L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 30 settembre 2020

La Turchia è parte integrante della Nato ed è di fatto il suo cane da guardia nell'area. Erdogan fa quello che fa con il beneplacito degli Stati Uniti

Guerra nel Caucaso per sovraestendere le forze russe?

Maurizio Blondet 30 Settembre 2020 

E’ stato un F-16 dell’Aviazione Militare turca ad abbattere il Su-25 dell’Aeronautica armena nello spazio aereo armeno? Lo sostiene il governo armeno, ma sia Turchia sia Azerbaijan lo negano, e Mosca non conferma, palesemente in imbarazzo.

Come nota infatti Aviapro, “se la Turchia interviene direttamente davvero nel conflitto tra Armenia e Azerbaigian, allora rischiano di intervenire anche Russia e Iran, con conseguenze irreparabili per l’intera regione.” Interessante, l’Iran fa sapere di essere neutrale nel conflitto ed offre la sua mediazione, come del resto Mosca.

D’altra parte però, la Russia è il fornitore militare di entrambi: all’Azerbaigian vende il 51% dell’armamento che l’aggressore adesso usa contro l’Armenia; il 43% Baku lo acquista da Israele; dalla Turchia solo il 2,8% (dati SIPRI).

Per cogliere come sia complesso il groviglio di interessi strategici in contrasto, bisogna guardare la posizione dei due piccoli stati belligeranti sulla carta geopolitica: hanno la Turchia a ovest, l’Iran a sud, la Russia a nord, “ed e enormi quantità di riserve di idrocarburi del Caspio a est, con condutture che transitano attraverso il Caucaso, molto vicino a dove si stanno svolgendo i combattimenti “, dice il giornalista di Al Jazeera Robin Forestier-Walker.

Ma è ancora più complesso di così: La Turchia ha investito molto in Azerbaigian e Georgia e cerca di terminare un gasdotto che gli dia accesso diretto alle risorse nel Mar Caspio che aggirando sia l’Iran che la Russia. Cosa che Russia, Iran e Qatar non vogliono.


Il punto è che l’Armenia ha subito gravissime perdite, sempre secondo Aviapro: “a seguito di attacchi di droni su larga scala e attacchi di razzi, il 3 ° reggimento di fucili a motore Martuni è stato completamente distrutto e, tra l’altro, l’Armenia subisce perdite significative in armi antiaeree. difesa, così come nei veicoli blindati”, e avrebbe quindi un interesse a trascinare al suo fianco l’alleato russo.

Ed è un fatto che domenica, in una telefonata con il presidente azerbaigiano Ilham Aliyev, Erdogan ha provocato, dicendo che la sua solidarietà con Baku “continuerà sempre più”. “Ci sono state esercitazioni militari ad agosto tra l’Azerbaigian e la Turchia, e c’è qualche sospetto non ingiustificato che parte dell’hardware militare che la Turchia ha portato potrebbe essere ancora in Azerbaigian e potrebbe essere utilizzato contro le posizioni armene”, secondo Al JAzeera . La quale attribuisce il riaccendersi del conflitto al “disimpegno degli Stati Uniti nell’area”, in cui erano attivissimi dopo l’11 settembre durante la “lunga guerra al terrorismo” che comprendeva anche (come spiegò Dick Cheney) la presa di controllo sui giacimenti del Caspio (“E’ la Bosnia ma con il petrolio“, esclamò), mare chiuso difficile sottrarre a Russia e Iran, se non con trame, guerre per islamisti di Al Qaeda interposti, destabilizzazioni dell’area a cui Washington si è adoperato con zelo per 20 anni.

Dick Cheney col dittatore azero Aliev, 2008.

Adesso la superpotenza, perse le energie, si è ritirata e per questo lì riscoppia il conflitto azero-armeno?

Invece i servizi siriani hanno un’altra idea: la guerra che è scoppiata in Nagorno-Karabakh fa parte delle raccomandazioni strategiche stilate nel 2019 dalla RAND Corporation (il principale think tank del complesso militare-industriale) per far sì che la Russia estenda eccessivamente le sue forze:


Misura 3, promuovere il regime change in Bielorussia. 
Misura 4: sfruttare le tensioni nel Caucaso del Sud-.

E di fatto, Mosca ha mandato in queste ore in Armenia tre MiG-29 UB che in caso di escalation, dovranno abbattere i droni delle forze azere, non prendendo parte ai combattimenti reali. Gli aerei hanno dovuto fare questo giro, sull’Iran, perché la Georgia ha chiuso lo spazio aereo “a domanda degli Stati Uniti”.


Nessun commento:

Posta un commento