L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 10 settembre 2020

Gli ebrei sionisti continueranno ad uccidere a Gaza, in Libano, in Siria, ci sarà un momento che pagheranno per tutti questi moriti

Soldati israeliani durante un’esercitazione nelle alture del Golan, al confine con la Siria, 4 agosto 2020. (Jack Guez, Afp)


9 settembre 2020

Sono le notizie più noiose e meno urgenti. La maggior parte dei giornali israeliani non si degna neppure di pubblicarle. Sono considerate alla pari di un autobus che precipita in un fiume in Nepal, delle vittime della guerra civile in Ciad o dei minatori intrappolati in Siberia.

Così funziona per le vittime dell’ennesimo attacco aereo israeliano in Siria. Chi ne ha sentito parlare? Chi ne sa qualcosa, a chi interessa? Chi ha la forza di approfondire la faccenda? I corrispondenti militari ripetono a pappagallo, come al solito, affermazioni senza fondamento dettate da portavoce militari, i giornalisti che si occupano di questioni diplomatiche festeggiano negli Emirati Arabi Uniti. Intanto la sera di lunedì 31 agosto altre undici persone sono state uccise durante un’incursione nel sud della Siria, attribuita a Israele. La sera del 2 settembre Damasco ha riferito di un altro attacco.

Secondo il Centro per i diritti umani di Damasco, tre delle vittime erano soldati siriani e sette erano “agenti delle milizie iraniane”, il che automaticamente giustifica qualsiasi bombardamento. Anche una donna che abitava in un villaggio è rimasta uccisa, e suo marito ferito. Ma sono cose che succedono, dopo tutto. Una donna che muore in Siria è proprio una non notizia.

Cortina di fumo
Sono davvero essenziali questi attacchi? Qual è il loro obiettivo? Quali rischi comportano? Cosa viene bombardato e perché? È l’Iran, sapete. Tutto è avvolto da una cortina di fumo impenetrabile, mentre la stampa israeliana collabora apertamente e con gioia, senza che nessuno si fermi un attimo a fare domande o ad aprire una discussione. Il sole sorge a est, Israele bombarda la Siria. Cosa c’è di poco chiaro? Cosa è necessario spiegare? Solo chi non capisce nulla o non sa nulla osa fare domande.

In risposta all’attacco del 31 settembre, il portavoce dell’esercito ha dichiarato: “Le forze armate israeliane lavorano giorno e notte per garantire che gli obiettivi strategici nel nord siano raggiunti in maniera appropriata”. A quanto pare queste chiacchiere ci bastano. È difficile pensare a un peggiore insulto all’intelligenza. Dopo tutto l’esercito israeliano lavora giorno e notte anche in Cisgiordania, con risultati e un modus operandi che conosciamo bene, quindi la stampa e l’opinione pubblica si berranno qualsiasi cosa. Fintanto che a nessun soldato israeliano sarà torto un capello, non c’è niente d’interessante. Continuate così, bombardate la Siria, bombardate il Libano, bombardate l’Iran, bombardate Gaza, a vostro piacimento.

Fintanto che a nessun soldato israeliano sarà torto un capello, non c’è niente d’interessante

Ogni poche settimane c’è un attacco aereo in Siria, di solito con esiti letali. Il 20 luglio sono stati segnalati cinque morti in un bombardamento a Damasco. Il 23 giugno cinque iraniani e due siriani sono stati uccisi in un attacco attribuito a Israele. Il 4 giugno ci sono state nove vittime quando alcuni aerei da guerra hanno bombardato dallo spazio aereo libanese. L’azione è stata attribuita a Israele, non al Lussemburgo. Il 7 febbraio il ministero della difesa russo ha annunciato che un attacco dell’esercito israeliano a Damasco aveva messo in pericolo un aereo di linea con 172 persone a bordo. Tre mesi prima era stata data la notizia di 23 morti e decine di feriti dopo un’altra incursione aerea attribuita a Israele.

Provate a immaginare undici vittime israeliane, tre soldati e sette componenti di una milizia di coloni, morti in un attacco aereo siriano, in un rovesciamento di quello che è successo in Siria la settimana scorsa. Ne scaturirebbe una guerra. Ma undici siriani morti in un bombardamento israeliano, chi li conta? Immaginate un costante spargimento di sangue, con decine di vittime israeliane nell’arco di vari mesi. Israele non lo accetterebbe mai, e avrebbe ragione. Ma se accade in Siria va tutto bene. E continuerà finché Israele sarà in grado di farlo. Continuerà finché Israele non pagherà per i suoi attacchi.

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