L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 30 agosto 2020

L'Italia senza politica estera

Italia senza rotta nel Mediterraneo. L’allarme dell’ammiraglio De Giorgi

29 agosto 2020


“Bisogna risalire al 2006 per registrare l’ultima volta in cui l’Italia ha saputo giocare una partita da protagonista in politica estera perseguendo efficacemente gli interessi nazionali”. Intervista all’ammiraglio, già capo di Stato maggiore della Marina Militare dal 2013 al 2016

Senza una rotta chiara. Definisce così l’Italia l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, già capo di Stato maggiore della Marina Militare dal 2013 al 2016, non solo per quanto concerne gli sviluppi “turchi” nel Mediterraneo orientale ma anche in Libia. Punto di partenza l’escalation greco-turca a Kastellorizo, ma come punto di caduta di una più ampia strategia che coinvolge Russia, Francia e Usa.

L’Italia da un lato partecipa nell’Egeo all’esercitazione congiunta con Cipro, Grecia e Francia, ma dall’altro manovra con la Turchia: un errore?

Più che un errore è la conseguenza dell’estrema debolezza dell’Italia nello scacchiere internazionale che caratterizza le nostre scelte in politica estera. Ci muoviamo sostanzialmente in chiave reattiva, tentando di fare fronte alle pressioni esterne come si può, per evitare contrasti, ma senza una rotta nazionale chiara. Pendoliamo quindi fra la Turchia e il gruppo Francia, Egitto e Grecia. In Libia dopo aver abbandonato il governo di Al Serraji e Tripoli assediata al suo destino nell’ora della massima difficoltà per la Tripolitania e aver corteggiato Haftar, ci siamo allineati in chiave subalterna alla Turchia. Contemporaneamente abbiamo ceduto le due navi più moderne in procinto di entrare in servizio con la nostra Marina all’Egitto che è il principale avversario di Erdogan in Libia insieme agli Emiratini. Bisogna risalire al 2006 per registrare l’ultima volta in cui l’Italia ha saputo giocare una partita da protagonista in politica estera perseguendo efficacemente gli interessi nazionali. Non accadde per caso. Al governo c’erano statisti come il prof. Romano Prodi, il prof. Arturo Parisi alla Difesa, l’on. Massimo D’Alema agli Esteri e l’ammiraglio Giampaolo Di Paola Capo di Stato Maggiore della Difesa. Personaggi di forte personalità e grande cultura che seppero operare in piena sinergia per il bene del Paese. Il risultato fu il successo dell’intervento italiano in Libano e la conseguente crescita del prestigio e credibilità italiana nella comunità internazionale. Del successo in Libano nel 2006 l’Italia ne ha beneficiato per anni.

Come cambia lo scacchiere nel Mediterraneo orientale dopo le provocazioni di Erdogan sul gas? Verosimile un incidente con la Grecia?

L’espansionismo turco influisce non solo sugli equilibri del Mediterraneo orientale, ma anche su quelli del Mediterraneo centrale, dove sono maggiori e più vitali gli interessi economici italiani (basta pensare alla pesca, agli idrocarburi, al controllo di flussi migratori via mare ecc..). Mentre nel bacino orientale la reazione greca è stata determinata, ottenendo il sostegno della Francia, dell’Egitto, nel tratto di mare fra l’Italia e la Libia, la reazione italiana è stata assente, lasciando di fatto campo libero alla marina turca. In questi giorni è in atto un’esercitazione quadripartito Francia, Grecia, Cipro, Italia come segno tangibile della volontà europea di non cedere il campo alla Marina turca. Nell’ottica dell’equidistanza, l’Italia a ogni buon conto ha partecipato anche a un’esercitazione con la marina turca, non si sa mai. Come sempre è accaduto i protagonisti in campo troveranno un accordo, ovviamente a scapito degli interessi dei gregari. Un incidente con la Grecia non solo è verosimile ma è già accaduto. Una nave greca ha infatti speronato una fregata turca, non molti giorni or sono. Del resto incidenti, anche con l’uso deliberato delle armi hanno caratterizzato il confronto greco-turco più volte in passato, nonostante l’appartenenza di entrambi alla Nato. Basti pensare all’invasione di Cipro da parte dei turchi e ai sanguinosi scontri anche aeronavali fra turchi e greci che l’hanno caratterizzata. Ma le tensioni fra navi turche e navi europee sono possibili anche nel Mediterraneo centrale, visto che le Navi da guerra turche scortano mercantili che trasportano armi in Libia in barba all’inutile Missione navale dell’Ue Irini.

Gli Emirati Arabi Uniti entrano nella partita greca a braccetto con la Francia inviando gli F16 a Creta: una novità di posizionamento?

La vicinanza fra Emirati e Francia è di lunga data. Certamente la presenza degli Emirati Arabi in Mediterraneo, ben oltre la Libia, rappresenta certamente un ulteriore passo verso il cambio degli equilibri e delle forze in gioco che vanno a riempire uno spazio strategico lasciato libero dagli Stati Uniti. Ormai la flotta russa è di casa nel Mediterraneo orientale e sempre più frequenti sono le puntate della marina cinese e indiana in un teatro operativo tornato centrale dopo essere stato considerato per un decennio sempre più periferico in termini strategici.

Mentre la Germania tenta senza successo di fare da paciere, la Russia sogna lo schema Siria già applicato in Libia? E la Nato si trova a un bivio storico?

La divisione della Libia in due aree di influenza è verosimilmente il frutto di un accordo fra Erdogan e Putin che ha ridimensionato il generale Haftar. L’Egitto al momento si è dovuto adeguare, probabilmente in cambio del controllo su una striscia di territorio “cuscinetto” in Cirenaica, lungo il confine Egiziano.

La presenza americana in Grecia con quattro nuove basi e la Sesta Flotta a Creta è un segnale rivolto ad Ankara? È cambiata la geografia delle alleanze?

Non credo. Gli Usa si stanno mantenendo equidistanti, come fecero nel 1974 in occasione dei sanguinosi combattimenti fra Grecia e Turchia quando quest’ultima invase Cipro. Del resto, gli Usa hanno bisogno della Turchia, per la sua posizione a guardia del Mar Nero e del Medio Oriente, oltre che per la sua crescente forza militare. L’America non può permettersi di spingere Erdogan ulteriormente nelle braccia di Putin.

L’Ue dovrebbe accelerare per le sanzioni alla Turchia?

Le sanzioni alla Turchia potrebbero ottenere l’effetto opposto a quello voluto. La Turchia finirebbe per cercare sostegno nella Russia e non è detto che l’Europa voglia sostenere un esodo di massa di migranti verso i suoi confini, un’arma che Erdogan non esiterebbe a utilizzare, aprendo i confini marittimi della Libia (oggi sotto il suo controllo) e quelli terrestri, attraverso i Balcani. Una minaccia che la Germania per prima sembra determinata a scongiurare.

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