L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 29 settembre 2020

Il Sistema mafioso massonico politico istituzionalizzato è come un cancro ben allenato, ogni qualvolta scoppia un bubbone e questo diventa pubblico, si incide chirurgicamente selettivamente facendo credere di aver estirpato tutto il tessuto malato quando invece è l'intero corpo che è in piena metastasi

PALAMARA-GATE 6 – PROCESSO FARSA DEL CSM: 127 Testi rifiutati per Proteggere PD, Toghe Rosse e Quirinale

Maurizio Blondet 28 Settembre 2020 
Fabio Giuseppe Carlo Carisio


di Fabio Giuseppe Carlo Carisio

«Ho avuto rapporti con la politica. La frequentazione con la politica, il confronto sulle nomine è sempre esistito. Anch’io sto provando l’esperienza di chi si aspetta di avere un giudizio imparziale e si accorge, invece, di essere solamente in balia di un plotone di esecuzione» ha dichiarato il sostituto procuratore Luca Palamara, sospeso da funzioni e stipendio per l’inchiesta di corruzione in atti giudiziari, ritenuto il Ras delle Toghe Rosse (ma non solo…) in virtù delle presunte nomine pilotate durante i suoi incarichi di potere da presidente ANM e cosnigliere CSM.

Lo ha ammesso durante e dopo l’udienza tenutasi nei giorni scorsi davanti all’Associazione Nazionale Magistrati che ha confermato in assemblea la sospensione dal sindacato delle toghe decretata il 20 giugno e contro cui l’interessato aveva fatto ricorso.

Lo ha raccontato nella parte più delicata del suo intervento, specificando, tra l’altro, che gli incontri avvenuti in un hotel romano con alcuni colleghi, con Cosimo Ferri (deputato PD ed ex magistrato) e l’ex viceministro Luca Lotti per discutere delle nomine ai vertici del Csm “non erano clandestini”.

«Dichiarazioni devastanti. Intervenga Mattarella» ha commentato il senatore Francesco Giro di Forza Italia, come riportato da LaPresse. “Palamara ha ammesso che: la magistratura è politicizzata fino al midollo; Ermini voluto da Lotti (e quindi dal Pd. Ma era ovvio. Solo la sinistra ha la faccia di nominare un suo deputato in carica, che peraltro si dimette dal Parlamento con un certo ritardo, vice Presidente del Csm); nomine solo in base alle correnti, alcune vincenti sulle altre. I magistrati non iscritti o non assidui nella vita associativa e correntizia della magistratura erano tagliati fuori a “scartabellare le carte”».

“FALCIATI” DAL CSM I TESTI CHIAVE DI TOGHE E QUIRINALE

Ma le polemiche sono iniziate e finite lì. Mentre proseguono il procedimento penale (è stato chiesto il rinvio a giudizio per Palamara e altri coimputati) e soprattutto quello disciplinare davanti al Consiglio Superiore della Magistratura che si sta trasformando in una farsa: in quanto lo stesso CSM, organo di autogoverno delle toghe, ha “falciato” ben 127 degli importanti testi citati dalla difesa dell’imputato che, in una raffica di udienze lampo, il 16 ottobre rischia la radiazione.

Palamara è accusato di aver tramato per screditare l’allora procuratore di Roma Giuseppe Pignatone ed il suo aggiunto Paolo Ielo, e di aver cercato di influenzare le nomine di alcuni uffici giudiziari, incontrando a maggio del 2019 in un albergo i deputati Cosimo Ferri e Luca Lotti e cinque consiglieri del Csm. Uno scandalo che è costato il prepensionamento all’ex Procuratore Generale di Cassazione, Riccardo Fuzio, indagato per presunte rivelazioni a Palamara sullo stato dell’inchiesta che lo riguardava.

