L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 28 agosto 2020

Quanti giri di parole per non far capire niente. L'inflazione dipende dalla massa di moneta circolante in cui l'offerta è minore rispetto alla domanda. Nel mondo in cui c'è SOVRAPPRODUZIONE, in cui i macchinari delle aziende lavorano al 70% delle loro capacità e quindi un'offerta sovrabbondante è normale che l'inflazione non è un problema ma il suo contrario la deflazione domina i liberi mercati ed è corretto dire che l'obiettivo è la massima occupazione MA sapendo che in questo sistema economico è una chimera, una fake news

Fed, è la fine di un’era. L’inflazione non conta più per Powell?

28 Agosto 2020 - 12:59 

Il discorso di Powell alla conferenza di Jackson Hole ha segnato la svolta della Fed. Finisce un’era e in focus ora c’è l’inflazione: quanto conta ancora per la Federal Reserve?


La Fed ha iniziato la svolta e dopo il discorso di Jerome H. Powell alla conferenza di Jackson Hole la banca centrale statunitense ha inaugurato una nuova era.

Il numero uno della Federal Reserve, infatti, ha annunciato un importante cambiamento nel modo in cui l’importante istituto di politica monetaria guiderà l’economia, segnalando che renderà preminente la crescita dell’occupazione con tassi di interessi bassi.

Nel mirino di analisti e investitori è finito soprattutto il target inflazione, che ora è visto in aumento. Un cambiamento non da poco, come evidenziato da alcuni osservatori sul New York Times.

Se, infatti, la maggior parte della storia della Fed si è concentrata nel tenere sotto controllo l’inflazione, ora il cambiamento segna davvero la fine di un’era. L’indice dei prezzi non conta più per Powell?

Fed: svolta sull’inflazione. Qual è il piano Powell?

Il tema cruciale del discorso di Powell è stato senz’altro quello dell’inflazione.

La Fed ha ufficialmente cambiato il suo approccio, mirando a un’inflazione media del 2% nel tempo, piuttosto che come obiettivo assoluto. In tal modo, la banca centrale consentirà ai prezzi di salire un po’ più velocemente.

Powell ha spiegato che:

“Se le aspettative di inflazione scendessero al di sotto del nostro obiettivo del 2%, i tassi di interesse diminuirebbero in tandem. A sua volta, avremmo meno possibilità di tagliare i tassi di interesse per aumentare l’occupazione durante una recessione economica.”

Il cambio di passo annunciato dalla Fed si basa essenzialmente su questo ragionamento. Un’inflazione più elevata può sembrare un obiettivo azzardato ai consumatori, ma aumenti dei prezzi eccessivamente deboli possono effettivamente avere effetti dannosi sull’economia.

Un circolo di stagnazione si è verificato in Paesi tra cui il Giappone, in cui minori aumenti dei prezzi lasciano meno spazio per tagliare i tassi, limitando la capacità dei responsabili politici di stimolare l’economia e aumentare l’inflazione.

La consapevolezza di effetti sugli oneri dei cittadini c’è, come ribadito dal numero uno della Fed:

“Siamo certamente consapevoli che i prezzi più alti per gli articoli essenziali, come cibo, benzina e alloggi, si aggiungono agli oneri che devono affrontare molte famiglie, in particolare quelle alle prese con la perdita di posti di lavoro e di reddito. Tuttavia, un’inflazione costantemente troppo bassa può comportare seri rischi per l’economia.”

L’inflazione si muoverà comunque in modo moderato, ha rassicurato Powell rispondendo ai giornalisti.

Inoltre, sottolineando l’importanza di un mercato del lavoro forte e dicendo che la Fed tollererà aumenti dei prezzi leggermente più rapidi, Powell e i suoi colleghi hanno gettato le basi per anni di bassi tassi di interesse.

Come riporta un’analisi del New York Times, ciò potrebbe tradursi in lunghi periodi di mutui economici e prestiti alle imprese che favoriscono una forte domanda e un solido mercato del lavoro.
Obiettivo Fed: stabilità finanziaria

La Fed ha esplicitamente evidenziato nella sua dichiarazione che la stabilità finanziaria resta tra i suoi obiettivi chiave.

La nota ha messo in chiaro che “il raggiungimento sostenibile della massima occupazione e stabilità dei prezzi dipende da un sistema finanziario stabile”

D’altronde, negli ultimi decenni, le espansioni sono terminate quando le bolle dei prezzi degli asset - come il boom immobiliare della metà degli anni 2000 - sono andate fuori controllo, piuttosto che per mano di un’inflazione troppo alta.

Per questo, la Federal Reserve di Powell prenderà le decisioni in base a “obiettivi a lungo termine, prospettive a medio termine e valutazioni dell’equilibrio dei rischi, compresi i rischi per il sistema finanziario che potrebbero ostacolare il raggiungimento degli obiettivi del comitato”

Queste le basi della nuova era della Fed.

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