L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 27 agosto 2020

Istituzioni malate - dove la 'ndrangheta continua a comandare, ci sono voluti 4 anni per scoperchiare il malaffare. Troppi

I FATTI COMMESSI TRA IL 2015 E 2019

Favori ai boss della ‘Ndrangheta: arrestata Carmela Longo, la direttrice (attuale) del carcere di Rebibbia
Per la procura antimafia Maria Carmela Longo avrebbe favorito i boss detenuti nel penitenziario di San Pietro quando si trovava a Reggio Calabria

di Carlo Macrì
26 agosto 2020


All’interno del carcere di San Pietro, a Reggio Calabria, comandavano i boss. La direttrice della struttura carceraria, Carmela Longo, aveva affidato ai vertici delle ’ndrine, la possibilità di gestire la logistica, i trasferimenti, il lavoro esterno. Tutto questo in cambio di un quiete vivere che ha portato la direttrice del carcere a stilare report tutti positivi sull’andamento della vita interna che era «palesemente» monitorata dai boss.

Il gip

I favori sono costati cari a Carmela Longo arrestata martedì per ordine del gip Domenico Armaleo e posta ai domiciliari con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. La Longo attualmente dirigeva un reparto femminile del struttura carceraria di Rebibbia. Questi atteggiamenti di favore sarebbero stati commessi tra il 2015 e 2019. I sostituti procuratore Stefano Musolino e Sabrina Fornaro che hanno coordinato l’inchiesta scrivono che la direttrice era diventata una alleata dei boss ai quali concedeva ogni cosa, pur di non avere grattacapi all’interno della struttura. «Era una pacchia poter trascorrere la detenzione nel carcere di San Pietro» — ha detto Mario Gennaro, uno dei collaboratori di giustizia che ha svelato ogni cosa sulla vita dentro la struttura di San Pietro—.

Pranzo abbondante

C’era più di una ragione per i detenuti calabresi, sparsi in tutt’Italia, di trascorrere il loro periodo carcerario a San Pietro. Le visite dei familiari erano continue, il pranzo abbondante con richieste di qualsiasi tipo di menù subito esaudite. E poi c’era la possibilità di «approcciarsi» senza nessun controllo con tutti. Una sorta di agorà al chiuso dove era possibile per tutti i detenuti incontrarsi e dialogare liberamente. Anche per quelli del circuito di Alta sicurezza. Quando c’era poi il problema di trasferimento per qualche detenuto, Carmela Longo chiedeva ai boss quale doveva essere la destinazione preferita. Era ovvio che tutto funzionasse alla perfezione dentro il carcere reggino. Che la direttrice Longo portava ad esempio come «struttura all’avanguardia». I magistrati della direzione distrettuale antimafia stanno adesso cercando altri possibili complicità all’interno della struttura che avrebbero avuto un ruolo nella gestione allegra del carcere.

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