«Sulla ‘tagliola’ dei testimoni il difensore di Palamara, Stefano Guizzi, aveva sottolineato di poter rinunciare solo ai cinque ex consiglieri del Csm e non agli altri perché Palamara rischia la “sanzione massima”. L’avvocato aveva rimarcato in particolare la necessità di ascoltare il vice presidente del Csm Davide Ermini e i consiglieri Piercamillo Davigo e Sebastiano Ardita. Il legale dell’ex presidente dell’Anm ha precisato di non voler fare del processo la “Norimberga della magistratura, né lanciare nessun j’ accuse, ma capire le dinamiche del Csm. Se si accusa Palamara di trame occulte, bisogna capire se le procedure che portano alla nomina del vice presidente passano attraverso interlocuzioni solo tra consiglieri o anche con i cosiddetti capi correnti”». Tra i testi non ammessi anche il sopracitato PG Fuzio.

Lo ha scritto Paolo Comi su Il Riformista, l’unico quotidiano che si è focalizzato su questa grave questione usando parole di fuoco contro la presunta censura esercitata dal CSM per proteggere da domande imbarazzanti sia le Toghe Rosse dell’asse PD-magistratura emerse dalle intercettazioni delle chat di Palamara, sia alti funzionari del Quirinale.

«Il magistrato romano, sospeso dalle funzioni e dallo stipendio da oltre un anno, aveva chiamato a testimoniare ministri, ex presidenti della Corte costituzionale, procuratori, politici, ed anche i due più stretti collaboratori di Sergio Mattarella: il magistrato Stefano Erbani, consigliere per gli affari giuridici, e l’ex deputato del Pd Francesco Saverio Garofoli, consigliere per le questioni istituzionali. Nelle intenzioni di Palamara costoro avrebbero dovuto raccontare il modo in cui le correnti della magistratura si spartiscono a Palazzo dei Marescialli le nomine e gli incarichi. Una prassi risalente nel tempo che “giustificherebbe”, quindi, l’incontro in questione. Testimonianze scomode che il Csm ha preferito non sentire. Troppo alto il rischio che gli italiani venissero a conoscenza del fatto che l’Organo di autogoverno della magistratura, presieduto dal Capo dello Stato, sia in balia di associazioni di carattere privato. Molto meglio continuare a credere che gli incarichi vengano dati ai migliori» ha aggiunto il giornalista.

E’ davvero curioso che nell’Italietta degli intrighi tra giudici e politici emersa proprio dal trojan inocultato dalla Guardia di Finanza nel telefono cellulare di Palamara, anche in riferimento a complotti contro l’ex ministro dell’Interno e leader della Lega Matteo Salvini, Il Riformista sia pressochè l’unico quotidiano ad occuparsi di tali anomalie.

IL CASO DEL VICEPRESIDENTE ERMINI

Soprattutto perché, non va dimenticato, è di proprietà dell’editore Alfredo Romeo, imprenditore napoletano leader nelle forniture alla sanità pubblica finito in manette per presunte tangenti nello scandalo Consip, la centrale del Ministero dell’economia che gestisce gli appalti miliardari per le amministrazioni pubbliche, nel quale fu coinvoto per alcune spiate “illegali” proprio il già citato Lotti, braccio destro di Matteo Renzi ex segretario del PD.

Proprio per questo la battaglia in seno al procedimento disciplinare contro Palamara nel Consiglio Superiore della Magistratura sta diventando sempre più aspra. La sua difesa ha infatti chiesto la questione di costituzionalità contro la “tagliola” abbattutasi sui testi, tra i quali sono stati ammessi solo i militari della Guardia di Finanza che hanno indagato sull’ex presidente dell’ANM.

“Si trasmettano gli atti alle sezioni unite della Corte di Cassazione – sono le parole del difensore Stefano Giaime Guizzi davanti alla sezione disciplinare del Csm presieduta da Fulvio Gigliotti -, affinché sollevino la questione di legittimità costituzionale”.

“Su questa vicenda sono stati espressi interventi in ogni sede”, sottolinea ancora Guizzi, secondo il quale il modo in cui l’affaire Palamara è emerso ed è stato reso pubblico, e il modo in cui se ne è parlato in oltre un anno di inchiesta, “ha turbato la libertà di determinazione dell’intero organo“. L’ex pm di Roma imputato a Perugia per corruzione ha chiesto che sia lo stesso Csm a rivolgersi alla Consulta per rinviare il giudizio disciplinare al futuro Consiglio, che sarà eletto nel 2022.

Nella sua memoria inoltre Palamara attacca frontalmente il vicepresidente del Csm, l’ex deputato Pd David Ermini, riportando alla memoria le “dichiarazioni devastanti” menzionate dal senatore di Forza Italia citato nell’incipit di questo articolo.

