L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 31 agosto 2020

Lockdown - distruzione dell'offerta troppa capacità di produzione (sovrapproduzione)

Il Lockdown, forse è un’azione di politica economica


Secondo un approfondimento apparso su Global Research, il lockdown sarebbe stato orchestrato dai potenti (FMI e WEF) per “resettare” un mondo che sfuggiva alle regole

di Redazione | 29/08/2020 ore 12:00


Secondo un approfondimento apparso su Global Research, il lockdown sarebbe stato orchestrato dai potenti – in primis FMI e WEF – per implementare il «grande reset» del mondo.

Sia il World Economic Forum (WEF) che il FMI parlano di un «grande reset» mondiale e indirizzano un gran numero di risorse dal basso a favore di una piccola élite, attraverso la schiavitù del debito – promuovendo un passaggio dal capitalismo dei consumi al capitalismo green – e tutto con un atteggiamento amichevole nei confronti dell’ambiente e della popolazione mondiale.

Il WEF è una ONG registrata presso un lussureggiante sobborgo di Ginevra, con ambizioni di comando dal sapore mondano. Il FMI, creato sulla base alla Carta delle Nazioni Unite, è un’organizzazione finanziaria internazionale ufficiale: una delle due istituzioni di Bretton Woods, l’altra è la Banca mondiale.

L’obiettivo del WEF e del FMI è quello di «fare tutto il bene possibile per un mondo colpito dal disastro COVID». Nessuno di loro menziona invece come le loro azioni porteranno il mondo, specialmente il mondo in via di sviluppo, in un disastro «sostenibile» ancora più profondo.

Il lockdown? «Tutta una strategia dei potenti»
Il messaggio principale del WEF sul tema è stato dato dal suo fondatore e presidente esecutivo Klaus Schwab lo scorso 3 giugno 2020:

«Il mondo deve agire congiuntamente e rapidamente per rinnovare tutti gli aspetti delle nostre società ed economie, dall’istruzione ai patti sociale e alle condizioni di lavoro…Ogni paese, dagli Stati Uniti alla Cina, deve partecipare, e ogni industria, da quella del petrolio e a quella del gas e della tecnologia, deve essere trasformata. In breve, abbiamo bisogno di un «grande ripristino» del capitalismo».

Interessante notare come il “grande reset” (testualmente “Great Reset”) riguardi la preservazione del capitalismo. Ciò che Schwab e gli «amministratori» d’élite dietro di lui non dicono è che questo accelera lo spostamento delle risorse dal basso verso gli oligarchi, accecando gli occhi e le menti del pubblico con lo slogan «Sustainable Green». Quello vende sempre. Il consumo “verde” dà una bella sensazione, fa un certo effetto positivo.

In una formidabile scoperta – a conclusione di uno studio scientifico – il WEF conclude che il male di tutti i mali è la “ricchezza”. Molto peggio del coronavirus.

Secondo il WEF il COVID-19 non è così cattivo come la ricchezza, vale a dire la ricchezza di denaro che si è accumulata nel corso dei secoli, rendendo il mondo un luogo sempre più squilibrato – con povertà, fame, miseria crescenti – e vulnerabile a prendere malattie, come il COVID.

Sì, il WEF e i suoi protagonisti (che rappresentano la “ricchezza”) dietro le quinte hanno sfruttato il COVID per giustificare un lockdown totale delle persone e dell’economia mondiale. Ciò è accaduto praticamente simultaneamente in tutto il mondo in quasi tutti i 193 paesi membri dell’ONU.

Le poche eccezioni includono Svezia e Bielorussia. Questo potente obbligo al lockdown, istigato «dall’alto», molto al di sopra dei governi e delle Nazioni Unite, e con un’autorità cooptata come l’OMS, ha messo in ginocchio l’economia mondiale in meno di 6 mesi. Oggi il tutto prosegue in nome della trasformazione “Green”.

Come se il virus avesse colpito contemporaneamente il mondo intero. Nessuno con una mente lucida può crederci. Non è mai successo nella storia dell’umanità. Eppure, le menti dietro questa frode la stanno passando liscia, con relativamente poche proteste finora. Ma con una massiccia campagna globale di PAURA.

