L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 20 luglio 2020

NoTav - Povera polizia a difendere istituzioni malate che vogliono il raddoppio inutile della Torino-Lione che passa per il Frejus e che già viene utilizzata da pochi

Tav, “fermarlo tocca a noi”. Attivisti tentano di abbattere i cancelli del cantiere: scontri con la polizia per oltre due ore. Le immagini

di Simone Bauducco | 18 LUGLIO 2020

“Fermarlo tocca a noi”. Lo dicono gli oltre 500 attivisti No Tav arrivati da tutta Italia in Val di Susa per ribadire il loro no alla grande opera. Hanno marciato per i sentieri nei boschi per provare a raggiungere il cantiere. Arrivati al jersey piazzato dalle forze dell’ordine, il corteo ha provato a buttarlo giù con funi e flessibili ricevendo come risposta un fitto lancio di lacrimogeni. Ne è nata una battaglia a distanza con petardi e fuochi d’artificio lanciati dai manifestanti che per oltre due ore hanno provato ad avanzare. A poche centinaia di metri di distanza, dal lato dei Mulini, i giovani che da settimane presidiano l’area hanno eseguito una “battitura” delle reti del cantiere e sono stati respinti con l’idrante. Durante il corteo gli attivisti hanno portato dei cartelloni con la faccia del premier Conte accusandolo di essere un “Ni Tav”.

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