L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 26 agosto 2020

La Cina porta sviluppo, strutture, strade, ferrovie, porti, gli Stati Uniti portano distruzione e morte e non sono capace di altro "coazione a ripetere"

Nel Grande Gioco contro Pechino, gli USA soffrono di “coazione a ripetere”.

Maurizio Blondet 25 Agosto 2020 

“In Bielorussia, luogo che la maggior parte degli americani non riesce a trovare su una mappa, è in corso un’altra “rivoluzione” colorata appoggiata dall’intelligence Usa. Un nuovo documento espone il piano statunitense di rovesciare il governo socialista del Nicaragua attraverso l’Agenzia Usa per lo sviluppo internazionale (USAID), nota facciata della CIA per un tradizionale cambio di regime statunitense.

“Con più di 400 basi militari dotate di armi nucleari che circondano la Cina, l’esercito degli Stati Uniti continua il suo accerchiamento della Cina. Esercitazioni militari con della portaerei Ronald Reagan e del suo gruppo navale d’appoggio sono i corso nel contestato Mar Cinese Meridionale . Definite “operazioni di difesa aerea marittima” (sic) a ridosso della terraferma cinese sono solo parte dell’infittirsi di esercitazioni militari statunitensi nell’area.

“Il segretario USA alla Difesa Esper annuncia che gli Stati Uniti stanno ritirando le truppe dalla Germania sì, ma ma per spostarle più vicino al confine russo per fungere da deterrente più efficace. La Russia afferma che considererà qualsiasi missile balistico puntato sul suo territorio come un attacco nucleare e risponderà in natura con armi nucleari .

“Continuano gli attacchi Usa alla Siria: a parte le operazioni militari dirette, mediante la fabbricazione di “patrioti curdi” nel Nord-Est siriano il cui scopo è per proteggere i giacimenti petroliferi che gli USA stanno rubando al governo siriano, un piano escogitato molto tempo fa. Gli Stati Uniti dicono che lo fanno per negare all’ISIS un flusso di entrate prezioso; lo stesso ISIS che hanno usato per attaccare il governo siriano in una guerra di aggressione.

“Prosegue la sua guerra contro Iran e Venezuela con altri mezzi: l’amministrazione Trump sequestra le petroliere iraniane che trasportano carburante in Venezuela. “Accadrà qualcosa con il Venezuela. È tutto quello che posso dirti. Accadrà qualcosa con il Venezuela “, ha detto Trump in un’intervista a luglio con Noticias Telemundo .

“E un nuovo rapporto rivela che gli Stati Uniti hanno forze speciali che operano in 22 paesi africani con 29 basi e 6.000 truppe, con un enorme hub per droni in Niger che è costato oltre 100 milioni di euro per la costruzione. e dovrebbe avere costi operativi superiori a e $ 280 miliardi entro il 2024”.

Sarcastico e istruttivo l’elenco con cui Edward Curtin, docente di sociologia e scrittore, genera un dubbio fondamentale sulla convinzione che Trump abbia tenuto gli Stati Uniti lontano dalla guerra. “ gli Stati Uniti sotto Trump continuano a fare la guerra in tutto il mondo con più mezzi. Ma i suoi adoratori lo vedono come un presidente pacifico perché queste guerre sono condotte attraverso sanzioni, operazioni speciali, droni, terze parti, ecc”.

Insomma, mentre Trump e Biden “si sparano con le pistole ad acqua” come i clown del circo American Spectacle, e “Fauci e Gates” spaventano il pubblico ignaro per sottometterlo con la paura del Covid, la direzione è sempre quella: quella dettata dal Forum di Davos per la trasformazione nel Great Global Reset, che il Fondo monetario internazionale assicura procedere senza intoppi”. Esagerato? Ma Lukashenko ha appena dichiarato qualche settimana fa di aver ricevuto dal Fondo Monetario e dalla Banca Mondiale un miliardo di dollari, a condizione che attuasse in Bielorussia un lockdown a saracinesca totale “come l’Italia”; e al suo rifiuto, certo per coincidenza gli scoppia in casa la rivoluzione colorata completa di esaltazione nelle tv del mondo.

(Il che potrebbe porre la questione che in Italia, dove il lockdown è stato come da istruzioni, saranno stati distribuiti ricchi premi e cotillons). Ma noi vogliamo volare alto, e ci poniamo invece la domanda se l’aggressività globale americana, immutabile sotto ogni presidente, non abbia ormai il carattere di una “coazione a ripetere” spiegabile più con la psichiatria che con una concreta geopolitica.

L’allucinazione inglese contro la Russia

Ne dà occasione una interessante notazione di un altro analista, Conn Hallinan, a proposito del “Grande Gioco”, Great Game, che tra il 1830 e il 1895 spinse l’impero britannico a impadronirsi dell’Asia centrale in spedizioni e guerre fra passi solitari e avamposti indifendibili: spinto dall’ossessione che la Russia avesse delle mire sull’India.

In realtà, Mosca non pianificò mai di contendere l’India a Londra, consumando già abbastanza energie nel popolare, civilizzare e attrezzare con ferrovie il suo troppo grande e poco abitato Est.

