L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 23 agosto 2020

Il covid-19 è una foglia di fico e la Fed a settembre 2019 ha sancito la crisi economica con le secchiate di miliardi dati ai mercati. Al capitalismo serviva addossare a qualcuno (covid-19) la crisi, sapevano che milioni di posti di lavoro sarebbero stati eliminati e migliaia di aziende sarebbero fallite, dovevano/devono superare la super capacità di produzione (sovraproduzione)

“Attenti al capitalismo del disastro, così i fondi-predatori prendono nuovi asset a prezzo di saldo”

di Redazione
18 agosto 2020

A che punto è questo capitalismo devastante che sta distruggendo gli Stati-nazione e l’economia di mezzo mondo, nonché la vita delle persone? Se lo è chiesto Giuliano Battiston, ponendo la stessa domanda a James K. Galbraith, docente all’Università di Texas ad Austin e autore di libri importanti sull’economia politica, che su L’Espresso ha dato un risposta sotto forma di analisi che va assolutamente ripresa, rilanciata e condivisa. Spiega Galbraith: “La pandemia sta sgretolando l’intero sistema economico. Un castello di carte che non va ricostruito con gli stessi materiali e secondo gli stessi progetti di prima. Perché l’alternativa – dice Galbraith in quest’intervista all’Espresso – è il capitalismo del disastro e la catastrofe sociale”.

Sui pacchetti miliardari di “stimoli”, da quello del Congresso Usa al Recovery Fund della Ue, Galbraith dice la sua: “Bisogna vedere come verranno spesi questi soldi. Il mio timore è che non si tratti di un vero cambiamento di mentalità, ma della replica di quanto fatto nel 2008, con l’obiettivo di salvare soprattutto le corporation e il settore finanziario.

Il guaio è proprio questo. Il futuro, almeno prossimo, non assomiglierà affatto al passato. Ciò che la gente farà con i propri soldi sarà diverso dal passato. I posti di lavoro persi non torneranno di punto in bianco, così come i redditi andati perduti, che non verranno recuperati del tutto. Ci sarà una profonda depressione economica. E questo vale anche per l’Italia”.

Galbraith spiega poi il suo concetto di “capitalismo del disastro”: “Gli investitori privati predatori, che hanno fondi e capitali a disposizione, cercano di accaparrarsi nuove proprietà e quegli asset il cui valore si riduce per la pandemia; in ambito commerciale ci sono già sfratti e pignoramenti e potrebbero esserci svendite generali in futuro. I grandi proprietari immobiliari replicano la strategia del 2008-2009: trasformare i piccoli proprietari di case in affittuari e gli affittuari in senza-casa. La gente è stata in casa come richiesto ed è sempre più consapevole che non tutti i debiti vanno ripagati, che gli accordi possono essere rinegoziati. Vedo meno accettazione e più resistenza. Rimane il fatto che ci sono milioni di disoccupati e che milioni di posti di lavoro non torneranno più, salari e redditi sono spariti. Una catastrofe sociale”.

Galbraith invoca un ripensamento dell’intero sistema economico e sociale: “Occorre creare un nuovo sistema. Non c’è alternativa a un modello cooperativo, di sostegno reciproco, con uno Stato responsabile, capace di tenere a bada le spinte predatorie. Il settore pubblico e non profit va mobilitato per assicurare posti di lavori e reddito. Innanzitutto va affrontata la pandemia. Serve gente che studi e monitori la situazione, che si prenda cura dei malati, che tracci i contagi. La sanità pubblica per anni è stata negletta, smantellata: deve essere un bene universale. Servono milioni di posti di lavoro nei servizi cruciali, nelle forniture di cibo e prodotti essenziali. Poi c’è la necessità, legata ai cambiamenti climatici, di modificare tutta la struttura di produzione, trasformazione e consumo energetico. Se vogliamo evitare una catastrofe sociale vanno mobilitate ingenti risorse pubbliche”.

Nessun commento:

Posta un commento