L'albero della storia è sempre verde

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"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 23 luglio 2020

Recovery Fund - ci sono i soldi ma noi verseremo ancora di più nel Bilancio di Euroimbecilandia mentre la Germania, l'Olanda e gli altri paesi vampiri ne verseranno molti di meno. Li guadaggni de Maria Cazzetta

Recovery Fund più condizionato del MES, all’Italia in realtà solo €25 miliardi. L’allarme

22 Luglio 2020 - 12:25 

I rischi del Recovery Fund per l’Italia: l’allarme lanciato da Calenda


Il Recovery Fund è in realtà più condizionato del MES e in virtù dell’accordo trovato dal Consiglio europeo all’Italia andranno molti meno soldi di quanto dichiarato.

A dirlo Carlo Calenda nel corso di un intervento pubblicato sulle pagine de Il Tempo nel quale il leader di Azione ha tentato di analizzare la situazione e i rischi dello strumento con particolare riferimento alle cifre dell’intesa.

Secondo la sua analisi l’accordo sul Recovery Fund in realtà non darà all’Italia 81,4 miliardi di euro di sussidi, ma soltanto 25 miliardi.

I rischi del Recovery Fund: all’Italia solo 25 miliardi?

Prima di esaminare le ultime dichiarazioni di Calenda occorre fare un passo indietro e capire che cosa prevede davvero l’accordo sul Recovery Fund.

In virtù dell’intesa all’Italia sono stati riservati ben 209 miliardi di euro (su un totale di 750 miliardi), da erogare sia tramite prestiti (€127,4 miliardi) sia come sussidi a fondo perduto (€81,4 miliardi).

Per il leader di azione però le sovvenzioni destinate all’Italia saranno in realtà molte di meno visti i soldi che Roma dovrà sborsare nei prossimi anni per il bilancio comunitario.

“Attenzione però. I sussidi, i famosi 80 miliardi, non sono 80 miliardi perché in realtà a fronte degli 80 mld noi mettiamo 55 miliardi dal 2028 nel budget europeo. Quindi il netto nel lungo periodo sono 25 miliardi di sussidi, cioè di soldi a fondo perduto, ”

ha dichiarato Calenda, precisando che questo non è certamente un ammontare decisivo, ma è comunque una cifra importante.
Fondi più condizionati del MES

C’è da notare, ha continuato Calenda, che questi fondi sono molto più condizionati di quanto si pensi, anche più del MES.

Il riferimento è alla presentazione dei Piani Nazionali di Riforma che ogni Paese dovrà proporre entro il 15 ottobre e che dovranno essere valutati dalla Commissione europea. Da qui la precisazione:

“È anche giusto che siano condizionati perché l’Italia non li butti per fare operazioni stupide o sbagliate. ”

Per l’Europa, ha continuato l’uomo, l’accordo sul Recovery è stato sì un passo storico ma al contempo una sconfitta perché le iniziative non sono europee ma dei singoli Stati.

I prestiti, anche se a tassi bassi, sono sempre prestiti e quindi lo Stato che li utilizza si indebita.

Qual è il vero rischio?

Quello emerso in sede di Consiglio europeo, per Calenda, è stato un compromesso che ha impegnato enormemente l’Italia (si pensi soltanto al freno di emergenza introdotto nell’accordo).

Il rischio a sua detta è che a fronte dei soldi che verranno concessi, la BCE sceglierà o di ridurre il Quantitative Easing che molto ha giovato all’Italia, o comunque di condizionarlo alle quote di capitale versate dai singoli Stati.

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