L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 3 settembre 2020

Energia pulita - Riconvertire l'Ilva ed efficentarla l'idrogeno verde c'è se gli euroimbecilli politici vogliono c'è

Idrogeno, ecco come Germania e Francia spingono sull’acceleratore

2 settembre 2020

Mondo imprenditoriale e politico delle due maggiori economie europee gettano le basi per la decarbonizzazione dell’industria pesante e del settore trasporti.


Ci sono attualmente 50 progetti per l’idrogeno verde sulla rampa di lancio nel mondo, con una capacità rinnovabile stimata di circa 50 GW.

Gli investimenti complessivi ammontano a circa 75 miliardi di dollari, per produrre 4 milioni di tonnellate di combustibile l’anno. I dati sono dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis (IEEFA) che segnala come alcune delle iniziative più interessanti giungono dall’Europa, in particolare da Germania e Francia.

Progetti nell’industria pesante in Germania

Pochi giorni fa, l’Amministratore Delegato di Thyssenkrupp, Martina Merz, ha illustrato la trasformazione verde del maggiore gruppo siderurgico tedesco al ministro dell’economia federale Peter Altmaier e al premier della Renania settentrionale-Vestfalia, Armin Laschet, nell’ambito di quello che è stato definito un Piano d’Azione per l’Acciaio, basato appunto sull’idrogeno, soprattutto quello rinnovabile.

L’avvio del progetto ruota attorno alla costruzione del primo cosiddetto “altoforno 2.0”, un impianto di riduzione diretta con un’unità di fusione integrata presso lo stabilimento di Thyssenkrupp a Duisburg – il più grande sito di produzione integrata di acciaio d’Europa.

“Oggi la Thyssenkrupp invia un segnale forte per un’ambiziosa tutela del clima da parte dell’industria. L’acciaio è una delle principali industrie tedesche. Dobbiamo fare tutto il possibile per garantire che in futuro in Germania si produca acciaio verde, rispettoso del clima e competitivo. Con l’Handlungskonzept Stahl (Piano d’Azione per l’Acciaio) abbiamo definito le condizioni quadro. Ora si tratta di tradurle in progetti concreti. L’impianto di riduzione diretta previsto ne è un ottimo esempio”, ha detto Il ministro federale dell’economia Peter Altmaier, commentando l’iniziativa di Thyssenkrupp.

“Thyssenkrupp ha l’opportunità di scrivere ancora una volta la storia dell’industria se l’azienda procederà risolutamente nella sua trasformazione verso un’industria neutrale dal punto di vista climatico e nello sviluppo dell’acciaio verde. Noi, come politici, sosterremo l’industria in questo processo. Questa è una sfida per tutti: i governi federali e statali, e anche l’Unione Europea,” ha detto il premier dello Stato del Nord Reno-Westfalia.

Il progetto di Duisburg riguarderà in gran parte impianti già esistenti, che riusciranno a mantenere l’intero portafoglio prodotti, il che significa che i costi di investimento e di gestione saranno notevolmente inferiori, ha comunicato l’azienda in una nota.

L’efficientamento degli impianti verso la neutralità climatica è fondato su una innovazione tecnica: il materiale solido prodotto nell’impianto di riduzione diretta viene liquefatto in un’unità di fusione integrata – un altoforno 2.0 appunto – per la produzione di “metallo elettrico ad alta temperatura” da alimentare in futuro con idrogeno verde ed energia rinnovabile.

Il primo impianto di riduzione diretta con unità di fusione avrà una capacità produttiva annua di 1,2 milioni di tonnellate. Finché l’idrogeno non sarà disponibile in quantità sufficiente, l’impianto potrà funzionare con gas naturale, ha indicato l’azienda.

Per raggiungere gli obiettivi climatici dall’accordo di Parigi, Thyssenkrupp intende ridurre le sue emissioni di CO2 del 30% entro il 2030 e prevede di completare la parte principale dell’impianto di Duisburg entro il 2025, producendo a regime 400.000 tonnellate di acciaio verde. Per il 2030, l’azienda punta a 3 milioni di tonnellate di acciaio neutro dal punto di vista climatico.

La Germania, da parte sua, ha deciso di allocare all’idrogeno quasi un quinto delle risorse di stimolo all’economia messe a sua disposizione dal Recovery Fund europeo, come raccontato in un precedente articolo. Sette miliardi di euro supporteranno la propria industria dell’idrogeno e la realizzazione di 5.000 MW di impianti di elettrolisi entro il 2030.

Francia, idrogeno anche per i trasporti

In Francia, intanto, la legislazione per promuovere la produzione di idrogeno rinnovabile e a basse emissioni di carbonio dovrebbe essere pronta quest’autunno, ha dichiarato pochi giorni fa un portavoce della Association Française pour l’Hydrogène et les Piles à Combustible (AFHYPAC) a S&P Global Platts.

Con il suo piano nazionale per l’idrogeno, pubblicato a fine luglio, l’AFHYPAC sta spingendo affinché le nuove regole includano un incentivo che colmi il divario tra il costo della produzione di idrogeno a base fossile e la produzione di idrogeno rinnovabile a basso contenuto di carbonio, oltre a comprendere misure come la tracciabilità attraverso i certificati di origine.

Nel piano (pdf), l’associazione chiede che la Francia costruisca 7 GW di capacità di elettrolisi entro il 2030, producendo 700.000 tonnellate di idrogeno potenzialmente verde all’anno, se si riuscirà a produrlo tutto con le energie rinnovabili. Si tratterebbe del 50% dell’attuale consumo nazionale, un obiettivo più ambizioso dell’attuale target ufficiale del 20-40% al 2030.

Il piano di AFHYPAC costerebbe 24 miliardi di euro, ha detto il portavoce. L’associazione vuole che il governo francese si faccia carico di circa la metà dei costi, suddivisi tra 6,7 miliardi di euro di investimenti e 3,6 miliardi di euro di costi di produzione.

“L’industria e gli investitori hanno bisogno di chiarezza e di un quadro di riferimento per diversi anni, da qui al 2030, più un sostegno a diversi livelli”, se si vuole che l’industria raggiunga economie di scala, ha detto il portavoce.

Le altre richieste dell’associazione comprendono incentivi per l’acquisto di veicoli alimentati a idrogeno, il sostegno per la creazione di infrastrutture per la ricarica dei veicoli, una quota riservata all’idrogeno nei piani di decarbonizzazione del settore taxi e che entro il 2030 il 10% dei gasdotti sia dedicato al trasporto dell’idrogeno.

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