeti di un verde tendente al turchese e lenzuola hanno nascosto i mosaici. Un’impalcatura, presente da tempo e che serve per uno degli innumerevoli interventi di restauro dell’edificio, che ha oltre 1700 anni, è servita per appoggiare enormi pannelli rossi con su scritte del Corano. La “Sura della Conquista”, che ha aperto la celebrazione, è stata recitata dal presidente in persona.

Subito dopo, Erdogan è andato in visita alla tomba di Maometto II il Conquistatore, di cui ormai si sente il successore morale, dove ha trovato centinaia di persone che non erano riuscite a entrare in Santa Sofia ad acclamarlo. «Oggi davanti a Santa Sofia hanno pregato 350mila persone – ha detto il capo di Stato ai giornalisti –. Ho realizzato il sogno che avevo da bambino. L’edificio rimarrà comunque un patrimonio dell’Umanità e aperto a tutte le religioni». Non è dello stesso parere il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartoloneo I, che anche giovedì ha ricordato come la decisione «inasprisce le divisioni tra le religioni ». Mentre la comunità internazionale si augura di venire coinvolta nei prossimi interventi di restauro che riguarderanno l’ormai ex tempio della Divina Sapienza.

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