L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 10 settembre 2020

Gli interessi degli ebrei sionisti sono palesi per rubare più terra possibile ai paesi limitrofi, i curdi uno strumento come un altro

PROBLEMA KURDO, SOLO ISRAELE PUÒ CAPIRLO?


(di Francesco Bergamo)
09/09/20 

“Rivolgetevi al Mossad! Per comprendere la questione kurda, parlate con loro!” Una battuta di spirito tra colleghi, si è rivelata la pista giusta da seguire. Per capire la geopolitica del Medio Oriente e la questione kurda, serve capire i profondi rapporti tra Israele e il Kurdistan, anche perché gli ultimi avvenimenti hanno visto gli Usa sfilarsi dallo scenario, una posizione determinata della Turchia e uno slancio molto forte di Israele a favore dei kurdi.

Il quadro generale è noto (v.articolo), ma non tralasciare nessuna alternativa è un preciso dovere di Difesa Online, anche perché esistono voci, teorie e studi che potrebbero fare piena luce sulla questione kurda o potrebbero essere smontate pezzo per pezzo. Per questa ragione, un interessante punto di vista sulla questione ce lo fornirà Eliezer “Geizi” Tsafrir, ex alto funzionario dello Shabak (agenzia di intelligence per gli affari interni di Israele, ndr) e del Mossad, nonché capo centro del Mossad in Kurdistan iracheno, Libano e Iran durante la rivoluzione islamica e consigliere per gli affari arabi per il primo ministro.

Nel 1978 ha ricevuto, durante il passaggio di consegne a Teheran con il capocentro uscente, un curioso foglio con scritto “Ricevuto un Iran intatto!”1. Questo avvenne poco prima della rivoluzione contro lo Shah. Potrebbe raccontarci qualcosa di più in merito a questo curioso fatto?

La storia del documento che ho firmato dopo aver assunto l'incarico in Iran è stato una sorta di ironico scherzo: come sono arrivato sono cominciati disordini.


In base alla sua vasta esperienza in materia che cosa può dirci della ricerca svolta nel 2001 da due professoresse della Hebrew University of Jerusalem, Ariella Oppenheim e Marina Faerman (e altri)2, nella quale si sostiene che gli ebrei sarebbero etnicamente lontani parenti dei kurdi?

Molti parlano di uguali caratteristiche tra i due popoli. Anni fa ci sono anche stati studi sul DNA di curdi ed ebrei ed è risultata una certa parentela tra i due genomi. La mia spiegazione è che potrebbe esserci una mescolanza in migliaia di anni dall'esilio degli israeliani con gli assiri ad Ashur. Trovo molto curioso che le uniche persone a chiamare Mosul "Ninawa", come Ninive nella Bibbia, siano i curdi.

Un legame antico quindi... La Bibbia parla di una certa vicinanza tra ebrei e kurdi3.

Esiste un'antica documentazione risalente al 2000 anni a.C. sui Karduchi che risiedevano nell'area montuosa della Mesapotamia settentrionale, all'incirca nello stesso periodo in cui il mio popolo giudeo, gli "Ebrei", avviarono la loro presenza nel Mesapotamia meridionale (Ur).

Lo storico di Tamerlano, Saraf-ad-kin 'Alì Yazdi, nello Zafername (Libro della vittoria) parla di quattro rami dei kurdi: kurmangi, kalhur, gurani, lur.4 Queste differenze si riscontrano e hanno un peso ancora oggi nell'area?

Una parte della tragedia curda è dovuta ai molti anni di esistenza separata da confini tenacemente divisi da Turchia, Iraq, Iran e Siria. I curdi hanno quindi sviluppato attività e movimenti nazionali non uniti tra loro. Hanno bisogno di molto volontà e sacrifici per raggiungere coesione e un movimento unico.


Signor Tsafrir, risulta che nella seconda metà del XX secolo vi fossero 22.618 ebrei-kurdi nell'area irachena. Ma una possibile stima non confermata parlerebbe di 50.000 in una area più vasta.5 Se così fosse, l'interesse di Israele per la questione kurda avrebbe legami profondi e recenti. Secondo lei questo tipo di legame può essere positivo o negativo per la causa kurda ed Israele?

In effetti la questione curda potrebbe essere il problema più grave del Medio Oriente: un popolo di circa 35-40 milioni che non ha raggiunto l'unità nazionale e che risiede da duemila anni nella regione montuosa d'origine, lacerato tra quattro paesi e confini imposti da interessi imperialistici.

Non sono a conoscenza del numero di ebrei oggi presenti nel Kurdistan iracheno. Penso che il numero sia davvero esiguo. Possono essere decine, non di più.

Il numero di ebrei che sono venuti in Israele dal Kurdistan iracheno è di oltre 120.000. Questa comunità è sensibile alla causa curda assieme a molti del Mossad e di Tzahal (le "Forze Armate", ndr), e di fatto come la maggior parte dell'opinione pubblica israeliana.

La "strategia periferica"6 di Israele dunque ha un occhio di riguardo verso la questione kurda. Risulta che il Mossad sia stato molto attivo nell'area kurda estesa. Ad esempio il Parastin (l'intelligence del Partito Democratico Kurdo) è stato molto aiutato negli anni '60.7 La “strategia periferica” quanto viene compresa dal resto del Mondo?

I contatti con il Kurdistan rientrano nella politica strategica dai tempi di Ben Gurion, vale a dire da quando le minacce, la guerra araba e il boicottaggio contro Israele, ci hanno portato a difendere reciproci interessi. Sono stati sviluppati accordi strategici segreti con la Turchia e l'Iran, e - separatamente - con i curdi e i cristiani in Libano.


