L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 25 agosto 2020

Ci sono miliardi disponibili ma non si spendono

Perché il governo è tanto tirchio? L’analisi di Lombardi

25 agosto 2020


Il saldo di Tesoreria – cioè il saldo del conto corrente che lo Stato detiene presso la Banca d’Italia con cui gestisce gli incassi e i pagamenti – è positivo per oltre 70 miliardi. Fenomeno comune ad altri Paesi europei o l’Italia eccede in tirchieria? L’analisi dell’economista Domenico Lombardi

“E’ ragionevole ipotizzare che ragioni precauzionali abbiano contribuito al fenomeno in questione. Tuttavia, l’economia dei governi non è meramente riducibile a quella di un’unità familiare. In periodi di grave crisi è fondamentale che agli stanziamenti contabili corrisponda un aumento della velocità con cui le risorse vengono messe in circolo. Questo è ancor più cruciale per un paese come l’Italia, la cui pubblica amministrazione ha il record di peggior pagatore della Ue”.

E’ la conclusione dell’analisi dell’economista Domenico Lombardi pubblicata oggi dal quotidiano La Verità.

L’analisi di Lombardi parte da un dato: il saldo di Tesoreria – cioè il saldo del conto corrente che lo Stato detiene presso la Banca d’Italia con cui gestisce gli incassi e i pagamenti – è positivo per oltre 70 miliardi.

Nei mesi del lockdown, tale saldo si è accresciuto di ben il 55 per cento, essendo al 28 febbraio pari a 45 miliardi, ha sottolineato l’economista già in Banca d’Italia e al Fondo monetario internazionale: “Naturalmente, il saldo deve essere positivo, altrimenti si ricadrebbe nella monetizzazione del disavanzo, vietata per legge. Quello che rileva, tuttavia, è la sua entità oltre alla recente impennata”, ha commentato Lombardi.

Questi dati riflettono, ha aggiunto l’economista, elementi stagionali come le scadenze di emissioni di titoli di Stato che drenano cassa, così come di nuovi collocamenti che l’accrescono: “Ma il calendario delle redemption e dei collocamenti nel primo semestre dell’anno non ha presentato delle significative anomalie rispetto all’anno precedente”, ha chiosato l’economista.

Vi sono, poi, le scadenze fiscali. Alcuni mesi, come quello di giugno, sono periodi in cui le casse erariali normalmente beneficiano di pingui entrate, ma nel caso in esame il Governo ha rinviato alcune importanti scadenze fiscali previste per quel mese: “Ne consegue che il saldo sarebbe stato più elevato a parità di altre condizioni, non più basso”, ha scritto Lombardi sul quotidiano fondato e diretto da Maurizio Belpietro.

Insomma, ha aggiunto l’economista, abbiamo una buona, grande notizia: alla data del 3 luglio scorso cui si riferiscono i dati recentemente pubblicati dalla Bce, vi sono 70 miliardi che, per la parte eccedente il livello fisiologico, giacciono inutilizzati nel conto corrente che lo Stato detiene presso la banca centrale. Il livello del saldo è di 25 miliardi in più rispetto a fine febbraio, 56 in più rispetto a inizio anno, e, infine, 22,5 in più rispetto al 28 giugno dello scorso anno, la data più vicina per la quale il confronto è possibile nel 2019.

“Si tratta – ha ricordato l’economista – di risorse prontamente disponibili poiché giacenti sul conto corrente degli italiani, per definizione disponibili a vista, a differenza di quelle erogabili da qualsiasi prestatore terzo, come il Mes”.

C’è poi un altro aspetto, non meno sorprendente, è che si tratta di un fenomeno, nel complesso, comune al resto dell’Eurozona, il cui saldo attivo complessivo è più che raddoppiato dai 297 miliardi del 28 febbraio ai 703 miliardi del 3 luglio. Commenta Lombardi su La Verità: “L’incremento mette in evidenza due elementi preoccupanti: il primo è che i governi dell’Eurozona, impegnati nel mettere a punto i programmi da implementare nei prossimi anni – come il Recovery Fund – hanno nel frattempo accumulato risorse inutilizzate sui propri conti”.

Il secondo – ha aggiunto – è l’impatto sulle politiche espansive della Bce: da un lato quest’ultima si proietta sempre più alla frontiera del proprio mandato, dall’altro i governi ne mitigano fortemente gli effetti espansivi trattenendo preziosa liquidità per la parte eccedente il livello fisiologico dei propri saldi”.

Nessun commento:

Posta un commento