L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 7 agosto 2020

Mercato, concorrenza e le regole. I giocatori che prendono il pallone e lo infilano con le mani nella porta degli avversari. Tutto è permesso agli Stati Uniti? Apple, Google, Amazon, Facebook, Microsoft giganti protetti da 8000 ordigni nucleari, 12 portaerei, 690 basi militari sparse per il mondo

Il caso TikTok è una bomba a orologeria che minaccia la concorrenza internazionale

di Jacques-Aurélien Marcireau, Co-Head of Equities di Edmond de Rothschild Asset Management

Intere generazioni di CEO sono cresciute in un mondo dominato dalle logiche della globalizzazione, tendenza che deriva sì dalla spietata concorrenza globale, ma che tuttavia si muove seguendo regole note.

Dopo gli sforzi volti a rendere Nokia e/o Ericsson società statunitensi, il caso TikTok potrebbe segnare un momento di svolta in cui gli Stati Uniti ricordano a tutti che è Washington il luogo in cui si decidono le condizioni di concorrenza internazionale e, di conseguenza, qualsiasi sviluppo molto sfavorevole per gli interessi statunitensi non sarebbe accettabile.
La vicenda ha infranto il mito, già ampiamente minato alla base da Pechino, della concorrenza basata sui meriti delle aziende all’interno dei rispettivi mercati.

Fino ad oggi, gli Stati Uniti non avevano mai incontrato una concorrenza significativa per quanto riguarda le piattaforme Internet all’interno del proprio territorio. TikTok ha rotto le uova nel paniere e l’azienda si trova ora di fronte a un dilemma: vendere le sue attività statunitensi, probabilmente a Microsoft, o essere costretta ad abbandonare del tutto gli Stati Uniti.

A livello politico, Microsoft si trova ora in una posizione molto favorevole per fare un’offerta per TikTok ad un prezzo stracciato. In precedenza il gruppo si era aggiudicato il contratto JEDI per la modernizzazione dei servizi cloud del governo americano. È stato anche risparmiato l’altamente pubblicizzato Congresso dei giganti di Internet accusati di abusare della propria posizione dominante. Tutto ciò ha dimostrato come Microsoft godeva di eccellenti relazioni con Washington ed era in perfetta armonia con l’attuale amministrazione;

A livello puramente economico, e nonostante tutto il rumore dei media – anche negli Stati Uniti – sulla necessità di regolamentare le società GAFA, permettere a Microsoft di acquistare TikTok sarebbe in palese contraddizione con gli sforzi per impedire a queste società di rafforzare le loro reti attraverso le acquisizioni.
Esse beneficiano già pienamente di un circolo virtuoso. Microsoft uscirebbe chiaramente rafforzata da tale manovra in quanto permetterebbe al gruppo di creare una rete con le altre divisioni come Cloud e Xbox;

A livello internazionale, gli Stati Uniti, adottando un approccio tradizionalmente gradito ai Paesi emergenti e soprattutto alla Cina, sarebbero visti dismettere il proprio ruolo di garante delle regole, autorizzando così qualsiasi altro Paese a comportarsi allo stesso modo. Quelle che prima erano relazioni tranquille potrebbero trasformarsi in vere e proprie manifestazioni di forza.

L’episodio, in ogni caso, mostra il forte sostegno da parte di Washington a favore dei giganti di Internet degli Stati Uniti che sono visti come veri e propri protettori del potere americano.
Si pone anche la questione della capacità dell’Europa di creare i propri campioni digitali e di difendere gli interessi delle proprie aziende in un mondo in cui gli equilibri di potere saranno inevitabilmente sbilanciati a favore dei più forti.

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