L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 31 agosto 2020

Banca Etruria - ai bugiardi seriali l’Italia è avvezza da tempo - da presidente del Consiglio ha affossato la banca del territorio, un trattamento riservato solo a questa città - la banca è sopravvissuta a due guerre mondiali, ma non al suo governo - Renzi ha politicamente assassinato Banca Etruria, Banca d’Italia multò Pierluigi Boschi per la mala gestione di Etruria, quindi a prescindere dagli eventuali reati è assodato che è stato un cattivo gestore degli interessi legittimi degli aretini -

"Hai fatto a pezzi la banca, sta a te scusarti": secca replica di Ghinelli

«Bpel ha resistito a due guerre e non al tuo decreto, era meglio se oggi ti fermavi in Valdarno» «Contro la Boschi attacco politico e non giudiziario. E babbo multato quale cattivo gestore»
di Sergio Rossi

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Arezzo, 30 agosto 2020 - 
Nella giornata più frizzante di una campagna elettorale finora moscetta, non poteva mancare la piccata replica del sindaco Alessandro Ghinelli alle pesanti accuse che Matteo Renzi gli ha lanciato contro e per giunta a casa sua: a Palazzo Cavallo, in quella sala rosa dove aveva tenuto la sua prima trionfale conferenza stampa dopo la vittoria del 2015.

«Scusarmi io? Sei tu che devi farlo» è la risposta di Ghinelli all’ex premier. Non cede di un millimetro il sindaco; e argomenta punto per punto i motivi che lo portarono ad attaccare Maria Elena Boschi. «Motivi politici e non giudiziari - dice in sintesi - e anzi sono contento dal punto di vista umano per l’archiviazione incassata dal babbo dell’ex ministro». Ma è l’accenno alla mancanza di dignità che più scalda l’animo di Ghinelli: «Se proprio vogliamo parlare di dignità, trovo surreale che questa parola venga usata da chi giurò, davanti a tutti gli italiani, che se avesse perso il referendum si sarebbe ritirato dalla scena politica».

E invece oggi «seppur rappresentante di una realtà politica quasi trascurabile, si aggira per le città della Toscana contando sulla smemoratezza di alcuni. Tant’è, ai bugiardi seriali l’Italia è avvezza da tempo». Torna però a bomba sull’argomento Banca Etruria, «tema in questa città troppo delicato per doverlo archiviare in una battuta: quella ferita, di cui lui è responsabile politico, è apertissima e dolorante per tutti gli aretini».

E dunque Renzi «avrebbe dovuto avere il buon senso e finanche il buon gusto di fermarsi in Valdarno». Ad Arezzo il sindaco lo avrebbe voluto vedere «quando da presidente del Consiglio ha affossato la banca del territorio, un trattamento riservato solo a questa città» visto che in altre vicende gli esiti ben diversi. «Di venire ad Arezzo in quegli anni gli mancò il coraggio e umanamente lo capisco perché Etruria è sopravvissuta a due guerre mondiali, ma non al suo governo».

Sul cuore dell’attacco di Renzi, Ghinelli non si tira indietro: «Quanto alla vicenda giudiziaria della famiglia Boschi, è verissimo che pochi giorni fa il padre ha avuto l’archiviazione in uno dei vari filoni di indagine, e da garantista non a fasi alterne sono contento per lui. Io intesi intervenire e lo faccio anche oggi su questioni non giudiziarie, ma politiche. Renzi ha politicamente assassinato Banca Etruria, Banca d’Italia multò Pierluigi Boschi per la mala gestione di Etruria, quindi a prescindere dagli eventuali reati è assodato che è stato un cattivo gestore degli interessi legittimi degli aretini.

Altrettanto assodato è l’atteggiamento politico eccessivamente entrante, e incomprensibilmente da protagonista, dell’allora ministro delle pari opportunità e riforme, proprio Maria Elena Boschi, che senza alcuna delega finanziaria si era occupata forsennatamente di Etruria incontrando esponenti di Banca d’Italia, Consob e UniCredit. Chiedere scusa ? Neanche per sogno. Si scusi lei, Arezzo se l’aspetta e pure se lo merita»

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