L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 24 settembre 2020

Monte dei Paschi di Siena si salva con i soldi pubblici e una volta sanata la si vuole regalare ai privati

Ecco perché Mps deve restare pubblica. I consigli di Sileoni (Fabi)

24 settembre 2020


Il futuro di Mps secondo Lando Maria Sileoni, segretario della Fabi

È opportuno e auspicabile che il governo italiano chieda alle autorità europee, sia all’Unione europea sia al Consiglio di vigilanza della Bce, la proroga di un anno del termine per l’uscita dello Stato dall’azionariato del Monte dei Paschi di Siena, dal 2021 al 2022, affinché si possano valutare o costruire soluzioni non penalizzanti per il territorio, per i lavoratori e per la banca.

Una decisione in tal senso sarebbe in linea, peraltro, con quanto dichiarato pubblicamente dal neopresidente della regione Toscana, Eugenio Giani, favorevole a continuare l’azione pubblica. I grandi gruppi bancari, peraltro, difficilmente potranno interessarsi all’acquisto del Montepaschi sia perché hanno obiettivi diversi sia perché stanno portando avanti altre strategie. Qualunque soluzione che implichi un taglio del personale irresponsabile e socialmente insostenibile vedrebbe contrario il movimento sindacale.

Consideriamo la soluzione ‘pubblica’ quanto mai opportuna, in quanto limiterebbe ogni tipo di danno permettendo alla banca di programmare seriamente il prossimo futuro.

L’amministratore delegato Guido Bastianini, professionista serio e preparato, deve essere messo nelle condizioni di operare senza ‘pistole puntate alla tempia’ da parte di ambienti che rincorrono soltanto interessi di parte e non della collettività. In ogni caso, qualunque sia la decisione, non tollereremo alcun tipo di macelleria sociale e contrasteremo ogni iniziativa che possa ripercuotersi sulle lavoratrici e i lavoratori dell’istituto.

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