L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 25 settembre 2020

Gli Stati Uniti smettano di credere di essere i padroni del mondo, continuano a giocare con il fuoco e prima o dopo si scotteranno

Guantanamo non basta. La Russia potrebbe installare missili a Cuba per difendere i Caraibi dalle mire Usa 

(di A. Puccio)
-24/09/2020


Con l’approssimarsi delle elezioni negli Stati Uniti il presidente uscente Donald Trump che nei sondaggi risulta sempre al secondo posto cerca in tutti i modi di accaparrarsi voti. Perché allora non usare per la propria campagna elettorale il vecchio ma sempre attuale spauracchio del comunismo, argomento che fa breccia in quell’elettorato di estrema destra legato alla dissidenza cubana che risiede in Florida, stato da sempre ago della bilancia nelle elezioni statunitensi.

“Oggi, come parte della nostra continua lotta contro il comunismo e l’oppressione, annuncio che il Dipartimento del Tesoro proibisce ai viaggiatori americani di soggiornare in luoghi di proprietà del governo cubano”, ha detto Trump il 23 settembre di fronte ad una platea di ex reduci della disfatta di Playa Giròn.

Il presidente degli Stati Uniti ha detto che il suo paese si sta muovendo anche per limitare ulteriormente le importazioni di alcol e tabacco cubani. A aggiunto poi che in questo modo impediremmo che i dollari statunitensi finanzino direttamente il governo cubano. Sarà lo stesso Dipartimento del Tesoro che, secondo le parole del Presidente degli Stati Uniti, si occuperà di far rispettare le nuove disposizioni.

L’amministrazione Trump ha stilato l’ennesima lista di proscrizione che include 433 strutture turistiche in cui i cittadini degli Stati Uniti non possono soggiornare perché, secondo le dichiarazioni rilasciate dal vice sottosegretario di Stato Carrie Filipetti durante una conferenza stampa, sarebbero collegate al governo di Cuba e quindi i proventi finanzierebbero direttamente i membri del governo e le forze armate.

L’Amministrazione Trump sta anche rimuovendo l’autorizzazione generale per organizzare o partecipare a riunioni professionali, conferenze, presentazioni pubbliche, cliniche, workshop, concorsi e mostre a Cuba. Queste attività potranno essere autorizzate attraverso una licenza specifica caso per caso e che l’unica licenza rimanente consente solo competizioni atletiche svolte da atleti o squadre amatoriali o semi-professionistiche. Con questa nuova limitazione si impedisce agli atleti professionisti cubani, come i giocatori di baseball, di giocare negli Stati Uniti, incentivando l’emigrazione illegale verso il paese nord americano.
Queste misure sanzionatorie emesse dal governo a stelle e strisce fanno parte della costante pressione che l’amministrazione Trump, fin dal suo insediamento, porta avanti per tentare di sovvertire il governo cubano. Negli ultimi quattro anni gli Stati Uniti hanno promosso oltre 200 misure e sanzioni contro il governo dell’isola caraibica.

Ricordiamo l’applicazione del titolo III della legge Helms Barton, approvata dall’amministrazione democratica Clinton, ma mai attuata che permette a coloro a cui sono state espropriate le terre dopo il trionfo della rivoluzione di intraprendere un’azione legale presso i tribunali statunitensi, il divieto alle compagnie aeree degli Stati Unti di viaggiare verso l’isola, il divieto alle compagnie marittime di approdare nei porti cubani e molte altre.

Le sanzioni che l’amministrazione Trump e le precedenti, senza alcun pudore, continuano ad applicare alla piccolo isola caraibica in ogni caso non hanno solo lo scopo elettorale ma rispondono ad una logica di dominio dell’America Latina secondo la collaudata dottrina Monroe che afferma appunto che il l’America e degli americani, ovviamente bianchi ed abitanti negli Stati Uniti.

Cuba si trova nel mezzo del Mare dei Caraibi e per questo di strategica importanza, da qui nasce l’interesse degli Stati Uniti nel dominarla fin da prima della prima guerra di indipendenza che i cubani intrapresero verso i conquistadores spagnoli.
Subito dopo il trionfo della rivoluzione, nel 1959, gli Stati Uniti cercano di riprendersi l’isola che inizia a gravitare nell’orbita dell’Unione Sovietica. Tutti ricordano la crisi dei missili russi nel 1962 che portò il mondo sull’orlo della terza guerra mondiale. La Russia decise di installare missili nucleari a pochi chilometri dalle coste statunitensi in risposta ai missili della Nato installati in Turchia.

