L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 24 agosto 2020

Lo stato deve intervenire solo per supportare in tutte le sue manifestazioni il Mercato questo è il solo superamento delle crisi di sovrapproduzione

Ordoliberalismo

di Salvatore Bravo
22 agosto 2020

Il capitalismo va declinato al plurale, benché la sua sostanza sia unica: il plusvalore. La sua lunga sopravvivenza è dovuta alla flessibilità che lo connota, non avendo altro scopo che il profitto può adattarsi alle circostanze della storia, può superare le crisi di sovrapproduzione assumendo nuove forme. Il capitalismo non ha senso del limite e della misura, per cui ha la capacità di trasformarsi, di mutare per sopravvivere. L’economia europea è oggi dominata dalla Germania e dall’ideologia ordoliberale. Si ripete che le ideologie non esistono più, che non bisogna essere ideologici nelle scelte, ma flessibili. Si deve celare, in tal modo, l’ideologia ordoliberale, per renderla eterna. Essa è come l’imperatore cinese c’è, ma non si mostra. Il volto che governa il mondo deve restare nascosto ai sudditi, altrimenti potrebbero riconoscere il nemico. Rintracciare la genesi dell’ordoliberalismo e la sua visione antropologica è di ausilio per comprendere il presente, altrimenti condannato a processi di naturalizzazione.

Negli anni trenta dopo il crollo di Wall street (1929), con i suoi effetti drammatici, in Germania è fondata la scuola di Friburgo promotrice dell’ordoliberalismo (Ordoliberalismus).

Il termine fu coniato da Hero Moeller nel 1950 e fa riferimento alla rivista “Ordo” fondata nel 1936 dall’economista Walter Eucken. L’ordoliberalismo è una variante del pensiero liberale, prevede norme giuridiche e di regolamentazione del mercato per evitare che crisi economiche e contraddizioni si potessero risolvere con forme di pianificazione economica. Il nazionalsocialismo come lo stato sociale all’inglese sono letti attraverso un unico parametro, sono segnati dallo stesso errore, ovvero lo statalismo. Il mercato deve vivere a qualsiasi costo contro ogni pianificazione. In primis l’ordoliberalismo evidenzia il suo contenuto ideologico ponendo le forme di pianificazione economica sullo stesso piano. Potremmo dire con il linguaggio di Hegel che non vede, volutamente le differenze, per cui è come la notte in cui tutte le vacche sono nere. La pianificazione del nazionalsocialismo e del comunismo hanno finalità naturalmente differente: la prima deve affermare la supremazia della razza ariana, deve rendere la selezione darwiniana tra i popoli reale e funzionale ai bisogni del popolo tedesco al punto da progettare lo spazio vitale ad est, mentre il comunismo reale, almeno in linea teorica, deve emancipare le classi oppresse e diventare modello di liberazione. Lo stato sociale inglese, invece, risponde con il capitalismo dal volto umano al pericolo comunista. L’ordoliberalismo è dunque ideologico, e pertanto deve esemplificare, accumunare le differenze per poter affermare il mercato sociale come unica possibilità per poter risolvere le contraddizione del capitalismo. Il mercato sociale degli ordoliberali è un ossimoro, poiché dove vi è mercato il sociale è annichilito dalla competizione e dall’individualismo. Per gli ordoliberali “sociale” è l’inclusione di tutti nello spazio del mercato, per cui ogni alternativa al mercato non poteva che essere male assoluto:

”Gli ordoliberali, di conseguenza, hanno cercato di individuare una sorta di invariante economico-politica che sarebbe possibile ritrovare all’interno di regimi tanto diversi come il nazismo e l’Inghilterra parlamentare, l’Unione sovietica e l’America del New Deal. Hanno tentato di rintracciare un’invariante relazionale all’interno di diversi regimi, entro diverse situazioni politiche, stabilendo al contempo il principio per cui la differenza essenziale non era quella tra socialismo e comunismo, e neppure tra una determinata struttura costituzionale ed un’altra. Il vero problema, secondo loro, stava nella scelta tra una politica liberale e una qualunque altra forma di interventismo economico, sia che assumesse la forma lieve del Keynesismo, sia che prendesse la forma drastica di un piano autarchico, come quello della Germania1

Non c’è alternativa

Per gli ordoliberali il nazismo è solo un accrescimento indebito e parossistico dello Stato. In tal modo si svela il vero carattere ideologico degli ordoliberali, il loro integralismo intellettualmente miope ed aggressivo. Il nazifascismo è variante del capitalismo, la terza via, in realtà ha lo scopo di far sopravvivere la classi liberali, e di conservarne il potere. La distinzione tra i vari sistemi economici, in cui è previsto l’intervento dello Stato è giudicata semplicemente dalla categoria della quantità, ogni eccessiva presenza dello Stato è valutata come “male” da evitare:

”Chiedendosi in cosa consista il nazismo, ne concludono che si tratta per l’essenziale, e prima di tutto, dell’accrescimento indefinito del potere di Stato2.”

L’esemplicazione, il riduzionismo agiscono per trasformare in ipostasi artificiale il mercato, non più regolamentato dalla mano invisibile di Adam Smith, ma dallo Stato che per gli ordoliberali deve intervenire unicamente per supportare il mercato. Risuonano le parole, in questi anni, ripetute come un mantra “Non c’è alternativa” allo stato presente.

