L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 5 luglio 2020

NoTav - è facile accusare di atti di violenza ignorando il pensiero critico su un doppione di un'opera che già esiste e si perchè la Torino-Lione c'è e passa per il Frejus ed è molto poca utilizzata

No Tav, Reparto Mobile di Padova in prima linea in val di Susa tra scontri e offese

No Tav, Reparto Mobile di Padova in prima linea in val di Susa tra scontri e offese

Dopo i violenti e recenti continui scontri, nel corso delle ultime notti la strategia eversiva è mutata così da rendere se possibile ancora più difficile il lavoro del reparto mobile di Padova, fatto oggetto di aggressioni verbali e disturbo perfino nelle strutture ricettive che li ospitano

Redazione05 luglio 2020 12:13

Il reparto mobile della polizia di Padova al lavoro in Val Susa

Continuano in Valle di Susa le tensioni provocate dagli attivisti No Tav, che da tempo pongono in essere atti di violenza nei confronti delle forze di polizia impegnate a tutelare i lavori ed i cantieri necessari a costruire la linea ad alta velocità Torino-Lione.
Val di Susa

Come spiegano da Fsp - Federazione Sindacale Polizia, «Dopo i violenti e recenti continui scontri, durante i quali attivisti di autonomia e centri sociali hanno contribuito a tenere altissima la tensione aggredendo le forze dell’ordine, nel corso delle ultime notti la strategia eversiva è mutata così da rendere se possibile ancora più difficile il lavoro del reparto mobile di Padova, fatto oggetto di aggressioni verbali e disturbo perfino nelle strutture ricettive che li ospitano». Commenta Maurizio Ferrara, vicario regionale di Fsp - Federazione Sindacale Polizia: «Se la situazione vede ormai la polizia inseguita, insultata e pesino cacciata dagli attivisti No Tav l, il silenzio dei nostri vertici e persino più assordante. Il ministro dell’interno Lamorgese forse è convinto che la ricetta giusta sia quella di lasciar fare, facendo impartire ordini di non reagire e non intervenire, e non importa se ciò avviene a discapito della dignità umana e professionale di lavoratori che pur vestendo una divisa, al pari di tutti i cittadini, vivono con difficoltà questo momento. Non importa se anche lo stato oltre alla polizia che lo difende venga violato ed oltraggiato, quel che importa è che il problema resti confinato nell’alveo dell’indifferenza e del silenzio, mentre i suoi servitori sono lasciati in balia di delinquenti che nulla hanno a che fare con il legittimo democratico dissenso». Aggiunge Luca Capalbo, segretario regionale di Fsp - Federazione Sindacale Polizia: «Un altissimo tributo di disagio in questo periodo lo sta pagando lo stesso reparto mobile di Padova pressato da lunghi stressanti e faticosi turni di servizio e da continui ravvicinati invii di uomini in Piemonte, dove la tensione è sempre palpabile e le iniziative eversive in quotidiana evoluzione».

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