L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 8 agosto 2020

Conte Conte ma che hai fatto? Ci hai imprigionato a casa contro il parere della ... Scienza

Il lockdown? Una decisione politica (troppo) discrezionale

8 agosto 2020


Alla luce dei verbali del Comitato tecnico scientifico (Cts), la decisione di chiudere a notte l’intero Paese per due lunghissimi mesi non è stata, dunque, una decisione politica inevitabile. Il post di Enrico Zanetti

Prendere atto che il lockdown integrale del Paese è stata una decisione politica, che è andata oltre le richieste delle competenti autorità tecniche sanitarie, mi lascia francamente esterrefatto.

Da cittadino con una passata esperienza di governo, ho sempre dato per scontato che fosse semmai vero il contrario; cioè che chi aveva responsabilità politica in quei drammatici frangenti stesse semmai facendo un po’ meno di quanto suggeritogli dalle autorità tecniche sanitarie, per il dovere politico di mediare tra esigenze puramente sanitarie ed esigenze di tenuta economica e sociale del Paese.

Tanto più resto esterrefatto perché il lockdown integrale, anche per aree del Paese per le quali le autorità sanitarie non lo ritenevano necessario, non è stato solo introdotto per il primo periodo inizialmente ipotizzato fino ai primi di aprile, ma successivamente è stato pure prorogato tal quale per un secondo lunghissimo mese fino ai primi di maggio.

Ripenso alle polemiche di quelle settimane, quando ad esempio Matteo Renzi, di fronte alla proroga, disse che sarebbe stato meglio cominciare a progettare la ripartenza; oppure, più tardi, quando la governatrice della Calabria, Iole Santelli, fu messa in croce da esponenti del Governo per aver accelerato la riapertura di esercizi commerciali in una regione dove, secondo le autorità sanitarie, si scopre ora non sarebbe stato necessario disporre a suo tempo la chiusura.

La decisione di chiudere a notte l’intero Paese per due lunghissimi mesi non è stata, dunque, una decisione politica inevitabile, a fronte di pareri tecnici sanitari talmente perentori da costringere la politica a rinunciare a qualsiasi mediazione tra diverse esigenze altrettanto fondamentali.

No, signori: è stata una decisione politica puramente discrezionale e per di più reiterata per due lunghissimi mesi.

Robe da pazzi.

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