L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 20 agosto 2020

Covid-19 - I governanti italiani hanno giocato sporco per aumentare e mantenere il loro potere ci hanno fatto prigionieri in casa MA uno degli effetti a qualche mese di distanza è l'impoverimento duraturo della Bilancia dei pagamenti. Euroimbecilli a tutto tondo

Perché sono preoccupanti i dati italiani sulla bilancia dei pagamenti con l’estero

20 agosto 2020


I dati pubblicati ieri da Bankitalia, relativi alla bilancia dei pagamenti con l’estero aggiornati a giugno, autorizzano purtroppo le peggiori preoccupazioni. Il commento di Giuseppe Liturri

Qualche settimana fa il Financial Times, con un lungo e ben documentato articolo, si chiedeva se l’Europa sarebbe sopravvissuta all’estate e al connesso previsto calo del turismo.

Infatti Paesi come Croazia (25%), Grecia, Portogallo, Spagna ed Italia (12%) traggono da questo settore percentuali consistenti del proprio Pil. Viceversa Paesi come Regno Unito, Francia e Germania hanno un’incidenza del turismo sul Pil tra il 5% ed il 10%.

I dati pubblicati ieri da Bankitalia, relativi alla bilancia dei pagamenti con l’estero aggiornati a giugno, autorizzano purtroppo le peggiori preoccupazioni.

Tra maggio e giugno si sono letteralmente volatilizzati miliardi di euro di spese di turisti stranieri in Italia, e il bilancio includendo marzo ed aprile peggiora ulteriormente.

Il saldo nel quadrimestre marzo-giugno 2020 per viaggi per motivi personali (escludendo motivi di cura e studio) si è ridotto a €455 milioni. Nello stesso periodo dell’anno precedente fu pari a €7.161 milioni. Un crollo di proporzioni epocali: in soli quattro mesi, peraltro nemmeno quelli di punta della stagione primaverile-estiva, si registrano 6.706 milioni in meno di spesa netta, data dal saldo tra viaggi degli italiani all’estero e viaggi degli stranieri in Italia. Il saldo complessivo, tenendo anche conto del calo dei viaggi per affari per i quali siamo “viaggiatori netti”, è solo leggermente migliore. Una ecatombe.

Un’idea dell’enormità di questo calo è anche confermata dal confronto con gli stessi mesi della precedente crisi del 2009/2010: il saldo era stato oscillante tra 3,3 e 3,9 miliardi. Ora siamo a poco più di un decimo.

Se si proiettasse questo dato da luglio ad ottobre (tutti mesi in cui nel 2019 il saldo dei viaggi per turismo aveva oscillato tra 2 e 3 miliardi, per un complessivo saldo di € 10.080 milioni), tenendo anche conto delle recenti restrizioni introdotte a cavallo di Ferragosto, è ipotizzabile un’altra perdita di circa 8/9 miliardi.

La somma della perdita già maturata e di quella ipotizzata potrebbe sfiorare i 15/16 miliardi, poco meno del 1% del Pil 2019, solo di minore spesa netta per i viaggi per turismo.

Sulla base di questi dati, appare agevole ipotizzare che il calo del Pil del terzo trimestre, i cui dati preliminari conosceremo il 31 ottobre, riserverà purtroppo amare sorprese ed avremo piena evidenza della totale sottovalutazione, da un lato, e del colpevole ritardo, dall’altro, con cui si è mosso il nostro governo per contrastare questa marea montante sin dalla primavera.

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