“Dalla messaggistica estratta dal telefono cellulare dello scrivente, acquisita agli atti dell’inchiesta svolta a carico del sottoscritto dalla Procura di Perugia, è emerso il ruolo che il sottoscritto, e con il medesimo, anche gli onorevoli Cosimo Maria Ferri e Luca Lotti, ha avuto nell'accordo politico che portò all'elezione dell’attuale Vice-Presidente del Csm David Ermini (in particolare, all'esito di una cena presso l’abitazione dell’Avv. Giuseppe Fanfani, ex membro laico del Csm nella consiliatura 2014/2018, circostanza sulla quale la difesa dello scrivente ha articolato prova per testi, chiedendo l’escussione sia dell’On. Ermini che dell’Avv. Fanfani), se ne trae una ragione di più per dubitare dell’effettiva serenità con cui codesta Ill.ma Sezione Disciplinare potrà assumere le proprie ‘libere determinazioni giudicare i fatti per cui oggi è giudizio”.

Proprio a causa di questi intrighi e delle chat imbarazzanti la Sezione disciplinare ha avviato altri procedimenti disciplinari nei confronti di magistrati implicati nella vicenda.

ACCUSE DI CORRUZIONE MA “PROCESSO SEPPELLITO”

Nel frattempo la procura di Perugia (competente per i casi penali di magistrati di Roma ed oggi guidata dall’ex presidente dell’agenzia anti-corruzione Raffaele Cantone, magistrato di fiducia di Renzi) ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex consigliere del Csm Luca Palamara, accusato di diversi episodi di corruzione. La richiesta è stata formalizzata dal procuratore Raffaele Cantone e dai sostituti Gemma Miliani e Mario Formisano anche per l’amica dell’ex pm di Roma Adele Attisani, l’imprenditore Fabrizio Centofanti e Giancarlo Manfredonia.

La richiesta di rinvio a giudizio è per corruzione per i primi due e per favoreggiamento per Manfredonia. Stralciata invece la posizione dell’ex consigliere del Csm Luigi Spina che ha chiesto la sospensione del procedimento e la messa in prova per un unico capo di imputazione per violazione del segreto. Per un altro capo di rivelazione e per il favoreggiamento è stata richiesta l’archiviazione.

«La mia funzione non l’ho venduta né a Lotti, nè a Centofanti nè a nessuno» ha però precisato il magistrato davanti all’assembea dell’ANM che ne ha decretato l’espulsione, anticipando la sua linea difensiva nel procedimento penale. Il ruolo di Centofanti e le sue relazioni pericolose con l’ex pm romano saranno oggetto di una prossima inchiesta che evoca gli spettri dei servizi segreti e della CIA sul PalamaraGate, in parte già emersi in precedenti articoli in relazione all’ObamaGate e alla Link Campus University di Roma.

Mentre sotto il profilo disciplinare è stato lo stesso direttore de Il Riformista, Piero Sansonetti, ad esprimere amare considerazioni sulla giustizia in Italia e sul ruolo di capro espiatorio dell’ex consigliere del CSM.

«La Procura generale della Cassazione è intervenuta pesantemente nel processo del Csm a Luca Palamara e ha chiesto che siano tagliati via 127 testimoni della difesa su 133. Comunque che non sia chiamato a testimoniare nemmeno un magistrato. Eppure tutta la difesa di Luca Palamara, si sa, consiste nel far raccontare ai suoi colleghi come funzionavano le nomine e il controllo della magistratura da parte delle correnti e del partito dei Pm» ha aggiunto Sanonetti.

«La Procura generale ha chiesto al Csm di affermare un principio che resti saldo come il cemento. Il principio che nessuno può processare la magistratura, nemmeno la magistratura. Il Csm ha accolto la tesi del Procuratore generale e ha seppellito il processo a Palamara. Il processo non ci sarà, a nessuno interessa sapere come vanno le cose in magistratura, Palamara deve essere condannato ed espulso dalla magistratura perché solo così si salva il silenzio e l’onore».

Delle Toghe Rosse quanto di eventuali soggetti ben informati del Quirinale.

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