L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 2 agosto 2020

Ai tedeschi conviene mantenere il Progetto Criminale dell'Euro come lo sta impostando la Francia o gli conviene far saltare il banco? La risposta il 5 agosto quando la Banca centrale tedesca dovrebbe obbedire alla sua Corte Costituzionale

IL 5 AGOSTO, FINE DELL’EUROZONA E’ POSSIBILE. E non se ne parla

Maurizio Blondet 2 Agosto 2020 

L’ordine eurocratico che si tutela e difende (dixit Giannini il direttore de La Stampa) facendo eliminare Matteo Salvini per via giudiziaria a oltre che per conventio ad escludendum (meglio abbondare) , e censurando ogni critica all’euro (e alla clorochina), in realtà è sull’orlo della disgregazione e collasso. Per mano di quelli che Giannini crede “europeisti”.

Anzitutto, il Recovery Fund, quella favoleggiata pioggia di miliardi a centinaia che Merkel, secondo la narrativa, farà piovere sul governo Conte perché possa mostrare come è bello essere in Europa, è radicalmente insufficiente , e quindi non innescherà alcuna ripresa: non solo nel Club Med, ma nella stessa Germania che pure, il suo sistema economico, l’ha davvero inondato di centinaia di miliardi.

Per noi italiani, la pioggia d’oro al netto, ossia detratte le nostre contribuzioni al fondo, come ha calcolato Mazzalai, si riduce a 4,2 miliardi netti l’anno di “recovery”, accompagnati dall’obbligo di riforme”, quelle che la Germania esige da sempre e che il governo Gualtieri s’incarica di garantire. Avremo dunque un altro, ulteriore decennio delle austerità per rientrare nel debito, a cui già dobbiamo l’aumento del debito in rapporto al Pil (che è diminuito), la rovina economica, le masse di giovani che né studiano né lavorano.

E’ la “cura” che già conosciamo dal governo Monti. La deflazione. Ma se la deflazione ha almeno dato la stabilità dei prezzi, la “difesa dall’inflazione”, oggi dopo il coronavirus e la chiusura, non sarà più il caso.

LE gioie della deflazione (disoccupazione di massa e tagli dei redditi per renderli competitivi) si stanno per unire ai benefici del rincaro. Degli alimentari in particolare.

Da noi la penuria alimentare?

Il lockdown ha messo in forse la sopravvivenza del 30 per cento delle imprese agricole italiane; settore che, benché vanti un fatturato di 200 miliardi di euro l’anno, contribuisca all’export per oltre 44 miliardi e dia lavoro a 1,4 milioni di occupati, è composto di 1,6 milioni di aziende; l’87% delle quali ha un fatturato inferiore ai 10 milioni l’anno.

Ciò significa che per il governo più terrone, ignorante e neo-primitivo della storia, questa miriade di microbi – ma di evidente importanza strategica – non è degna degli aiuti miliardari a fondo perduto che ha profuso per l’inutile Alitalia e i monopattini Made in China. Quanto alle banche italiote, note per non fare credito all’economia reale (gli conviene “investire” in BTP ), figuratevi se aiutano questi nani che faticano sui solchi.

Risultato: il 30 per cento dei produttori di alimenti chiuderà davvero e la penuria di merci commestibili farà aumentare i prezzi. Cavolfiori, zucchine, carne e salumi. Rincari che incideranno una popolazione dove sono aumentati i disoccupati, e chi ha un lavoro (se non è un pubblico dipendente) ha visto il suo salario calare per il convergente e simultaneo restringimento di domanda ed offerta, e ciò sul piano mondiale.


Si sveglierà infine l’italiota? Confesso di avere qualche speranza in più nel popolo francese. Ha dato già prove di sollevazione coi Gilet Gialli per un rincaro del carburante; insurrezione stroncata col ferro e col fuoco da Macron nel silenzio complice dei media; ma la rabbia repressa non è placata.

Speriamo nei francesi. Che insorgano. 

Ed ecco il punto:

La Francia – il primo “alleato” di Merkel – è diventato il paese più de-industrializzato dell’eurozona; più di Italia e Spagna; dietro ad essa c’è solo la Grecia. Il settore industriale francese occupa meno di 3 milioni di addetti e vale solo il 10% del Pil (per confronto, nella piccola Svizzera l’industria è il 22%).

E come fa fronte? Coi debiti. “La Francia è un paese che vive sotto perfusione”, ammette Le Figaro, aggiungendo ogni anno 80-100 miliardi di prestiti supplementari l’anno. Famiglie e imprese soprattutto.