La paura è stata usata come arma per intimidire l’intera popolazione mondiale. La paura, l’ansia e la frustrazione sono le cause principali della maggior parte delle malattie. In altre parole, ciò che fa la propaganda del falso e della paura ci rende più vulnerabili a tutti i tipi di malattie, compreso il cancro.

Ciò è ulteriormente rafforzato dal distanziamento sociale rigorosamente imposto. Proibire alle persone di incontrarsi, socializzare, «solidarizzare» e quindi ridurre il loro livello di paura, è un dettato intelligente per le menti dietro a tutto questo.

Lo shock aleggia lentamente ma inesorabilmente tra alcune persone “pensanti” e si riuniscono in massa, protestando, nonostante il divieto – Berlino, 1 agosto 2020, 1,3 milioni di persone in piazza. Altri manifestano per il Black Lives Matter (BLM), contro la brutalità della polizia e a favore o contro il movimento Woke. La maggior parte è generosamente finanziata da fondazioni di ricchi oligarchi come Ford, Gates, Soros, Rockefeller e altri. A partire dagli Stati Uniti, le proteste si sono estese anche alle principali città europee. Sono tutte un’esasperazione e rappresentano rabbia contro la repressione, quindi inconsapevolmente legate al coronavirus e la relativa repressione, sollevando sempre più scompiglio.

Ecco a voi il grande reset mondiale

Il WEF sostiene ciò che i manifestanti sanno da sempre: il problema è la ricchezza. È così semplice. Secondo Klaus Schwab, il consumismo senza fine deve finire e Madre Terra ha bisogno di essere protetta e riabilitata – occorre più equilibrio nell’umanità. Tutto questo ha fatto virare l’economia – un’economia CAPITALISTA, intendiamoci – verso un concetto di vita Green.

Nasce il capitalismo Green
Il FMI, con il suo dogma parallelo a quello del WEF, sostiene il passaggio da «ciò che non ha funzionato» verso un’altra forma di capitalismo, un «capitalismo sostenibile» – promuovendo il New Green Deal del Partito Democratico degli Stati Uniti, modellato sul New Deal degli anni ’30 del presidente Franklin D. Roosevelt. Il Roosevelt New Deal fu ufficialmente concepito come un programma di sollievo dalla depressione economica del 1929-1933. Consisteva in progetti di lavori pubblici, riforme finanziarie e regolamentazioni varie, fino al 1939, l’inizio della seconda guerra mondiale.

Nel suo intervento alla Camera di Commercio degli Stati Uniti, Kristalina Georgieva, direttrice operativa del Fondo Monetario Internazionale, ha così parlato ai suoi interlocutori:

“Non c’è difensore dei mercati più forte di una persona che ha vissuto in un ambiente altamente distorto di un sistema non di mercato. Ho imparato in prima persona il costo delle cattive politiche e i vantaggi delle buone politiche. In effetti, è stato in parte dovuto al FMI il fatto che la Bulgaria abbia potuto svoltare negli anni ’90 e partecipare sia all’Unione europea che all’economia mondiale”.

“Cosa ci dice il fatto che qualcuno che proviene da un sistema comunista ora guidi il FMI e sia invitato a rivolgersi alla Camera di Commercio degli Stati Uniti? In parole povere, ci dice che il cambiamento in meglio è inarrestabile”.
Questo dice tutto. Il fondamentalismo del mercato deve continuare. E se il FMI avrà la possibilità, lo renderà possibile. Il programma in tre punti di Georgieva mette insieme l’approccio del WEF al «nuovo» paradigma economico, il Great Reset. Un passaggio dal «capitalismo della ricchezza» a un «capitalismo verde» più egualitario. Non c’è cambiamento che non richieda risorse. E poiché saranno i ricchi a seguire il processo, i pochi beni rimanenti saranno spalati dal basso verso l’alto. Il solito.

Il primo punto riguarda il bilancio della pandemia. La Georgieva sottolinea alcuni dei «danni collaterali» del lockdown obbligatorio – obbligatorio, perché stavamo e stiamo ancora combattendo un virus mortale.

Secondo il FMI, entro la fine del 2020 «170 paesi, quasi il 90 per cento del mondo, peggioreranno e avranno un calo del reddito pro capite».
Questa distruzione dell’economia mondiale ha già portato a implementare delle «vaste misure fiscali, per un totale di nove trilioni di dollari, a livello globale», secondo il FMI.

