L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 11 settembre 2020

La Strategia della Paura pretende che le televisioni ci diano, con il viatico dei politici, del governo, la nostra dose quotidiana di terrore

Sapelli sul COVID: “I numeri senza senso servivano per far paura alla popolazione”

10 Settembre 2020 - 10:20 

Il professore Giulio Sapelli spiega a Money.it perché i numeri di contagiati e deceduti per coronavirus in Italia sono stati privi di senso, utili soltanto a spaventare la popolazione.

Sapelli sul COVID: “I numeri senza senso servivano per far paura alla popolazione”

Il Governo ha davvero gestito al meglio la pandemia in Italia? Un interrogativo sempre più insistente in questa fase dell’epidemia in cui i contagi sembrano sotto controllo.

In attesa di capire cosa succederà in autunno è tempo di analisi e di bilanci. Il professore Giulio Sapelli, ordinario di di Storia Economica presso l’Università degli Studi di Milano, ha un’opinione molto netta sulla gestione numerica dell’epidemia.

Durante un’intevista esclusiva a Money.it, l’economista ha spiegato che i tanto famosi e attesi bollettini quotidiani su contagiati e deceduti per coronavirus non hanno avuto alcun senso. Ecco perché.

COVID, Sapelli: “numeri sui contagi a caso, non scientifici”

Nel mirino del professore sono finiti i bollettini numerici sui contagiati emessi giornalmente durante la fase acuta dell’epidemia e diffusi ancora oggi.

La sua convinzione è che: “i numeri si possono dare solo se sono frutto di un’analisi epidemiologica fondata su delle basi statistiche scientifiche”.

Proprio questo tipo di analisi è stata completamente assente in Italia. Il resoconto di contagiati e deceduti che ogni giorno è stato - e continua ad essere - seguito con interesse dalla popolazione ha disinformato le persone.

L’accusa di Sapelli è chiara:

“Si davano numeri a caso fondati soltanto sul numero di tampone o di sieri che si facevano a caso, per esempio isolando un paese...”

Non si è fatto alcun cenno, a detta del professore, al riferimento statistico e “a campione” delle rilevazioni. Il risultato? Aver dato indicazioni numeriche non corrispondenti alla concreta realtà epidemiologica.

L’accusa al Governo: ha voluto spaventare gli italiani

L’assenza di chiarezza sui numeri di contagiati e deceduti divulgati dal Governo ha avuto uno scopo ben preciso per Sapelli:

“I numeri che davano non avevano senso scientifico, servivano ad altre cose, per far paura alla popolazione o per creare un clima di timore e di terrore”

Un’accusa nemmeno troppo velata, quindi, alla gestione epidemiologica da parte dell’esecutivo Conte. Di certo, secondo le parole del professore, un obiettivo è stato raggiunto: obbligare gli italiani a restare in casa.

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