L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 30 agosto 2020

Xi Jinping impegnato ad aumentare i consumi interni, se riesce rende l'economia cinese decisamente più stabile

29/08/2020, 10.33
CINA
Xi Jinping punta sui consumi interni per superare la crisi economica e quella con gli Usa

Il presidente cinese si affida a un gruppo di economisti per elaborare il 14° Piano quinquennale (2021-2025). Confermata la strategia della “doppia circolazione”. Lo Stato ancora alla guida dell’economia. Invocato il multilateralismo, ma Usa ed Europa criticano le chiusure di Pechino. Gli esperti cinesi chiedono una maggiore urbanizzazione e attenzione per i lavoratori migranti. Analisti: quelle di Xi sono ricette vecchie che non hanno mai funzionato.


Pechino (AsiaNews) – La Cina farà maggiore affidamento su stessa senza chiudersi al mondo. È l’orientamento emerso nei giorni scorsi durante un incontro tra Xi Jinping e un gruppo di nove economisti. Il presidente cinese è impegnato a mettere a punto il 14° Piano quinquennale (2021-2025), che sarà adottato in ottobre dal il 5° Plenum del Comitato centrale del Partito comunista cinese.

Al termine dei lavori con gli accademici, Xi ha confermato che il Paese seguirà una strategia di “doppia circolazione” per limitare le ricadute del possibile “decoupling” (separazione) economico dagli Usa) e della pandemia di Covid-19. 

La guerra dei dazi con gli Stati Uniti e l’emergenza coronavirus hanno cambiato il quadro globale. Secondo un recente studio di Bank of America, la crisi pandemica ha distrutto l’80% delle catene globali di approvvigionamento, di cui la Cina è il principale nodo manifatturiero. Tale scenario ha spinto il 75% delle imprese che operano nei mercati esteri – soprattutto quelle dagli Usa, Unione europea, Taiwan, Giappone e India – ad ampliare gli sforzi per riportare le attività industriali nei propri Paesi d’origine.

La direzione scelta dalla leadership cinese continua a essere quella di una economia controllata in modo rigido dallo Stato. Secondo Zhang Yuyan, capo dell’Istituto di politica ed economia internazionale all’Accademia cinese delle scienze sociali, la Cina deve però mantenere un approccio multilaterale nel commercio internazionale: una risposta “all’unilateralismo” degli Stati Uniti.

Analisti osservano che questa linea di condotta rischia di aggravare i contrasti con Washington e l’Unione europea. Da tempo, Usa ed Europa accusano Pechino di invocare da un lato il multilateralismo, e dall’altro di violare le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio. 

Per superare la crisi economica, Lu Ming, docente all’università Jiao Tong di Shanghai, ha proposto al governo di favorire una maggiore urbanizzazione del Paese. Nella sua visione, le grandi città sono aggregatori di forze economiche. Come notato però da Cai Fang, vice presidente dell’Accademia cinese delle scienze sociali, lo sviluppo urbano non può alimentare la crescita economica se i lavoratori migranti – circa 290 milioni di individui, provenienti per lo più dalle aree rurali – non possono trasferire la residenza nei centri dove sono impiegati, e non sono formati in modo adeguato.

Molti osservatori hanno espresso dubbi sulla strategia della “doppia circolazione” di Xi. Essi la considerano una rivisitazione delle politiche degli ex premier Zhu Rongji e Wen Jiabao, che hanno tentato – senza riuscirci – di ridurre la dipendenza del Paese dalle esportazioni, scommettendo sui consumi interni come volano dell’economia.

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