L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 4 agosto 2020

Previsione del Cer, Centro economico ricerca

Come si riprenderà l’economia italiana. Report Cer

4 agosto 2020


Fatti, numeri e scenari sull’economia italiana nell’ultimo aggiornamento congiunturale Osservatorio Covid-19 del Cer (Centro europa ricerche)

L’emergenza sanitaria ha causato in Italia una drastica caduta del Pil senza paragoni, ma la contrazione rimarrà in linea con i quadri programmatici assunti nel DEF, secondo l’Osservatorio Covid-19 del Centro Europa Ricerche.

I dati

Il secondo trimestre del 2020 registra una caduta del Pil mai sperimentata dall’economia italiana: del -12,4% in termini congiunturali e del -17,3% nei valori tendenziali. Perdite inevitabili dato che per il mese di aprile e per una buona parte di quello di maggio sono rimaste in vigore le restrizioni sulle scelte di produzione e spesa di imprese e famiglie.

I segnali di ripresa

Nonostante la forte contrazione del Pil il secondo trimestre è stato migliore di quanto le previsioni della Commissione Europea e dell’Istat avevano anticipato. «Il dato “vero” di secondo trimestre è migliore di 3,3 punti rispetto alla stima ribassata, ma è anche migliore di 1,2 punti rispetto alla valutazione di Primavera, secondo il report del Centro europa ricerche. Se dunque la previsione di una flessione del Pil dell’11,2% è decisamente fuori linea rispetto al risultato di secondo trimestre, anche la riduzione del 9,5% risultante dall’esercizio di Primavera sembra troppo accentuata», si legge nel dossier del Cer.

Come sarà il terzo trimestre

L’analisi dei dati suggerisce quindi che dopo aprile l’economia italiana ha ripreso a correre. Per quanto riguarda i settori analizzati (Produzione industriale, Vendite al dettaglio e Costruzioni), si è osservato che sono scesi nei mesi primaverili meno delle previsioni. Ciò ha determinato che i rimbalzi osservati a maggio (e per i consumi anche a giugno) si sono tradotti in una crescita acquisita positiva mediamente pari al 10%. Per questi tre settori « il trimestre estivo si è aperto con una crescita già assicurata pari, rispettivamente, all’11, 14,9 e 25,7%», si legge nell’Osservatorio Covid-19. Ci sono dunque tutte le condizioni affinché nel terzo trimestre possa verificarsi un rimbalzo del Pil.

Le esportazioni

Va male, invece, questo comparto che ha aggiunto al trascinamento del primo trimestre una contrazione ulteriore di 10,8 punti. Tuttavia le esportazioni entrano nel terzo trimestre con un trascinamento robusto, pari al 10%.

Le previsioni

Secondo l’analisi del Cer «nella seconda parte dell’anno vi sarà un recupero del Pil complessivamente pari al 6,5%». In media annua, invece la contrazione attesa è è pari a -8,7%, lievemente peggiore di quella assunta dal Governo nel DEF e sensibilmente al di sopra dell’ultima stima della Commissione. «Il 2021 si aprirebbe inoltre con un trascinamento del 4,8%, che accorcerebbe i tempi di ritorno sui livelli di attività pre-Covid. A condizione, naturalmente, che non vi sia una recrudescenza del contagio», conclude lo studio del Cer.

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