L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 8 settembre 2020

Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrain sono entrati a pieno titolo nell'economia del debito

Una nuova ondata di debiti per Emirati Arabi, Arabia Saudita e Bahrain

Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Bahrain stanno vivendo una nuova ondata di debiti e di riduzione delle riserve: malgrado l’aumento dei prezzi del greggio nelle ultime settimane, i tre paesi fronteggiano difficoltà finanziarie a causa del coronavirus e della scarsità dei profitti del petrolio, necessari al finanziamento del debito

di Redazione Al-Araby, (01/09/2020). Traduzione e sintesi di Dario Giustini

Un recente rapporto di Reuters rivela che l’emirato di Dubai ha incaricato le proprie banche di contattare gli investitori prima di emettere sukuk (strumenti di debito) con durata di 10 anni e obbligazioni a 30 anni, in dollari. Si tratta di un programma a lungo termine per il rilascio di sukuk dal valore di 6 miliardi di dollari e di obbligazioni per 5 miliardi di dollari. A marzo 2019 Dubai aveva rinnovato il debito grazie a un prestito di 10 miliardi di dollari per 5 anni da parte della banca centrale degli Emirati, quando già nel 2018 aveva ottenuto prestiti di 10 miliardi di dollari da Abu Dhabi per 5 anni. Dubai ha subìto ripercussioni maggiori rispetto agli altri sei emirati, in quanto la pandemia ha devastato il settore del turismo, per lui vitale, oltre ai settori immobiliare, commerciale e bancario.

La giapponese Mitsubishi UFJ Financial Group prevede per il 2020 una contrazione del 5.2% dell’economia della città a causa della pandemia, ma non esclude una ripresa della crescita e la possibilità di toccare il 4.3% l’anno prossimo. Il gruppo aggiunge che anche se i settori economici vitali dell’emirato hanno subìto un forte colpo a causa del coronavirus, gli indicatori suggeriscono un ritorno alla normale attività economica.

L’Expo Dubai, prevista per quest’anno, aveva preparato la città ad un aumento di entrate e attività economiche, ma a causa del coronavirus verrà posticipata al prossimo anno. La società Damac Properties ritiene, in un recente dossier, che il mercato immobiliare della città sarà in difficoltà per i prossimi due anni, in cui i prezzi degli immobili non smetteranno di calare.

Nonostante l’emirato di Abu Dhabi goda di grandi riserve petrolifere ed un enorme fondo sovrano, anch’esso è in cerca di prestiti. Reuters riporta che Abu Dhabi ha iniziato a vendere obbligazioni in dollari, distribuite in tre tranches da tre anni, dieci e mezzo e cinquanta, superando Arabia Saudita ed Egitto quanto ad emissione di strumenti di credito: si tratta infatti della scadenza più lontana in tutto il Medio Oriente.

Gli Emirati, la seconda economia del Golfo, hanno iniziato il 2020 rilasciando il bilancio federale più alto della loro storia, del valore di 61 miliardi di dirham (16,6 miliardi di dollari), in pareggio. Ma la pandemia e le sue ripercussioni economiche hanno reso il 2020 il peggior anno nella storia del paese.

Ad oggi, gli Emirati non hanno ancora pubblicato alcun documento ufficiale che mostri gli effetti reali della pandemia sul bilancio: l’ultimo, rilasciato dal governo a metà agosto, analizza la performance del bilancio nel primo quarto del 2020, prima dell’epidemia.

Il Fondo Monetario Internazionale riporta che a giugno l’economia degli Emirati è diminuita del 4.3% nel 2020, con un deficit pari a 40 volte quello del 2019.

Recentemente l’agenzia Moody’s ha indicato che gli Emirati soffriranno un’acuta recessione, e che le entità pubbliche di Dubai, in quanto coinvolte nei settori immobiliare, dei trasporti e del turismo, vedranno i loro debiti ancora più a rischio.

Dei sei Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo, tutti hanno registrato un disavanzo finanziario allarmante in questo primo semestre, pari a 180 miliardi di dollari, causato della caduta dei profitti del petrolio e dalla paralisi di numerose attività dovuta al coronavirus. La sola Arabia Saudita riscontra circa il 55% del deficit totale dei paesi del Golfo, stando ad un recente rapporto di Standard & Pools.

Nel primo semestre del 2020 il debito dei paesi del Golfo è stato coperto da un prestito di 100 miliardi di dollari, di cui circa 60,3 sottoforma di obbligazioni. Si tratta di 10 miliardi in più rispetto al 2019, mentre la parte restante è stata coperta da prelievi sulle riserve pubbliche. Altri dati della banca centrale saudita mostrano un calo ininterrotto degli asset di riserva, che comprendono valute straniere, oro e investimenti in azioni straniere.

Stando all’ultimo rapporto mensile pubblicato della banca centrale, gli asset di riserva a luglio si attestavano a 1,67 trilioni di rial (447,7 miliardi di dollari), rispetto ai 1,88 trilioni (503,4 miliardi di dollari) nello stesso periodo del 2019.

In Bahrain, il paese del golfo meno ricco di petrolio, Reuters riporta che il governo sta pianificando l’emissione di sukuk e obbligazioni estere. Nel 2018 il regno aveva già ottenuto un piano di salvataggio (bailout) grazie a un pacchetto di aiuti da 10 miliardi di dollari da parte dei suoi ricchi vicini, per scampare da una contrazione del credito. Lo scorso maggio aveva poi raccolto due miliardi di dollari per rafforzare la situazione finanziaria, fortemente colpita dall’abbassamento dei prezzi del petrolio e dalla pandemia.

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