L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 1 agosto 2020

La Strategia della Paura si nutre del terrore quotidiano che le televisioni inoculano alle persone

Perché il governo vuole tenere segreti i documenti degli esperti sulla pandemia?

Maurizio Blondet 1 Agosto 2020 
Enrica Perucchietti

«Possiamo chiamare “biosicurezza” il dispositivo di governo che risulta dalla congiunzione fra nuova religione della salute e il potere statale con il suo stato di eccezione. Esso è probabilmente il più efficace fra quanto la storia dell’Occidente abbia finora conosciuto. L’esperienza ha mostrato infatti che una volta che in questione sia una minaccia alla salute gli uomini siano disposti ad accettare limitazioni della libertà che non si erano mai sognati di poter tollerare, né durante le due guerre mondiali né sotto le dittature totalitarie».

Scrive così il filosofo romano Giorgio Agamben nel suo ultimo libro A che punto siamo? L’epidemia come politica (Quodlibet), opera che racchiude gli illuminanti testi scritti durante i mesi dello stato di eccezione per l’emergenza sanitaria.

Perché mantenere il segreto sui verbali degli esperti?

Lo stato di eccezione come ben sappiamo è stato finora prorogato al 15 ottobre.

Intanto Repubblica dà notizia del fatto che il presidente del Consiglio vorrebbe tenere occultati i documenti del Cts alla base dei Dpcm emanati durante il lockdown di marzo e aprile.

Il governo ha infatti fatto ricorso al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar di rendere pubblici i verbali secretati del Comitato tecnico-scientifico della Protezione civile.

Perché questa decisione? Cosa deve essere tenuto segreto alla popolazione?

Perché i cittadini devono essere trattati come soggetti minorenni da manipolare ed eterodirigere come se fossero incapaci di intendere e di volere?

“Una situazione tanto assurda quanto grave che potrebbe portare gli italiani nuovamente in una condizione di lockdown. Ma non è finita qui: il premier vorrebbe mantenere segreti i verbali sulle attività del Comitato tecnico-scientifico prodotti in questi mesi di emergenza Covid-19. L’ipotesi di una segretezza imposta da “ragione di ordine pubblico” fa immaginare quanto possa essere poco pulita la coscienza di chi ha preso determinate decisioni”, scrive Luca Sablone dalle colonne de Il Giornale a cui rimando per approfondimenti.

In nome della biosicurezza

I poteri dominanti sembrano aver deciso di sfruttare come un pretesto la pandemia per stringere le maglie del controllo sociale e traghettarci, mansueti disorientati e spaventati, verso una dittatura sanitaria, abbandonando i paradigmi della democrazia per sostituirli con nuovi provvedimenti e dispositivi governativi basati sulla “biosicurezza” (parafrasando Agamben).

La paura (inoculata quotidiana dai media mainstream, dai loro bollettini dei morti e dalla loro criminologia sanitaria) e la minaccia della salute, infatti, hanno indotto nell’opinione pubblica l’idea che si debba per forza scegliere tra salute e libertà per poter tornare a sentirsi “sicuri”.

Si è convinta la popolazione della necessità di cedere libertà, privacy, diritti fondamentali e acconsentire mansuetamente, mostrando una cieca e passiva obbedienza nei confronti dell’autorità.

Pena il discredito sociale, le shitstorm, le multe pazze, la rieducazione per chi dissente (si veda il caso Bocelli), le intimidazione sui media in stile mafioso, la colpevolizzazione, il ricorso alle fallacie, persino… i TSO!

Il potere, che non si indentifica con la politica ma semmai la sfrutta e la dirige da dietro le quinte, approfitta dei momenti di crisi per orientare l’opinione pubblica in modo sempre più sofisticato, imponendo inoltre un principio di autorità: in un orizzonte in cui tutto rischia di confondersi e sparire sotto il peso delle immagini, in cui tutto diventa “relativo” e virtuale, per capire che cosa sia vero e cosa falso è necessario fare riferimento a un’autorità esterna per avere rassicurazioni e sapere come orientare le proprie scelte.

Da qua la nascita e moltiplicazione di task force per arrivare all’approvazione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulle fake news.

Perché la dottrina dello shock riesce a ottenere su vasta scala ciò che la tortura ottiene su una singola persona in una cella per interrogatori.

L’esempio più chiaro è stato lo shock dell’11 Settembre (due aerei tre torri), che, per milioni di persone ha generato una forma di paralisi psicologica, spingendole ad accettare misure di restrizione della privacy e della libertà che fino al giorno prima sarebbero state impensabili.

Nell’attuale società se non si usa la tortura fisica vera e propria, si instilla nell’opinione pubblica la percezione di una minaccia costante, in modo da tenere la popolazione sotto shock in maniera più sottile e permanente ma altrettanto efficace e ottenere il consenso su provvedimenti che sarebbero stati altrimenti impensabili in un ordinario stato delle cose.

Siamo di fronte a quanto descritto Agamben, ossia la creazione di uno “stato di paura” che può degenerare in una dittatura sanitaria.

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