Di fatto, fu un errore ed anche una allucinazione – dovuta all’orrore che nel subconscio marinaro e pirata dell’Ammiragliato suscitava quell’oceano di terra immane dove fiorivano antiche civiltà, e non minacciabile dalle cannoniere di Sua Maestà. In senso molto preciso, la mentalità dei nomadi di fronte ai coltivatori.

Espressione di questa ossessione è il celebre aforisma di McKinder:

«Chi controlla l’Est Europa comanda l’Heartland: chi controlla l’Heartland comanda l’Isola-Mondo: chi controlla l’Isola-Mondo comanda il mondo»

Dove l’allucinazione traspare nell’attribuire a Russia e a Cina volontà di “controllo” e di “comando” (del mondo, per giunta), termini e concetti corsari, nomadi e di rapina che animano gli imperialisti navali. Controllo e comando negli imperi di terra- coltivatori – non hanno lo stesso significato.  Lungi dal lanciarsi a “comandare il mondo”, gli imperatori cinesi elevarono la Muraglia; l’impero degli Zar non invase, ma fu invaso e visse nel timore di invasioni del suo oceano di terra.

Nel 1430 una flotta composta da centinaia di enormi navi e migliaia di marinai, capeggiati dall’eunuco ammiraglio Zheng He, toccò la Persia e l’Arabia, l’India e l’Africa; fu la maggiore e quasi leggendaria prova  di marineri dell’Impero del Mezzo. Ma il nuovo imperatore ordinò che le grandi navi fossero distrutte e non si facessero più spedizioni per mare, perché contrarie al “divieto marittimo” (Haijjin) e alle ingiunzioni ancestrali di Hongwu (1328-1398) il fondatore della dinastia Ming, grande nemico dei “pirati”, categoria in cui comprendeva tutto il commercio internazionale su navi. Dell’imperatore Hongwu si ricorda questo decreto:

Alcuni paesi lontani mi rendono omaggio a caro prezzo e attraverso grandi difficoltà, che non sono affatto un mio desiderio. Dovrebbero essere loro inviati messaggi per ridurre il loro tributo in modo da evitare spese elevate e inutili da entrambe le parti. 

Un concetto di comando che nessuna mentalità inglese – e americana – potrebbe nemmeno capire.

Quella storia è importante da tenere a mente quando si inizia a capire le ragioni dietro il sempre più pericoloso stallo tra Cina e Stati Uniti nel Mar Cinese Meridionale”, dice Conn Hallinan. E come esempio della allucinazione che domina la sfida – sempre più pericolosa – di Washington a Pechino, cita “l’ editorialista conservatore del New York Times , Bret Stephens : ha recentemente strillato che la marina cinese ha più navi della marina americana – ignorando il fatto che la maggior parte delle navi cinesi sono piccole fregate e corvette della Guardia Costiera. Perché la principale preoccupazione strategica della Cina è la difesa delle sue coste, dove sono avvenute diverse invasioni nel XIX e XX secolo.

La strategia marittima cinese si riduce a mantenere le portaerei americane a debita distanza. E’ a questo scopo che Pechino ha sequestrato illegalmente numerose piccole isole e barriere coralline nel Mar Cinese Meridionale: per creare una barriera alla Marina degli Stati Uniti.

Ma la spinta principale dell’espansione della Cina non è militare, è economica attraverso la sua massiccia Belt and Road Initiative (BRI), e attualmente sta mirando all’Asia meridionale come area di sviluppo.

L’Asia meridionale è enormemente complessa e comprende Afghanistan, Pakistan, India, Bangladesh, Bhutan, Tibet, Maldive e Sri Lanka. I suoi 1,6 miliardi di persone costituiscono quasi un quarto della popolazione mondiale, ma rappresentano solo il 2% del PIL globale e l’1,3% del commercio mondiale. Un livello di povertà del 44 per cento, appena il 2 per cento superiore alla regione più povera del mondo, l’Africa subsahariana. Quasi l’85% della popolazione dell’Asia meridionale guadagna meno di 2 dollari al giorno.

E’ il risultato del colonialismo, che ha distorto le economie locali, soppresso la produzione locale e costretto i paesi ad adottare coltivazioni- monocoltura incentrate sull’esportazione, le plantations. La globalizzazione del capitale negli anni ’80 ha accelerato la disuguaglianza economica che il colonialismo aveva lasciato in eredità alla regione.

Il sottosviluppo nell’Asia meridionale è dovuto alla Banca mondiale e al Fondo monetario internazionale (FMI), che richiedono ai paesi a cui concedono prestiti, di aprire i loro mercati al capitale occidentale e ridurre i debiti attraverso severe misure di austerità, limitando tutto, dall’assistenza sanitaria ai trasporti.

Posizioni relative dei grandi imperi nella storia. La Cina è stata all’avanguardia per secoli.

E’ la strategia economica – a volte chiamata “Washington Consensus” – concepita apposta per generare “trappole del debito”: i paesi riducono la spesa pubblica, che deprime le loro economie e aumenta il debito, il che porta a ulteriori turni di prestiti e austerità.

