L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 25 settembre 2020

La Cassazione conferma pena non per il reato in se stesso ma per ideologia

In galera per ripagare 1,06 euro al giorno

La foto di Dana Lauriola sulla maglietta di un attivista durante una protesta per il suo arresto 

VIAGGI DA FERMO. L'attivista no Tav Dana Lauriola condannata a due anni per una protesta in autostrada 

di MICHELE GRAVINO
25 settembre 2020


Il 3 marzo 2012, ormai più di otto anni fa, un gruppo di attivisti no-Tav inscenò un'azione di protesta alla barriera di Avigliana dell'A32, l'autostrada Torino-Bardonecchia che attraversa la Valsusa. Bloccarono l’accesso ai tornelli e fecero passare le macchine senza pagare il pedaggio. Dana Lauriola, portavoce del movimento, spiegava al megafono le ragioni della protesta, come si vede in questo video. L'azione durò in tutto una ventina di minuti.

Per quel fatto – e solo per quello – Lauriola, che oggi ha 38 anni, è stata condannata a due anni di reclusione per i reati di violenza privata e interruzione aggravata di servizio di pubblica necessità. E dopo la conferma della condanna in Cassazione, dal 17 settembre è detenuta nel carcere torinese delle Vallette. Il tribunale di sorveglianza di Torino ha infatti rifiutato di sospendere la pena o di concedere misure di custodia alternative. Nelle motivazioni si legge che la donna è sì «normoinserita» (lavora da tempo in una cooperativa per il reinserimento dei senza fissa dimora) e non socialmente pericolosa; ma anche che «non ha mostrato segni di resipiscenza» e che anzi, continuando ad abitare in Valle si espone al «concreto rischio di frequentazione dei soggetti coinvolti in tale ideologia» e «potrebbe proseguire la propria attività di proselitismo e di militanza ideologica». Dove per ideologia si intende l'opposizione alla linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione.

In un comunicato, Amnesty International denuncia la sproporzione tra reato e pena. «L’arresto di Dana» dichiara il portavoce di Amnesty Italia Riccardo Noury «è emblematico del clima di criminalizzazione del diritto alla libertà d’espressione e di manifestazione non violenta, garantiti dalla Costituzione e da diversi meccanismi internazionali». Il comunicato sottolinea anche che Lauriola e altri attivisti hanno già rimborsato alla società di gestione dell'autostrada le perdite subite a causa della manifestazione: 777 euro di pedaggi mancati. Ma non è bastato. Siccome due anni sono 730 giorni, se sconterà per intero la sua condanna Dana avrà ripagato poco più di un euro e sei centesimi con ciascun giorno di galera.

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