L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 10 settembre 2020

Le televisioni, i professionisti dell'informazione di donano graziosamente la nostra dose quotidiana di terrore, nel modo con cui la modulano pare di capire che godono a porcela in questa maniera

Terapia intensiva: Bassetti e Zangrillo smontano l’ennesima presa in giro

Maurizio Blondet 10 Settembre 2020 
di Denise Baldi

bollettini giornalieri continuano a sparare numeri senza le precisazioni che li dovrebbero accompagnare, come la percentuale di positivi asintomatici e i motivi dei ricoveri in terapia intensiva.

Da mesi il prorettore Alberto Zangrillo e il professor Matteo Bassetti cercano di ridimensionare la gravità dell’emergenza e nei loro ultimi interventi hanno spiegato la situazione in terapia intensiva.

I bollettini giornalieri continuano a sparare numeri senza le precisazioni che li dovrebbero accompagnare, come la percentuale di positivi asintomatici e i motivi dei ricoveri in terapia intensiva.

Mentre i giornali continuano a mettere titoli che indicano una situazione drammatica all’interno degli ospedali, chi ci lavora non è d’accordo e smentisce queste notizie.
Terapia intensiva: il commento di Zangrillo

Il primario di anestesia e terapia intensiva dell’ospedale San Raffaele di Milano è stato ospite di Parenzo e Telese alla trasmissione In Onda, su La7.

«I casi gravi correlati unicamente al virus, come abbiamo visto drammaticamente a marzo e aprile, non esistono più. Questo vuol dire che non credo nella seconda ondata».

Per Zangrillo deve essere fatta una distinzione. Un malato portatore di gravi patologie in terapia intensiva, per la nuova disposizione di legge, deve effettuare un tampone. Nel caso risultasse positivo incrementerà il numero comunicato giornalmente dei ricoverati Covid nelle terapie intensive.

«Sono stato autorizzato un’ora fa dal viceministro e collega, professor Sileri, a dire che in questo momento nel Lazio una quota importante dei pazienti ricoverati è in terapia intensiva a causa di patologie pregresse gravi e nel frattempo sono risultati positivi anche al SARS-CoV-2». Idem per l’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo dove i ricoverati per Covid risultavano zero il 4 settembre.
La conferma anche dal professor Bassetti

Anche l’infettivologo Matteo Bassetti ha commentato gli ultimi dati e i ricoveri in terapia intensiva.

Per prima cosa ha affermato che, secondo i dati del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, l’Italia è tra i paese europei con meno casi negli ultimi 14 giorni. Anche la percentuale dei positivi, rispetto al totale dei tamponi effettuati, non è variata nell’ultimo mese. Il valore è stabile sull’1,5-2%.

«I casi salgono come numero assoluto perché crescono i tamponi eseguiti ma la percentuale resta stabile», ha spiegato il professore.

Anche sui ricoveri il suo commento è positivo. Il numero è stabile e i ricoveri in terapia intensiva rappresentano sempre lo 0.3-0.4% del totale dei positivi.

Ma, come il prorettore Zangrillo, Bassetti ha specificato: «Non sappiamo quanti siano legati veramente alla polmonite da SARS-CoV-2. Un punto da tenere in opportuna considerazione: la ragione del ricovero in terapia intensiva, per Covid o con Covid». Foto: La7YouTube

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