L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 26 settembre 2020

il Mes è un pessimo affare per l’Italia per robuste ragioni di merito più volte documentate

LE PAROLE DEL DEPUTATO DI LEU
FASSINA: NO AL MES, È UN PESSIMO AFFARE PER L’ITALIA

DI PAOLO PADOIN - GIOVEDÌ, 24 SETTEMBRE 2020 07:22 - 

Stefano Fassina

ROMA – Il voto di domenica e lunedì scorsi può trasformare l’accordo emergenziale e improvvisato tra Pd e M5S in una incisiva prospettiva di fase per la ricostruzione morale, economica e sociale dell’Italia. Le responsabilità ricadono su entrambi i protagonisti del Governo Conte II: il M5S e il Pd. Il M5S deve riconoscere che il suo ‘momento populista’ è superato: non funziona più la narrazione ‘basso contro alto’, ‘popolo contro casta’, ‘cittadini contro establishment.

Lo scrive Stefano Fassina di LeU inun’intervento su Huffingtonpost. «Lo spazio politico, dopo le sollecitazioni del decennio alle nostre spalle, -prosegue Fassina -ha ripreso la forma naturale destra – sinistra. Il M5S dovrebbe fare una chiara scelta per il campo alternativo alla destra nazionalista: alleanza con il Pd, ma in salda rappresentanza delle sue constituency. Quindi, no al Mes, non per ragioni ideologiche, ma perché il Mes è un pessimo affare per l’Italia per robuste ragioni di merito più volte documentate. Sarebbe sufficiente per archiviarlo constatare che nessuno dei 17 Stati europei richiedenti il Sure, quindi interessati a risorse finanziarie a costi inferiori a quelli di mercato, ha previsto di accedere al Mes sanitario. Un’impuntatura del gruppo dirigente del Nazareno sul Mes per dimostrare a lor signori che ‘ha coraggio’ e controlla l’agenda del Governo Conte II sarebbe un boomerang, un atto in radicale contraddizione con l’investimento avviato, la saggia lineapraticata finora, inclusa la difficile scelta per il Si al referendum,e il lavoro politico da compiere»

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