L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 5 agosto 2020

La strategia del governo è chiara, togliere ai molti e dare ai pochi aumentando i loro profitti. Alla conflittualità verrà messo il bavaglio attraverso il rinnovo di essere prigionieri a casa

La strategia suicida del mercantilismo “europeo”

di Kartana
30 luglio 2020

Se il ministro dell’Interno Lamorgese un mese fa informava su un probabile allarme “autunno caldo” e 10 giorni fa Massimo Cacciari, da decenni collaterale al Pd, parlava della necessità di una “dittatura democratica”, dato che in autunno verranno al pettine i nodi economico sociali post Covid, occorre analizzare cosa ci sia dietro la proroga dello stato d’emergenza, definito da noti costituzionalisti “illegittima e inopportuna”.

Dall’entrata dell’euro, nel 1999 (nella circolazione effettiva dal 2002) il nostro Paese ha basato la sua strategia, simile a quella tedesca, sul “mercantilismo”. Vale a dire: comprimere salari e domanda interna e basarsi sull’export, essendo le aziende considerate il “motore principale” e proprio per questo esaltate dal mondo politico. Come fanno tutti, e proprio come fa da un anno a questa parte (lo ha ribadito ieri stesso) il ministro degli esteri Di Maio.

Secondo l’Istituto del commercio estero, il commercio mondiale riprenderà i suoi valori, se tutto va bene, nel 2024, dunque il nostro Paese subirà una caduta profonda delle esportazioni, l’unico motore che tirava.

In primavera, a capo di Confindustria si è insediato Bonomi, che riprende in toto, e molto più ferocemente dei suoi predecessori, il modello mercantilista.

Secondo questa visione, se si vogliono accorciare i tempi del recupero, occorre battere con ancora più forza sull’aumento della disoccupazione e dunque sulla riduzione ulteriore dei salari. Ciò provocherà una riduzione della domanda interna molto più profonda dell’epoca Monti perché questa volta, assieme ai salariati, ci sarà la platea dei microimprenditori, dei professionisti, dei negozianti, insomma il “popolo delle partite Iva”.

I fondi europei serviranno nel 2021, semmai ci saranno, e c’è da dubitarne, a sostenere la massa dei profitti delle imprese esportatrici, come misura di protezionismo fiscale atta ad aumentare quote di mercato all’estero, assieme al mercantilismo.

E’ il “modello europeo”, utilizzato con più ferocia da noi, vincente anche perché storicamente c’è un enorme bacino di disoccupati e sottooccupati al Sud, strumento di deflazione salariale nazionale, quello che spesso gli operai del nord non afferrano.

Ora ,Usa, Germania, Francia, Uk, Spagna (i nostri migliori clienti) sono in profonda crisi e ci sarà una battaglia mondiale per penetrare in questi mercati, visto che di dare seguito al Memorandum con la Cina, che ci farebbe enormemente respirare, non ne se parla proprio.

La strategia di Confindustria nei prossimi due anni potrebbe però fallire, proprio perché è arduo attualmente pronosticare una ripresa in alcuni mercati. Dunque si flessibilizzerà ancor di più il mercato del lavoro e, se dovessero venire meno i grillini al governo, subito il Rdc verrebbe eliminato o ridotto.

La massa salariale che costituisce il salario sociale globale di classe verrebbe ridotta a favore della massa dei profitti, una misura che rallenta la caduta tendenziale del saggio di profitto. Si sostiene la massa, proprio perché il saggio crolla.

Per farlo è necessario eliminare i piccoli operatori con operazioni di cannibalismo. E’ la concentrazione, misura altrettanto valida di contrasto alla caduta del saggio di profitto.

Nei prossimi anni potrebbe venire meno un’altra tendenza antagonistica alla caduta del saggio di profitto: il commercio estero.

A questo punto entrano personaggi come Lamorgese e Cacciari: contenere la protesta, con il Covid tutti sospettano di tutti.

Ma la realtà economica non la cambi per questo, dovrai dare risposte. Non ce ne saranno, l’assetto europeo non le prevede.

Attendiamo dunque di capire che succederà sul fronte sociale, ma la prospettiva che si apre pone serie riflessioni.

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