L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 21 agosto 2020

Guerra alle banche, guerra all'obbligo di avere un conto corrente che ha un costo nonostante che le banche usino i nostri soldi per i loro investimenti

Sfatiamo il mito: gli italiani preferiscono ancora il contante

21 Agosto 2020, di Orizzonti Politici

Il nostro è il Paese dei campanili, del buon cibo, delle strade deserte quando gioca la nazionale, dei dialetti e delle rivalità tra comuni adiacenti. È anche un paese di eccellenza nell’imprenditoria, un faro mondiale di sanità pubblica, la quinta meta turistica globale.

In particolare, però, è il paese di falsi miti. E quelli, si sa, sono i più duri a morire. Orizzonti Politici ha inaugurato la rubrica “Sfatiamo il mito”, gli stereotipi più coriacei sull’economia italiana, affrontati e verificati uno per uno.
Una delle questioni che ha acceso il dibattito italiano nei mesi estivi è stato il progressivo superamento del contante. Già nel 2013, l’allora Ministro dell’economia e delle finanze, Fabrizio Saccomanni, aveva espresso la volontà del governo Letta di ridurre la soglia massima di pagamento in contanti. È però nel 2019 che il governo Conte II ha dato inizio a quella che è stata definita guerra al contante.

Da quel momento, sui social sono emerse informazioni contraddittorie. C’è chi sostiene che scoraggiare l’uso del contante ridurrà estremamente l’evasione fiscale e chi invece lo ritiene uno stratagemma volto esclusivamente ad avvantaggiare le banche e in generale le istituzioni finanziarie, come si sostiene in un video realizzato da Francesco Filini dell’Ufficio Studi di Fratelli d’Italia e pubblicato da Giorgia Meloni su Twitter.

Dal 1° luglio 2020 il limite all’uso del contante è passato da 3.000 a 2.000 euro. Attualmente è possibile effettuare pagamenti in contanti a persone e aziende fino a 1.999 euro. Da 2.000 euro in su è necessario l’utilizzo di strumenti tracciabili come il bonifico bancario o la carta di credito.

Quali sono i punti critici di questo provvedimento?
Da un’indagine della Bce è emerso che in Italia nel 2016 il contante è stato lo strumento più utilizzato nei punti vendita. L’85,9% del volume delle transazioni è avvenuto in contanti, che in valore corrisponde al 68,4% del totale .
Nel 2016 il contante è stato il mezzo più utilizzato (circa 12 transazioni in una settimana) dai consumatori. Le carte sono state impiegate meno di due volte a settimana.

Gli strumenti di pagamento preferiti dagli italiani

Esiste un legame tra contante e organizzazioni criminali?
Ma c’è una correlazione statisticamente dimostrabile tra l’illegalità delle organizzazioni criminali e l’uso del contante?
Un report dell’Ufficio dell’Unione Europea pone una serie di quesiti sul perché il contante sia così largamente utilizzato dalle organizzazioni criminali. Se da un lato il contante è utilizzato per i pagamenti di piccola entità, dall’altro ci sono anomalie nella sua circolazione che appaiono legate alle attività criminali.
Tra queste la circolazione di banconote di grosso taglio (il 30% delle banconote in circolazione sono quelle da 500 euro, nonostante non siano un mezzo di pagamento comune). Nel report si suggerisce che queste banconote vengano usate come scorta, ma è una supposizione senza riscontro.
Su un totale di circa un trilione di banconote in circolazione in Italia dalla fine del 2014, resta sconosciuto l’uso concreto (lecito o illecito) di una significativa porzione di esso.
Un’indagine condotta da Rivista della Finanza mostra come il volume d’affari delle attività legate ai vertici di Cosa Nostra si caratterizzasse per l’uso pressoché esclusivo del denaro contante, particolarmente congeniale al riciclaggio del denaro sporco.

Il pagamento in contanti non comporta costi di transazione e la guerra al contante serve solo a favorire le banche
La stragrande maggioranza delle carte sui circuiti applica una commissione dello 0,3%.
La commissione non viene pagata però dal cliente, ma dall’esercente che vende il servizio. Inoltre, sebbene i costi di transizione siano bassi non vuol dire che i contanti ne siano esenti. Anche se una banconota circola sempre uguale, sono da considerare costi come le tasse pagate da ciascun esercente che l’ha spesa.

C’è stato un aumento non indifferente di pagamenti tracciabili durante il lockdown, visto il numero di esercizi commerciali necessariamente chiusi. Nonostante ciò, come sovente accade nei periodi di forte incertezza, la domanda di contante è salita alle stelle raggiungendo i massimi storici per l’euro.
Il contante resta il metodo di pagamento più utilizzato anche per via della consuetudine, della scarsa fiducia nelle banche e del timore di frodi

Le tipologie di banconote in circolazione

L’internet banking è comunque un fenomeno in crescita. L’online banking è un servizio offerto da quasi tutti gli istituti finanziari e consente di accedere alle informazioni sul conto corrente, effettuare pagamenti via internet e così via.
L’internet banking è invece un istituto finanziario senza filiali fisiche. È una banca virtuale ai cui servizi è possibile accedere ovunque, priva di spese legate ai dipendenti e alle filiali fisiche, offre costi di gestione del conto corrente nettamente inferiori, se non pari a zero in alcuni casi. Per lo stesso motivo le banche online sono in grado di offrire tassi di interesse sui depositi più alti.

Una nuova valuta digitale
Nell’ottica di digitalizzazione dei servizi bancari si configurano i progetti delle banche centrali sulle valute digitali.
La Central Bank Digital Currency (CBDC) è una valuta di natura digitale a corso legale, che consentirà a chiunque di accedere direttamente ai conti della banca centrale. Oggi è consentito esclusivamente ai governi e alle banche commerciali.
Ogni cittadino avrebbe un e-wallet a cui è collegato un conto presso la banca centrale, attivabile solo con documenti ufficiali. Se invece si volesse realizzare una CBDC privo di tracciabilità, come avviene con il contante, si dovrebbe assumere la forma di un token, un dispositivo elettronico portatile necessario all’autenticazione per effettuare operazioni online.
Si tratterebbe di una cripto-valuta simile al Bitcoin, accessibile da un account utente non verificato o attraverso una carta di pagamento anonima. Visti i rischi di perdita dei dati e di furti, però, nessuna banca centrale pare attualmente orientata verso questa soluzione.

La Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI), organizzazione internazionale creata con lo scopo di promuovere la cooperazione tra le banche centrali, ha effettuato dei rilevamenti statistici sullo stato di avanzamento dei progetti attualmente in corso in 66 banche centrali. Al primo posto spicca la Cina, dove la People’s Bank of China sta lavorando a quattro progetti pilota nelle città di Shenzhen, Suzhou, Chengdu e Xiong’an.
Segue la Banca Centrale delle Bahamas e altri piccoli paesi caraibici. Cauta è invece la Bce come la maggior parte delle banche centrali dei Paesi industrializzati, sebbene vi siano ricerche in corso.

Se il progetto cinese dovesse andare in porto è altamente probabile che una CBDC europea si prospetti all’orizzonte. Un rapporto della Banca dei Regolamenti Internazionali mostra infatti come la pandemia di coronavirus dovrebbe condurre a un aumento dell’interesse internazionale verso la CBDC visti gli effetti della pandemia sulla richiesta di contante.

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