“Il vero problema dell’Eurozona è LA FRANCIA, che è stra-indebitata, come famiglie e aziende, 256% del PIL contro 110% dell’Italia”, commenta Zibordi: “ e usa lo spauracchio del debito pubblico italiano per far monetizzare il debito e tenere tassi 0 dalla BCE con la garanzia della Germania”.



Ma perché la Francia è ridotta così? L’euro sopravvalutato per la sua economia (come per la nostra) penalizza la produzione nazionale e spinge le industrie a delocalizzare dove sono i bassi salari. Ma là albeggia sempre più chiaramente che la Germania non è innocente di questo depauperamento; e là si può dire senza essere accusati di negazionismo criminale, ed esclusi dal discorso pubblico.

“Con la sua continua politica di disinflazione competitiva nel contesto del cambio fisso (l’euro) la Germania s’è arricchita succhiando crescita dai partner della zona euro”, dice Sebastien Cochard; e ha impoverito non solo i vicini, ma anche la sua propria popolazione, lesinando i salari per mantenerli “competitivi”.

L’euro sottovalutato equivale a un sussidio all’industria tedesca, che tale sussidio fa mancare ai vicini per i quali l’euro è sopravvalutato.

E oggi, “con la sua ossessiva politica di export, la Germania rende tutti gli stati dell’euro prigionieri del ricatto geopolitico dei paesi suoi clienti (Usa, Cina), dato che Berlino spingerà l’intera UE a fare qualunque cosa per di evitare dazi sulle sue auto d’esportazione”.
E non basta ancora. Jens Weidmann, il capo della Bundesbank, da tempo protesta che la “stampa” forsennata della BCE guidata dalla Lagarde che compra illimitatamente debito pubblico europeo (ovviamente del Sud; la Germania praticamente non emette debito), deve smettere di farlo. Anzi, per Weidmann, la BCE deve cominciare a vendere sui mercati speculativi le centinaia di miliardi di titoli che ha comprato col denari creato dal nulla (MA potrebbe anche cassarli, per far prendere un coccolone a Euroimbecilandia): è l’altra ossessione tedesca, esporre il debito del Sud al giudizio dei mercati – come se poi “i mercati” esistessero ancora, dopo l’immane crisi e l’ancor più immane compra da parte della Fed e della altre banche centrali.

Ma “se la BCE – come chiede il tedesco – dovesse disinvestire il debito acquisito prima della scadenza e non reinvestire i proventi nell’acquisto di nuovi titoli di debito, renderebbe automaticamente insostenibile il debito francese e italiano (il 40% sarà detenuto dalla BCE alla fine del 2020)”, protesta Cochard. “La Francia ha assolutamente bisogno della monetizzazione della BCE. Punto”. E Italia, Spagna, Portogallo,Grecia non di meno.

Ma sull’euro incombe la sentenza di Karsruhe: la corte suprema germanica ha ingiunto alla BCE di dimostrare che la “stampa” di moneta che ha fatto Draghi a suo tempo, e quella forsennata sta facendo la Lagarde per salvarci con il PEPP ( Pandemic Emergency Purchase Program) è “proporzionata” e congruente ; e di dimostrarlo entro il 5 agosto

Entro mercoledì. Siccome la BCE continua a stampare, la Bundesbank sarà obbligata ad obbedire a Karlsruhe …. Smettendo di partecipare all’acquisto forsennato dei titoli pubblici. Senza la Germania, la zona euro sarebbe divisa di fatto in due. Cosa farà Weidmann? Dopo tanto brontolare e minacciare la BCE, restarci dentro e cooperare al PEPP, gli è semplicemente impossibile. Come è impensabile che il banchiere centrale tedesco possa disobbedire alla Corte Suprema tedesca.

“ L’ora del signor Weidmann è finalmente arrivata”, commenta il macro-economista Chris Marsh. “Le decisioni che Jens Weidmann prenderà all’interno della Bundesbank questo fine settimana potrebbero essere le più importanti della sua vita e dell’euro”.

L’ordine europeo a cui si sono legati i nostri collaborazionisti può cessare di colpo. Mercoledì’. E la cosa più impressionante è che tutte le capitali facciano finta di niente e i media non ne parlino. I nostri terroni al potere sono in grado di gestire il distacco traumatico della Germania dall’euro? Berlino ha certo un programma. Ma non lo comunica. Una cosa è certa: il popolo francese non sopporterà un altro diktat tedesco e una tornata di austerità perdente.

Nessun commento:

Posta un commento