Lei in una intervista tv, riferendosi a vecchi fatti, ha affermato: "Esistono diverse organizzazioni attive in Iran [...] il Mossad, l'MI6, la CIA. Per i loro scopi usano soprattutto la minoranza dei kurdi!"8 Questo dunque dimostrerebbe il grande interesse per i kurdi in quanto combattenti affidabili?

Essere a capo del Mossad nel Kurdistan iracheno per un anno intero durante la più dura guerra tra loro e l'esercito di Saddam Hussein, è stato per me e altri amici del Mossad e Tzahal, è stato il periodo più avventuroso della vita: lavorare per la sicurezza israeliana e aiutare un meraviglioso popolo oppresso.

La questione kurda è sempre soggetta e interpretazioni di parte. Ad esempio il caso del presidente Mas'ud Barzani (PDK) che secondo una teoria sarebbe di origini ebraiche. Questa teoria sarebbe molto in voga tra il popolo turco e i circoli conservatori nazionalisti ed islamici. Lo storico Rifat Bali ha rilevato che degli islamisti pensano che Israele voglia usare la “carta kurda” per creare un nuovo stato ebraico dal Nilo all'Eufrate comprese le regioni kurde dell'Iraq del nord e della Turchia del sud. Ne parlerebbe anche un libro scritto da Harun Yahya.9 Cosa si sente di dire sulla teoria della “carta kurda”?

Le storie sull'intenzione di Israele di costruire un secondo stato ebraico sono assurda falsa propaganda.

Lei ha sostenuto che “Israele non ha mai appoggiato i kurdi turchi nella guerra contro la Turchia o i kurdi iraniani sotto lo Shah”10. Se per lo Shah non era necessario in quanto lo SAVAK (Sazeman-e Ettela't va Amniyat-e Keshavar) era in ottimi rapporti col Mossad11, poco si spiega con la paura della Turchia in merito ai kurdi. Ha una ragione di questo?

Sicuramente Israele potrebbe essere l'unica nazione ad essere profondamente coinvolta nella lotta per la causa curda. Tuttavia non possiamo essere coinvolti in ogni campo e fase. Abbiamo i nostri limiti, politici e altri, che limitano le nostre possibilità di aiutare i curdi in Iraq piuttosto che in Turchia, Iran e Siria.


Oggi come oggi la vicinanza israelo-kurda scava un fossato sempre più ampio e profondo con la Turchia e quest'ultima ovviamente farà i suoi interessi. C'è da notare che con l'aiuto delle varie fazioni kurde, addestrate a dovere, arrestare la corsa al nucleare dell'Iran sarebbe una delle priorità di Israele12. All'interno di questo quadro, lei, se avesse potere politico, come agirebbe?

Israele e l'apertura pubblica israeliana sono infastiditi dal "NUOVO Sultano" Erdogan. È una vergogna e un pericolo per il popolo turco e per la regione. La Turchia e il popolo turco sono una parte molto importante della regione. Abbiamo avuto buoni rapporti in passato, la politica di Erdogan nei confronti del suo popolo e della regione è molto pericolosa. Ci auguriamo che cambi.

Non è mistero per nessuno che la comunità ebraica americana sia molto influente negli Usa e che abbia un occhio di riguardo per Israele. Come si sono rapportati i membri della comunità ebraica americana con voi cittadini israeliani dopo che Trump ha levato l'appoggio ai Kurdi, creando di fatto parecchi problemi ad Israele?

Quello che viene fatto ai curdi in Turchia è terribile e una vergogna per la coscienza mondiale. Lo stesso vale in Iran. È tragico che, nonostante la coraggiosa attività dei curdi contro l'Isis nel nord della Siria e in Iraq, siano stati abbandonati.

1 “Inside the Mossad” , puntata nr. 4, minuto 22'20”, Netflix;
2 Oppenheim A. The Y Chromosomes Pool of Jews as Part of the Genetic Landscape of the Middle East // The American Journal of Human Genetics, N.69 (5), November 2001, p.1095-1112; Traubman T. Study Finds Close Genetic Connections Between Jews, Kurds // Ha’aretz, 21 November 2001;
3 The Standard Jewish Encyclopedia: Tribes, Lost Ten and Babylon // A History of the Jewish People, Ed. by Ben-Sasson H.H., p.140;
4 Hugo A. Bernatzik, Popoli e razze, Edizioni Casini, vol. 2, p.32;
5 Patai R. Preface, in: Brauer E. The Jews of Kurdistan. Completed and Edited by R.
Patai. Wayne State University Press, Detroit, 1993, p.16;
6 Minasian S. The Turkish-Israeli Military and Political Co-operation and Regional Security Issues // Iran and Caucasus, Vol VII, p.309;
7 Chalymian, N.T., Syrian-Iraqi Relations, 1961-1967, Yerevan, 2002, pp. 64-76;
8 “10vor10” Tv svizzera, 23 febbraio 2012;
9 Jewish Telegraph Agency (JTA), 7 April 2003;
10 Reuters, 21.02.1999;
11 Marshall J., Scott P.D., Hunter J. The Iran Contra Connection: Secret Teams and Covert Operations in the Reagan Era. South End Press, 1987, p.169;
12 Zhigalina, O, The Kurds and the Iranian nuclear crisis;

Nota: i punti 2,3,5,6,7,9,10,11,12 si trovano nell'interessante elaborato “The Israeli-kurdish relations” di Sergey Minasian

Immagine apertura fotogramma “Inside the Mossad”, Netflix / In ordine a seguire: con il Mulla Mustafa Barzani, sulle montagne a dorso di mulo, sulla via per Erbil, con Idris Barzani e un cannone durante l'addestramento con istruttori israeliani

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