L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 24 luglio 2020

Recovery Fund - Gli euroimbecilli del sole 24 Ore ci fanno e ci sono. Pagheranno di meno la Germania, Olanda, Danimarca, Austria e Svezia i paesi più ricchi. Niente soldi alla Sanità, alle imprese e soprattutto ancora meno soldi alla ricerca. Freno d'emergenza, qualsiasi paese all'interno del Consiglio di Euroimbecilandia può fermare l'afflusso di denaro se ritiene che le Riforme non siano consono allo spirito del Progetto Criminale dell'Euro, quando si parla di Riforme si intendono tagli eliminazione di diritti sociali.

Next Generation Eu? Più luci che ombre. Parola del Sole

22 luglio 2020


L’analisi del Sole 24 Ore sull’accordo fra gli Stati europei per il Next Generation Eu

Intesa raggiunta al vertice europeo sul Recovery Fund (Next Generation Eu) ed il Bilancio Ue 2021-2027.

Sintomo che “l’Europa è solida, è unita”, ha esultato il presidente del Consiglio europeo Charles Michel dopo una maratona negoziale di oltre 90 ore.

All’Italia l’intesa porta una dote di 209 miliardi. “Il premier Giuseppe Conte è riuscito infatti a strappare un piatto ancora più ricco (82 miliardi di sussidi e 127 di prestiti) rispetto alla proposta della Commissione di maggio, che destinava al nostro Paese 173 miliardi (82 di aiuti e 91 di prestiti)”, ha scritto l’Ansa.

“Avremo una grande responsabilità: con 209 miliardi abbiamo la possibilità di far ripartire l’Italia con forza e cambiare volto al Paese. Ora dobbiamo correre”, ha commentato soddisfatto il presidente del Consiglio, rimarcando di aver conseguito questo risultato “tutelando la dignità del nostro Paese”.

In sostanza – ha sintetizzato il Sole 24 Ore – “Tra i 1.074 miliardi del bilancio pluriennale 2021-27 e i 750 del Next Generation Eu che saranno raccolti con la première di una mega-emissione di debito comune, l’Europa realizzerà un investimento da 1.824 miliardi. Con i 540 di Mes, Bei e Sure, saranno 2.364 miliardi per la ripresa post-Covid-19, un’economia più competitiva, verde e digitale, socialmente più equilibrata, sovrana e coesa a sostegno di un euro e di un mercato unico più forti, essenziali per tener testa alla competizione globale”.

“Per salvare le cifre iniziali dell’impegno collettivo, si è pagato caro il consenso del fronte del rifiuto: con rebates più generosi, meno sovvenzioni (scese da 500 a 390 miliardi) e più prestiti agevolati (saliti da 250 a 360), un Fondo per la Ripresa che ha fagocitato quasi tutte le risorse disponibili, 672,5 miliardi su 750 a scapito dei previsti investimenti collaterali: niente per Sanità e Liquidità alle imprese, tagli brutali a ricerca, InvestEu e transizione climatica”, ha commentato sul Sole 24 Ore Adriana Cerretelli, analista di cose europee per il quotidiano di Confindustria dopo essere stata per anni corrispondente dai Palazzi europei, e già portavoce dell’ex ministro dell’Economia, Giovanni Tria.

Peggio, ha aggiunto Cerretelli: “L’Olanda ha anche ottenuto il cosiddetto “freno di emergenza”: la possibilità di bloccare il via libera di Bruxelles ai piani nazionali di riforma, indispensabile per svincolare gli aiuti Ue, chiamando in causa il giudizio del Consiglio europeo. Con un doppio rischio: rallentare gli esborsi e rafforzare il potere discrezionale dei Governi a danno della Commissione Ue, in breve contrastando l’indigesto nuovo modello europeo. Se non sarà di fatto neutralizzata, la zeppa potrebbe alimentare conflitti perpetui mettendo a repentaglio la grande conquista di questo vertice”.

Per questo – secondo l’analisi del Sole 24 Ore dopo l’intesa sul Next Generation Eu – “l’Italia non può permettersi il lusso di sedersi sugli allori di un grande successo. In una trattativa tutta in salita giocata sul violento scontro con l’Olanda ma anche sul prezioso assist della Germania di Merkel con tutto l’arco europeo, frugali esclusi, si è confermata prima beneficiaria dei nuovi fondi. La sua quota nel Recovery Fund è salita da 174 a 209 miliardi con un leggero ritocco agli aiuti scesi a 81,4 miliardi e il deciso incremento dei prestiti a 127,4 miliardi”.

Una manna per l’Italia – secondo Cerretelli – ma a due condizioni: “Questa volta investimenti e riforme strutturali si devono fare davvero con un piano nazionale coerente che non ci esponga ai fulmini altrui, e i tanti soldi europei non vanno sprecati ma usati per fermare il declino e rimettere in piedi l’Italia. Proprio perché non vuole pagare i nostri debiti, l’Olanda sarebbe la prima a felicitarsene” (come si fa a parlare di investimenti e riforme strutturali per rimettere in piedi l'Italia quando si eliminano tagliano i soldi per la ricerca e le imprese? c'è lo vengano a spiegare una volta per sempre).

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