Ecco svelato l’ordoliberalismo nel suo significato profondo, rendere eterno il mercato mediante la trasformazione dei cittadini in sudditi del mercato, in consumatori, nessuno deve restare fuori del mercato, per cui lo Stato diventa il mezzo per poter legiferare l’ingresso di ogni cittadino nel mercato. Il fascismo come il comunismo possono essere sconfitti da un misurato e finalizzato intervento dello Stato a favore del mercato. Il potere di acquisto, anche minimo, non dev’essere negato a nessuno. I prezzi devono quindi essere bassi come i salari con la competizione per poter permettere al dispositivo di mettere in pratica le sue finalità. I trattati europei attuali rispondono a tali logiche. Naturalmente per poter giustificare la naturalizzazione di un ente artificiale è necessario demonizzare, porre sotto la stessa tassonomia tutte le forme di intervento dello Stato in economia. Il mercato per gli ordoliberali è un ente artificiale da mantenere in vita mediante interventi legislativi sul credito o sulla stabilità della moneta, nello stesso tempo tali interventi devono cambiare il modo di essere degli esseri umani.

L’homo oeconomicus integrale

La rivoluzione antropologica degli ordoliberali ha lo scopo di determinare la natura degli esseri umani, questi ultimi non si connotano per una essenza, per cui è possibile agire mediante il dispositivo del mercato per formarli ad immagine e somiglianza del mercato. Bisogna sottrarre dall’orizzonte percettivo e cognitivo ogni possibile alternativa, in modo che non resti che l’individuo orientato al mercato. L’artificio mercato deve produrre l’homo oeconomicus integrale. In tal modo l’algoritmo finanziario realizza il mercato sociale e l’homo oeconomicus che sommati eternizzano non solo l’economia di mercato, ma specialmente l’uomo per il mercato. Perché il mercato si consolidi bisogna formare alla competizione sostanza dinamica del mercato, per cui lo Stato deve intervenire per porre le condizioni perché tutti possano competere. La sostanza artificiale è dunque il mercato e l’individuo competitore il suo epifenomeno:

“Ebbene, è su questo punto che gli ordoliberali rompono con la tradizione del liberalismo del XVIII e XIX secolo. Essi infatti sostengono che dal principio della concorrenza, come forma organizzatrice del mercato, non si può e non si deve ricavare il laissez-faire. Perché, sostengono, così facendo si continua a restare ancora all’interno di quella che potremmo chiamare “ingenuità naturalista”, ovvero si continua a ritenere che il mercato , che lo si definisca attraverso la concorrenza, è in ogni caso una sorta di dato naturale, qualcosa che si produce spontaneamente e che lo stato dovrebbe rispettare nella stessa misura in cui si tratta, appunto di un dato di natura. (…) Gli ordoliberali, infatti, sostengono che l’analisi della concorrenza come meccanismo formale, l’individuazione dei suoi effetti ottimali, è un compito che spetta alla teoria economica3”.

Il mercato non è un dato naturale, per cui può esplicarsi solo in determinate condizioni, dev’essere sostenuto, regolamentato, posto in essere dallo Stato legislatore. Il mercato sociale trova la sua attività poietica, in un nuovo tipo di uomo per il quale tutto è competizione ed economia, valuta ogni elemento della vita in funzione dell’economia. Il pensiero computazionale, l’algoritmo economico investe in modo integrale ogni atto dell’homo oeconomicus. La vita è sottratta da ogni deviazione non mercantilistica: l’uomo appartiene al mercato, si viene a creare una simbiosi assoluta.

Uomo macchina

L’uomo macchina trionfa con le sue competenze finalizzate esclusivamente alla produzione materiale, l’uomo è capitale umano, parte speciale della forma mercato:

”Prima di tutto, il capitale, definito come ciò che rende possibile il reddito futuro-ovvero il salario, è praticamente indissociabile da colui che lo detiene, come si può facilmente notare. In questo senso, quindi, non è un capitale come gli altri. L’attitudine a lavorare, la competenza, il poter far qualcosa, non può essere separato da colui che è competente e che ha questa capacità. In altri termini, la competenza del lavoratore è una macchina, ma una macchina che non si può separare dal lavoratore in quanto tale, il che non significa esattamente, come sosteneva la critica economica, sociologica o psicologica, che il capitalismo trasforma il lavoratore in macchina e dunque lo aliena. Bisogna considerare che la competenza, che fa tutt’uno con il lavoratore, è in un certo senso l’aspetto per cui il lavoratore risulta macchina, ma una macchina intesa in senso positivo, poiché produce flussi di redditi4.”

L’ordoliberalismo ha nel suo grembo un integralismo che non vuole si riconosca: la trasformazione dell’essere umano in macchina per produrre reddito. Il lavoratore non è alienato, secondo l’ordoliberalismo, perché è una macchina che con le sue competenze produce reddito e contribuisce alla vita del mercato. La persona è sostituita con il lavoratore a cui è associata competenza lavorativa e reddito. L’antiumanesimo non può essere più palese. Gli esseri umani sono organici al mercato e specialmente devono essere tali, non per natura, ma per seconda natura impressa dal mercato. L’Europa degli ordoliberali, col suo disprezzo verso i lavoratori, è la realtà con cui le sinistre devono confrontarsi. Se gli esseri umani valgono e sono le loro competenze, ora che l’intelligenza artificiale gradualmente comincia a sostituire gli esseri umani, siamo nelle condizioni ideologiche, perché la vita offesa sporga verso forme inaudite di disprezzo e sostituzione genocidaria. A tale mutazione antropologica le sinistre sono vocate a dare risposta contro gli integralismi degli ordoliberali e delle politiche europee per le quali finanza-produttività- competizione sono gli unici parametri di azione politica che puntellano la violenza ordoliberale.

Note
1 M. Foucault, Nascita della biopolitica, Feltrinelli, Milano 2012, pp. 102 -103
2 Ibidm pag. 103
3 Ibidem pp. 111-112
4 Ibidem pag. 185

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