Ma a quasi sessanta anni da quei giorni (dei quali la base Usa di Guantanamo, eredità dell’emendamento Plat alla Costituzione cubana del 1901, che dava agli Usa qualunque diritto su Cuba) rappresenta non tanto un’eredità problematica quanto una ferita dolente purtroppo ancora aperta, per il protrarsi dell’occupazione straniera sul territorio dell’Isola) la storia potrebbe ripetersi. Come allora Cuba schiacciata dalle sanzioni statunitensi e dai tentativi di invasione cercò nei missili russi un possibile deterrente per la propria incolumità, anche oggi grazie alle politiche messe in atto dall’amministrazione Trump che cercano di asfissiare l’economia e dai cambiati assetti geopolitici mondiali la situazione potrebbe riproporsi.

Le tensioni tra il Venezuela e gli Stati Uniti hanno fatto si che il governo bolivariano di Nicolas Maduro abbia chiesto, per risolvere i problemi di raffinazione del petrolio, aiuto all’Iran, altro paese nella lista nera di Trump. Nel maggio scorso cinque petroliere iraniane hanno rifornito con oltre 1,5 milioni di barili di benzina e derivati del petrolio il Venezuela e tecnici iraniani sono presenti sul territorio venezuelano per riattivare le raffinerie ferme a causa delle criminali sanzioni statunitensi.

E’ notizia di questi giorni che la petroliera venezuelana chiamata Ayacucho, la super petroliera classe VLCC con un peso morto di 320,8 mila tonnellate, nel maggio 2020 è diventata “Maximum Gorki passando nel registro delle navi russe. Questo suggerisce che la Russia avrebbe acquisito la sua più grande petroliera in grado di contenere 2 milioni di barili di petrolio e di appoggiare senza veli il corridoio creato dall’Iran per rifornire il Venezuela.

Gli Stati Uniti avranno il coraggio di sequestrare una petroliera battente bandiera russa? Se gli Stati Uniti cercheranno di impedire il traffico di petrolio con la forza, la Russia potrebbe considerarla come un’aggressione e iniziare a sequestrare petroliere statunitensi, l’esercito russo ha abbastanza forza e mezzi per questo.

Ma Cuba cosa c’entra con tutto questo? In un’intervista al canale televisivo Russia 24, Igor Korotchenko, analista militare ha parlato della creazione di una base missilistica russa dotata di sistemi di difesa aerea sul territorio di Cuba, dove la Russia ha una potente stazione radar. La Russia accusa Washington di aver infranto gli accordi sull’eliminazione dei missili a medio e corto raggio. Questo permette a Mosca di espandere le sue scorte di missili nell’emisfero occidentale.

“La creazione di una base militare russa che ospita nuovi missili iskandar con maggiore portata a Cuba significherebbe controbilanciare Guantanamo e garantire una presenza militare russa nell’emisfero occidentale.

“Dopo il ritiro dell’America dal Trattato INF, nulla ci impedisce di rafforzare le capacità dei nostri sistemi di armi e di aumentare la loro portata a diverse migliaia di chilometri. Cuba è il punto da cui potremmo tenere sotto controllo ciò che accade”, ha detto Igor Korotchenko citato da Russia 24.

Gli esperti ritengono che se gli Stati Uniti d’America non vogliono risolvere i problemi con mezzi diplomatici, la Russia semplicemente non ha scelta. Occorre inoltre sottolineare che una cooperazione balistica Teheran-Caracas è sul punto di creare un vero scudo antimissile alle porte degli Stati Uniti.

La costruzione di una base missilistica per ospitare i missili russi sul territorio cubano potrebbe innescare una nuova crisi simile a quella dell’ottobre 1962 che si concluse, come sappiamo, con la promessa statunitense di desistere dai progetti di invasione dell’isola in cambio del ritiro delle testate nucleari. Oggi potrebbe essere il mezzo con cui il governo cubano potrebbe fare pressione sul vicino statunitense per far si che alleggerisca le numerose sanzioni che gli vengono applicate.

E’ chiaro che i governo statunitense in carica e probabilmente anche il successivo, anche fosse capeggiato dal Partito Democratico, non cambierebbe le politiche di accerchiamento su Cuba e sul vicino Venezuela. Con chi conosce solo il linguaggio della guerra non è possibile purtroppo dialogare se non usando i loro stessi mezzi.

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