L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 2 settembre 2020

La sharia entra come nel burro in Francia presto dominerà in Svezia trascinando con se la Norvegia

ISLAM-FRANCIA
Salvare l’islam di Francia dall’islam politico e di ghetto
di Dr Hocine Drouiche*
31/08/2020, 08.50

Per motivi puramente elettorali, alle scorse elezioni municipali, diversi partiti di destra, sinistra e perfino ecologisti hanno messo nelle loro liste personalità musulmani radicali. Per l’imam di Nimes, vice-presidente degli imam francesi questo è un pericolo per la Francia e l’Europa: in nome di una politica locale meschina, si valorizza l’islam politico e combattente, che vuole non convivere, ma islamizzare il continente, spesso con gli aiuti di Qatar e Turchia.


Parigi (AsiaNews) – Varie settimane dopo le elezioni municipali (15 marzo-28 giugno 2020) la questione del «comunitarismo»[1] musulmano occupa ancora gli spiriti.

Diviene sempre più inquietante l’alleanza elettorale di circostanza fra alcune forze politiche repubblicane e rappresentanti di un islamismo comunitarista avvenuta durante queste elezioni.

Mettendo in prima fila questi sedicenti attori, che si considerano gli unici rappresentanti dei musulmani di Francia, la nostra Repubblica commette un grave errore.

In tal modo, la Repubblica svende i suoi valori fondanti, e rischia di indietreggiare davanti a un islam politico aggressivo che non si riconosce in questi valori, e che non ha mai voluto abbandonare la sua battaglia socio-religiosa. Tale battaglia mescola temi come la disoccupazione e la marginalizzazione con la religione, come pure tutte le questioni delicate dell’identità dei francesi musulmani e del loro posto nell’ambito della comunità nazionale.

La maggioranza di questi movimenti adotta una strategia aggressiva e conflittuale, e non quella democratica e consensuale.

Le principali vittime di queste alleanze contro-natura rischiano di essere il movimento di riforma, indispensabile e ineluttabile, dell’islam francese e l’avanzata dell’illuminismo.

Fra il 2015 e il 2019, in modo immorale e illegale, molti imam francesi riformisti sono stati esclusi dai loro posti di guide spirituali in certe moschee, dalle cappellanie e da varie associazioni caritative. Il motivo: la loro condanna chiara e forte degli attentati terroristi islamisti, le loro prese di posizione repubblicane e umaniste contro l’odio, il separatismo e il radicalismo.

Per gli imam repubblicani il pensiero musulmano è riformabile ed evolutivo. I fondamenti spirituali dell’islam sono costanti e immutabili. Ma l’élite musulmana deve abbandonare le fatwa perentorie medievali, come pure i metodi totalitari non democratici, che impongono interpretazioni conflittuali e violente dei testi religiosi islamici.

La pratica di un’esperienza religiosa tranquilla, più serena, umana e soprattutto compatibile con la modernità e i valori umanistici contemporanei ha bisogno di un adattamento coraggioso dell’islam con i valori e le specificità europee. Ciò eviterà un conflitto obbligatorio, voluto e augurato dagli islamisti che non nascondono le loro intenzioni di islamizzare l’Europa, senza rendersi conto che la loro strategia suicidaria porterà alla fine dell’islam in Europa. I musulmani europei non debbono in alcun modo accettare di essere ostaggi nelle mani dell’islam politico diretto e finanziato dal Qatar o dalla Turchia. Un islam europeo indipendente e non dominatore può riuscire ad adattarsi alla cultura locale. Ogni dipendenza straniera significa che l’islam potrebbe divenire causa di un conflitto grave e pericoloso che minacci la pace sociale in un continente tollerante e accogliente, che per molti decenni ha donato tanto all’islam e ai musulmani.

Purtroppo, l’islam repubblicano si prepara ad attraversare un periodo oscuro e più difficile proprio a causa di quell’alleanza islamico-politica di circostanza manifestatasi durante le elezioni. L’islam politico, rafforzatosi con questa alleanza opportunista, non mancherà di designare come prime vittime i musulmani repubblicani e i leader di questi movimenti, per sotterrare ogni speranza di adattamento dell’islam di Francia ai valori della repubblica e alle caratteristiche sociali e culturali delle nostre società democratiche, valori che durano da secoli.

Gli imam umanisti hanno pianto in comunione con tutto il popolo francese per le anime innocenti cadute negli attentati islamisti del Bataclan, de l’Hyper Cacher, a Tolosa, a Bruxelles, a Nizza. Ora essi rischiano di essere marginalizzati totalmente e di sparire, essi stessi vittime di questa tormenta.

Il risultato a medio termine di queste alleanze, vedrà domani una società che andrà sempre più verso la sua radicalizzazione, in cui la maggioranza dei musulmani francesi, che rifiutano tale deriva, saranno sempre più isolati dalla popolazione.

Questo isolamento, seminato di odio e violenza, è lo scopo che gli estremisti si augurano, il terreno fertile in cui estendere il loro progetto sui loro correligionari. Stupidamente, essi sognano a breve termine di islamizzare in toto la società francese e occidentale, senza capire che questa strategia dominatrice e suicidaria, segnerà la fine di un islam di Francia tranquillo e integrato.

Nella sua opera “Territoires conquis de l'islamisme [Territori conquistati dall’islamismo]”, Bernard Rougier ha descritto quanto ci attende dopo queste elezioni municipali e ciò malgrado gli sforzi dei ministri Castaner, Nunez et Belliubet per combattere quello che, nel suo intervento a Mulhouse, il presidente Emmanuel Macron ha definito «separatismo islamista».

Queste elezioni municipali hanno messo in chiaro ovunque in Francia, le azioni compiute dagli islamisti per sedurre gli elettori musulmani, grazie alla presenza di candidati musulmani su alcune liste, che concorrevano apertamente come musulmani. Sono liste di una parte della destra, degli ecologisti e anche di alcune della destra repubblicana, tutte alla ricerca di elettori che potessero assicurare la vittoria.

Invece di presentarsi come cittadini, i francesi musulmani si trovano di nuovo presi in ostaggio dall’islamismo di conquista, che approfitta della debolezza dei politici, come pure del silenzio della maggioranza dei musulmani, per presentarsi come gli unici portavoce dei cittadini francesi di confessione musulmana.

A livello locale, questa entrata dell’islamismo aggressivo, nascosto da democraticismo di facciata, e mediante un comunitarismo pietista e di intimidazione, può cambiare in modo completo e irreversibile la carta politica nazionale e farla vacillare verso gli estremismi.

A mio parere, la soluzione a questa deriva separatista, può solo essere legalista e repubblicana.

Solo un piano d’urgenza reale, repubblicano, volontario di sviluppo, integrazione culturale, di miglioramento della vita quotidiana ed economica dei cittadini che vivono nei quartieri a forte densità musulmana, spesso sfavoriti, potrà combattere questi «mercanti di sogni» e limitare l’influenza nefasta delle varie correnti islamiste, che hanno disegni proselitisti e separatisti.

Per il potere, gli attori, gli operatori sociali, come pure per gli imam legati ai valori repubblicani e umani, è ormai tempo di riprendere in mano queste zone di non-diritto per sottrarle dalle grinfie di questi attivisti estremisti, per reintegrarle di nuovo nel luogo che è il loro: nel seno di tutta la comunità nazionale.

(*) Imam di Nîmes - Vice-presidente della Conferenza degli imam di Francia

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