In realtà queste misure, compresi i pacchetti di salvataggio semi-clandestini a banche e altre istituzioni finanziarie, oltre ad altri colossi, hanno superato solo negli Stati Uniti i 20 trilioni di dollari. Aggiungiamo a questo ciò che il resto del mondo, in particolare l’UE, tramite la Banca Centrale Europea (BCE), ha elargito con i cosiddetti fondi di salvataggio. La maggior parte di questi soldi è andata a finire a condizioni favorevoli alla finanza, alla produzione e ai servizi; e solo una piccola percentuale è andata alle persone più bisognose.

Il secondo punto riguarda «la via per la guarigione». Qui il FMI punta ad una grande riapertura dell’economia. Ciò significa un approccio attento alla «costruzione di una ripresa che si concentri su una grande trasformazione man mano che emergiamo da questa crisi eccezionale».

Il WEF parla di «enormi riforme». Riforme e trasformazioni sono parole chiave dei nostri due protagonisti. Riecheggiano bene nel linguaggio del neoliberismo. Un paese che deve essere salvato dal FMI deve “riformare”, “trasformare” e “adeguarsi”. WEF e FMI vanno di pari passo.

La “grande trasformazione” voluta dall’élite
Il processo di riapertura a seguito dei lockdown sta avendo il suo corso in tutto il mondo: circa il 75% dei paesi sta riaprendo. Così dice il FMI. Ora è il momento di pensare attentamente a ciò che verrà dopo. Il Fondo suggerisce di «costruire una ripresa che si concentri su una Grande Trasformazione man mano che emergiamo da questa crisi eccezionale».

Una delle opportunità che il FMI vede emergere da questa crisi è «la trasformazione digitale: una grande vincitrice di questa crisi». Non viene spiegato cosa significhi, ma è chiaro che si rende necessaria la digitalizzazione dell’identità delle persone e la digitalizzazione del denaro: il controllo totale sui movimenti delle persone, le cartelle cliniche, il flusso di denaro, i conti bancari e altro ancora.

Sebbene sia il WEF che il FMI riconoscano che questa crisi porterà più debito, deficit più elevati, una maggiore disoccupazione e un’impennata di povertà, entrambi vogliono degli “aggiustamenti”. E gli aggiustamenti di solito sono a carico dei gruppi sociali a basso reddito, i poveri.

Tutto ciò porta a creare debito e ad essere schiavi del debito – e soprattutto a un maggiore controllo da parte del Nord del mondo sul Sud del mondo.

Il che ci porta al terzo punto: costruire una società più giusta, il ruolo del FMI, offrendo un’altra opportunità, diventando green. Il Fondo non perde occasione di ricordare della presenza del cambiamento climatico, che ancora incombe su tutti noi, causato dall’uomo e quasi finito nel dimenticatoio per colpa della saga e del dramma del coronavirus. Occorre tornare a parlarne. E quale migliore opportunità se non quella di guardare al futuro e diventare ecologici.

Questo è esattamente lo stesso concetto presente nella propaganda del WEF: una New Green Agenda, un New Green Deal. Costa parecchi soldi. Significa trasformare industrie dispendiose e inquinanti in industrie verdi e pulite.

(di fronte ai numeri catastrofici e probabilmente reali che il Covid ha fatto segnare nel mondo e di fronte all’onda lunga e perpetua di questo virus il pezzo qui riportato ha un sapore di fanta-politica. Verò è che il mondo “all’occidentale” stride fortemente con tante altre realtà universali. Vero è che il clima è impazzito anche per mano degli uomini e che le sperequazioni fra le varie realtà del pianeta pesano sempre di più, altrettanto vera è la necessità di controllare consumi, costi/benefici e sprechi inquinanti ma, arrivare a dipingere una trama di così incredibile portata ci pare, come minimo azzardato. E’, invece, e seriamente auspicabile che da questa tragica batosta che stiamo vivendo con i dovuti tempi e con le corrette regole rispettate da tutti i paesi possa e debba uscire una società più civile e cosciente in grado di sopravvivere a se stessa conscia della necessità di procedere nella grande impresa di un’effettiva e quotidiana economia circolare. ndr. A.R.)

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