L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 26 agosto 2020

La lucida Strategia degli ebrei sionisti, eliminare gli insediamenti a Gaza per farla diventare un campo di concentramento in cui poter eliminare gradualmente gli ebrei con missili

Israele, continuano i bombardamenti su Gaza

-25 Agosto 2020


“Di questi tempi il crescente fronte degli attivisti per la pace in Palestina affronta una realtà alquanto bizzarra. Da un lato avverte che il suo messaggio di giustizia e il suo modo di rappresentare la situazione in Israele/ Palestina sono ormai accettate nel mondo. Questo è particolarmente vero per l’opinione pubblica occidentale. Ma dall’altro lato, nei fatti, Israele continua incontrastato e con la stessa violenza le proprie politiche di espropriazione”. (I. Pappè, Israele/Palestina, La retorica della Coesistenza, Nottetempo. 2011)

Queste parole, frutto dello studio ormai pluri-trentennale del professor Ilan Pappè (coautore con Noam Chomsky di un interessante saggio, Israele-Palestina, che fare?), titolare della cattedra di Storia nell’Università di Exeter (Regno Unito), spiegano minuziosamente gli ambigui atteggiamenti mediatici che ormai circondano i tormenti dei palestinesi. Non bastano più piani diplomatici o accordi basati solo sul clamore mediatico, il conflitto israelo-palestinese persisterà ancora se alle parole non conseguiranno fatti. La questione non si risolverà mai se da entrambe le parti non ci sarà la disponibilità al dialogo. Nonostante i buoni propositi l’arroganza israeliana di appropriarsi dei territori ormai ridotti all’osso dei cugini arabi, permette una continuazione del conflitto sempre più logorante.

Undici giorni di fuoco

Non occupano le prime pagine dei media occidentali le continue bombe che l’esercito israeliano, da oltre dieci giorni, sta sganciando sui palestinesi che vivono a Gaza. Niente lacrime e servizi approfonditi da parte dei telecronisti abituati a parlare di oriente mentre gli uomini di Netanyahu continuano nei loro progetti militari.

Per l’undicesima notte consecutiva, gli aeroplani delle forze di difesa israeliane hanno bombardato la densamente popolata Striscia di Gaza; in risposta ad alcuni missili palestinesi rudimentali che il sistema ha intercettato. Le bombe israeliane hanno causato danni considerevoli, costringendo la chiusura dell’unica centrale elettrica della zona. Il nemico è sempre Hamas, rampollo iraniano acerrimo nemico di Israele, che a detta delle forze ebraiche aveva caricato “una serie di palloni incendiari” diretti alle postazioni sulla Striscia. La risposta palestinese, la cui comunità politica di riferimento non ha “accettato” il recente accordo diplomatico-commerciale tra Israele ed Emirati Arabi Uniti, cercherà di rendere gli attacchi “non inpuniti“.

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