L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 26 settembre 2020

Il sindaco: ” Se caccio la statua vengono e mi sparano” - Gratteri: “La statua va tolta, è una forma di esternazione della famiglia mafiosa”

L’ombra dei Gallace sul Comune di Guardavalle, il prefetto invia la Commissione d’ accesso

25 Settembre 2020
di Gabriella Passariello



Si vuole andare a fondo sul caso della donazione della Statua di Sant’Agazio martire, patrono del Comune di Guardavalle ed oggetto nel dicembre 2019 di un servizio giornalistico del programma satirico “Striscia la notizia”. Simulacro religioso, posizionato nello spazio antistante la sede del Palazzo comunale e recante sulla base le incisioni “donata dalla famiglia Gallace A. D. MMVII”, “Sant’Agazio, martire protettore di Guardavalle”.

La triade commissariale

Il prefetto di Catanzaro Maria Teresa Cucinotta ha nominato una commissione di accesso al Comune di Guardavalle, composta da Luigi Guerrieri, viceprefetto aggiunto, Luigi Cipriano, del Comando provinciale dei carabinieri di Soverato e Gasparino La Rosa, del Comando provinciale della Guardia di finanza, dopo aver richiesto e ottenuto dal Ministero dell’interno, con decreto, la delega dei poteri di accesso e di accertamento nei confronti del Comune di Guardavalle. L’episodio della statua, secondo il prefetto, si inserisce in un più articolato quadro indiziario di un condizionamento dell’Ente locale rispetto alle dinamiche delle locali consorterie ‘ndranghetistiche, tanto da rendersi necessario lo svolgimento di ulteriori e mirate verifiche al Comune di Guardavalle “tese ad approfondire ed estendere il quadro conoscitivo già disponibile sulla sussistenza di elementi di collegamento e condizionamento da parte della criminalità organizzata”.

I tentacoli della cosca e il lavoro della Commissione

La famiglia Gallace, protagonista della donazione, appartenente all’omonima cosca di ‘ndrangheta, operante nel comprensorio del Soveratese, con ramificazioni con altre aree del Paese, soprattutto in Lazio e in Lombardia è dedita al traffico di armi, di droga, alle estorsioni e ai danneggiamenti finalizzati al controllo del territorio, come risulta dalla sentenza di Velletri del 22 aprile 2014 a conclusione di un’indagine della Dda di Roma e dall’inchiesta Itaca Free Boat, messa a segno dalla Dda di Catanzaro. La commissione di accesso potrà avvalersi, su richiesta, dell’eventuale collaborazione di altro personale di Forze di Polizia territoriali e di altri uffici pubblici dello Stato. Il lavoro della triade commissariale dovrà essere portato a termine entro tre mesi dalla data di accesso, che reca il giorno del 22 settembre e rinnovabile per un ulteriore periodo massimo di tre mesi.

Il sindaco: ” Se caccio la statua vengono e mi sparano”

Ma ripercorriamo la vicenda che oggi ha portato il prefetto di Catanzaro alla nomina della Commissione di accesso. Nel mese di dicembre 2019 dopo alcune segnalazioni arrivate a Striscia la notizia da parte di cittadini del comune calabrese l’inviato Vittorio Brumotti è andato sul posto per intervistare Giuseppe Ussia, sindaco del Pd di Guardavalle dal 2013. Non senza imbarazzo, al microfono di Striscia, Ussia ha dichiarato, come emerse in un comunicato diffuso all’epoca dei fatti dal giornale satirico: “Per me non è un problema, la famiglia Gallace ha pagato il suo conto con la giustizia (il boss è in carcere con una condanna all’ergastolo per omicidio), ma se dei cittadini chiedessero di rimuoverla lo farei, basterebbe una lettera con le firme, nessuno deve avere paura”. Ma, poco dopo, non sapendo di essere ripreso, il sindaco avrebbe ammesso: “Io non posso dire che mi dissocio, come fai, io mi levo la mattina, porto una ruspa e la caccio, il giorno dopo, la sera, vengono e mi sparano… tranquillo eh”.

Gratteri: “La statua va tolta, è una forma di esternazione della famiglia mafiosa”

A confermare la gravità della situazione anche il magistrato Nicola Gratteri, dal 2016 procuratore della Repubblica di Catanzaro, sotto scorta dal 1989, che ai microfoni del Tg satirico di Antonio Ricci aveva affermato: “La statua va tolta perché rappresenta proprio una forma di esternazione del potere da parte della famiglia mafiosa. Tra l’altro la ‘ndrina Gallace è una delle più importanti della Calabria, molto forte anche nel Lazio”.

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