La Banca Mondiale e il FMI sono stati particolarmente avari riguardo ai prestiti per lo sviluppo delle infrastrutture, una parte essenziale della costruzione di un’economia moderna. Sono “l’inadeguatezza e la rigidità delle varie istituzioni monetarie occidentali che hanno spinto l’Asia meridionale tra le braccia della Cina”, afferma l’economista Anthony Howell sul South Asia Journal .

La Belt and Road Initiative (BRI) prende una strada diversa. Attraverso una combinazione di sviluppo delle infrastrutture, commercio e aiuti finanziari, i paesi in Asia, Africa, Medio Oriente ed Europa sono collegati in quella che è essenzialmente una nuova “Via della seta”. Circa 138 paesi si sono iscritti.

Attraverso la China Development Bank, il Silk Road Fund, la Export-Import Bank of China e la Asian Infrastructure Investment Bank – Pechino ha costruito strade, sistemi ferroviari e porti in tutta l’Asia meridionale. Mentre i prestatori occidentali hanno ignorato l’Asia meridionale, o hanno imposto così tante restrizioni ai fondi per lo sviluppo che la regione ha ristagnato economicamente. L’Iniziativa cinese ha il potenziale per invertire questa tendenza: e ciò induce alle armi anche l’Occidente – e l’India, l’unica nazione nella regione a non aderire alla BRI.

Anche l’Unione Europea ha resistito all’Iniziativa, tranne l’Italia che vi ha aderito. Anche diversi paesi del Medio Oriente hanno aderito alla BRI e al Forum di cooperazione Cina-arabo.

L’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto hanno aderito alla Digital Silk Road cinese, una rete di satelliti di navigazione che competono con il GPS americano, il GLONASS della Russia e il Galileo dell’Unione europea. La Cina ha anche firmato di recente una partnership commerciale e militare da 400 miliardi di dollari con l’ Iran.

Inutile dire che Washington non è affatto contenta che la Cina si faccia strada a gomitate in una regione dominata dagli Stati Uniti che contiene una porzione significativa delle forniture energetiche mondiali.

Ma è innegabile che nella competizione mondiale per i mercati e l’influenza, la Cina sta dimostrando notevoli punti di forza. Questo, ovviamente, crea attrito. Gli Stati Uniti, e in una certa misura l’UE, hanno lanciato una campagna per congelare la Cina fuori dai mercati e limitare il suo accesso alla tecnologia avanzata. La Casa Bianca è riuscita a impedire che Gran Bretagna e Australia si rivolgessero alla società cinese Huawei di installare una rete digitale 5G, e sta facendo pressioni su Israele e Brasile affinché facciano lo stesso.

D’altra parte non occorre sopravvalutare l’intelligenza politica della dirigenza cinese: la provocazione dei disordini a Hong Kong (dove domina lo spirito britannico) senza alcuna necessità, il recente scontro con l’India e il suo “bullismo” nei confronti dei paesi del Mar Cinese Meridionale, tra cui Vietnam, Malesia, Filippine e Brunei, hanno isolato Pechino proprio mentre nell’area ha bisogno di alleati, e non avversari.

Hallinan giunge a paventare che Trump possa fare una “octber surprise” che unisca l’elettorato americano attorno a sé provocando una sorta di scontro militare con la Cina.

La realtà è che la Trump e chi lo consiglia ha capito che ormai gli Stati Uniti erano stati resi (dal capitalismo) troppo dipendenti dai prodotti cinesi avanzati e sofisticati, prodotti concepiti negli Stati Uniti e non dal “mercato” ma dalla ricerca militare di Stato e il cui know how era stato trasferito con le delocalizzazioni della produzione dove i salari erano bassi.

Trump e il Deep State stanno appunto operando il “decoupling” fra le due economie globali troppo interdipendenti. Il fatto che lo facciano sotto forma di minacce, sanzioni, provocazioni belliciste, portaerei, mettendo in atto una guerra fredda non dissimile da quella tra Stati Uniti e Unione Sovietica, non è forse il metodo più intelligente, e rischia fortemente di essere ridicolmente superato e inefficace di fronte alla “cordiale” strategia cinese. Ma è la “coazione a ripetere” – la sola strategia che Washington sta praticano contro Russia, Iran, Bielorussia e Venezuela. L’allucinazione.

la prima spedizione cinese (1405) contava una flotta di 250 navi, di cui le principali a 9 alberi e 4 ponti, lunghe 140 metri (la Santa Maria di Colombo era lunga una trentina, su cui si ammassava una ciurma di 39 uomini), e dotate di compartimenti stagni. Le altre erano per trasporto-truppe, di cavalli, di provviste per un anno, serbatoi di acqua potabile. Durante il regno dell’imperatore Yongle, che le aveva concepite, le spedizioni furono 6. Ce ne fu una settima nel 1432. Il successore ordinò che le navi venissero smantellate. La Cina era allora (e da secoli) il paese più prospero e avanzato del mondo anche tecnicamente, e non aveva bisogno di niente dall’estero.

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