L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 25 settembre 2020

Le televisioni e l'Espresso dicono che gli asintomatici sono contagiosi, e come previsto dopo le amministrative arrivano le mascherine di ritorno. De Luca docet

Coronavirus, il virologo: gli asintomatici non sono contagiosi

24 Settembre 2020 - 19:01 

Il virologo Tarro spiega perchè gli asintomatici possono non essere contagiosi, sottolineando l’inaffidabilità dell’esito dei tamponi.


Il medico e ricercatore italiano Giulio Filippo Tarro si esprime sul contagio da coronavirus destando clamore con le sue affermazioni. Egli sostiene che le persone asintomatiche non possono essere considerate contagiose, in quanto ha una carica virale bassa. Il virologo in questione, mette in dubbio l’affidabilità dei tamponi come strumento di diagnosi, rifacendosi al suo scopritore e vincitore del Premio Nobel, professore Mullis. L’acido nucleico che viene misurato potrebbe essere inattivo, continua Tarro.

In base a quanto affermato, lo scienziato Giulio Tarro ritiene illegittime le ordinanze o i decreti, o qualsiasi altro atto che obblighi all’uso della mascherina, dei tamponi e dei test. Non esiste un TSO, e anzi, tutto ciò che viene fatto con riferimento di cui sopra, porta conseguenze psicologiche sulla popolazione. Si tratta di un’azione di terrorismo nei confronti della gente, insiste nel suo post su Facebook del 23 settembre 2020, aggiungendo che “Assistiamo adesso alla diffusione non della patologia del coronavirus, ma alla resistenza anticorpale per la stessa malattia”.

Secondo il prof. Tarro, l’obiettivo delle alte sfere è di prolungare il lockdown per un’infezione i cui decessi sono da 100 a 500 volte inferiori alle morti quotidiane dovute a patologie cardiovascolari. Parole pesanti che smentiscono tutte le indicazioni fornite dall’OMS, nonché dalla stragrande maggioranza di epidemiologi e di esperti di COVID-19.

Chi è Giulio Tarro?

Autore del libro Covid-19 Il virus della paura: Scienza e informazione ai tempi del Coronavirus, Giulio Tarro, come riporta L’Espresso, è il virologo anti-Burioni e De Luca, dal curriculum molto discutibile, con lauree honoris causa ottenute in strani istituti.

Nato a Messina il 9 luglio 1938, Giulio Filippo Tarro è stato allievo di Albert Bruce Sabin, medico e virologo polacco naturalizzato statunitense, famoso per aver sviluppato il più diffuso vaccino contro la poliomielite. E’ stato professore di Virologia oncologica dell’Università di Napoli e primario di virologia al Cotugno, ospedale del capoluogo campano.

Giulio Tarro venne alla ribalta verso la fine degli anni settanta per aver scoperto e isolato il virus respiratorio che si diffuse a Napoli nel 1979 e che provocò la morte di 80 bambini. Dopo circa 40 anni di silenzio mediatico, è tornato all’onore delle cronache per le sue affermazioni in controtendenza con i rappresentanti della comunità scientifica a proposito della diffusione della pandemia da COVID-19 e, come già detto poc’anzi, per alcune incongruenze contenute nel suo curriculum vitae, tra titoli, incarichi, pubblicazioni e riconoscimenti dubbi, come contestato dall’Espresso.

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