L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 25 agosto 2020

Deflazione - Quando l'offerta è maggiore della domanda i prezzi tendono a decrescere. La sovrapproduzione produce deflazione, le aziende lavorano al di sotto delle loro capacità produttive e nessuno investe in quanto i ritorni economici non sono adeguati agli investimenti e i capitali si rifugiano nella finanza per trarre profitti inventandosi strumenti sempre più articolati e arzigogolati come i derivati, ma il denaro non può produrre denaro se non c'è il plusvalore garantito dagli uomini che producono. Come cosa quando dove chi deve produrre è il nuovo che avanza e che il vecchio non vuole che si istauri


Cos’è la deflazione e perché si parla di deflazione globale

25 Agosto 2020, di Mariangela Tessa

Negli anni ’70-’80 il grande pericolo era l’inflazione. Oggi il vero rischio che deve affrontare l’economia mondiale, complice la crisi economica aggravata dalla pandemia da Covid 19, è la deflazione globale, ovvero un calo generalizzato dei prezzi causato da una fase di recessione economica.

L’economia italiana non rappresenta un’eccezione. Nel mese di luglio l’ Istat ha confermato per i prezzi al consumo una discesa dello 0,4% rispetto al luglio 2019 e dello 0,2% su giugno. Si tratta della terza flessione consecutiva dei prezzi, che segue fa seguito al -0,2% di giugno e maggio.
A spingere indietro i prezzi è soprattutto il calo del costo beni energetici che, a cascata, si ripercuote su tutti i prodotti.

Che cosa si intende per deflazione?


Una flessione del livello generale dei prezzi deriva molto spesso da una situazione di crescita negativa in cui la domanda di beni e servizi si contrae.

La deflazione è al centro di una spirale negativa innescata dalla riduzione della spesa di beni e servizi da parte dei consumatori, i quali tendono a rimandare gli acquisti non strettamente di prima necessità.

Le imprese, di conseguenza, pur di incentivare l’acquisto, sono costrette ad abbassare i prezzi di vendita.

Questo, a sua volta, genera una diminuzione del reddito che si traduce nella contrazione della spesa per l’acquisto di beni e servizi da altre imprese e in un taglio negli stipendi corrisposti e sulla forza lavoro.

La crescita della disoccupazione derivante dal taglio dei costi del lavoro, per esempio, costringerà i nuovi disoccupati a ridurre le proprie spese, influenzando negativamente la domanda.

Esistono, però, anche aspetti positivi della deflazione, almeno finché questa resta limitata e temporanea.
Il calo dei prezzi aumenta il potere di acquisto dei redditi. I pensionati, per esempio, possono trarre un vantaggio dalla deflazione. Ma rimangono un caso isolato.

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