L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 15 settembre 2020

e dopo lo schiaffo a Misurata per il mancato sbarco dei militari italiani arriva il ricatto per i nostri pescatori

HAFTAR RICATTA L’ITALIA


(di Tiziano Ciocchetti)
14/09/20 

Se volessimo scovare le maggiori similitudini tra i governi italiani degli ultimi decenni, troveremmo che, per quanto concerne i rapimenti di italiani all’estero, il comune denominatore è stato il pagamento di un riscatto. Infatti da Prodi a Berlusconi fino al Conte bis abbiamo sempre sborsato soldi per riprenderci i nostri concittadini.

Anche questa volta, mi riferisco al fermo (o meglio rapimento) di 18 pescatori siciliani, da parte della pseudo guardia costiera di Bengasi, si finirà per pagare un riscatto.

Due settimane fa, due pescherecci salpati da Mazara del Vallo, sono stati abbordati da marinai della Cirenaica a 35 miglia a nord di Bengasi e mettendo, de facto, in stato di arresto gli equipaggi.

Inizialmente sembrava trattarsi della solita provocazione, che si sarebbe felicemente risolta dopo poche ore. Tuttavia, successivamente, gli uomini vicini al generale Haftar hanno cominciato a ventilare l’ipotesi di uno scambio con scafisti condannati per fatti risalenti al 2015 e detenuti nelle carceri italiane.

Secondo l’uomo forte della Cirenaica si tratta di una detenzione ingiusta in quanto in realtà, i quattro scafisti condannati a trent’anni di reclusione dalla Cassazione, sarebbero dei semplici calciatori in cerca di un contratto da parte di una società di calcio italiana.

I due pescherecci sono stati catturati in quanto, secondo la autorità non riconosciute di Bengasi, compivano azioni di pesca illegale all’interno delle acque territoriali libiche. Dal 2005 l’allora regime di Gheddafi aveva rivendicato unilateralmente l’estensione delle acque territoriali a 74 miglia dalla costa.

Appare evidente che l’affronto di Haftar sia di natura politica, vuole probabilmente mostrare ai suoi che è ancora un personaggio importante nello scenario libico, in grado di far valere le proprie ragioni anche nei confronti di un paese straniero.

Il punto è che il governo italiano non vede altra alternativa che non sia quella di trattare con Haftar, nonostante il palese atto di pirateria, escludendo a priori qualsiasi altra opzione, come per esempio l’uso della forza militare.

Foto: presidenza del consiglio dei ministri

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