L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 24 settembre 2020

Monte dei Paschi - regalare 14 miliardi di soldi pubblici affinché il privato si compri la banca, non c'è fine all'imbecillità

Quanto costa allo Stato salvare Mps prima della sentenza del 15 ottobre

Per Equita 4 miliardi coprono la situazione contabile ma non le cause legali. Unicredit si muoverebbe solo come Intesa con le popolari venete. Intanto Bivona (Bluebell) ha inviato oggi una raccomandata al board di Mps ricordando che domani è l'ultimo giorno impedire la prescrizione sul contratto con Nomura

di Elena Dal Maso22/09/2020 11:40

Quanto costa allo Stato salvare Mps prima della sentenza del 15 ottobre


Il Mef avrebbe avuto di nuovo contatti con i manager di Unicredit per un'eventuale acquisizione del Monte dei Paschi. Secondo fonti di stampa, la banca guidata dal ceo Jean Pierre Mustier avrebbe ribadito le posizioni dei mesi scorsi, ovvero che un'ipotetica operazione su Siena dovrebbe essere neutrale per il gruppo milanese. Il manager francese ha continuato a porre le stesse condizioni simili a quelle di Intesa all'epoca del salvataggio delle due popolari venete, un contributo in contanti per rendere l'acquisizione neutrale sul capitale e coprire i rischi legali, che nel caso di Siena riguarda richieste di risarcimento per 10 miliardi su coperture di 500 milioni circa. Oggi Equita ha calcolato che, a fronte di 2 miliardi di euro di costi di integrazione, la neutralità sul patrimonio (Cet 1 ratio pro forma del nuovo gruppo che si verrebbe a formare superiore al 13%), rende necessaria una ricapitalizzazione di 4 miliardi, "ma senza considerare la copertura dei rischi legali".

Per la Sim l'ipotesi le risorse già stanziate dal Mef per 1,5 miliardi sono sufficienti per procedere con lo spinoff dei crediti deteriorati (Npe) ad Amco e completare il processo di derisking, ma potrebbero risultare non sufficienti per rendere ancora più appetibile la banca in un'ottica di M&A, anche ipotizzando un intervento da parte di Unicredit.

Secondo altri analisti, il deficit di capitale, tenendo conto della situazione al secondo trimestre, sarebbe di 1,4 miliardi, che salirebbero a 2 miliardi considerando lo scorporo degli 8,1 miliardi di crediti deteriorati lordi (cessione ad Amco) e circa 3 miliardi con i costi di ristrutturazione all’operazione. I conti escludono la tutela dalle cause legali.

Banca Akros oggi mette in evidenza che la questione delle cause è un rischio "giudicato come ostacolo significativo a qualsiasi tipo di accordo". Con la conseguenza che senza uno scudo totale da parte del governo non vi sarebbe matrimoni con un'altra banca. Se Unicredit acquisisse Mps, per i broker di Banca Akros riuscirebbe pareggiare la differenza rispetto a Intesa Sanpaolo in termini di quota di mercato bancario italiano (circa il 4% nella raccolta diretta e il 5% nel credito alla clientela) e offrirebbe potenziali sinergie di costo stimate in 500 milioni di euro (run-rate), con un valore effettivo di circa 2,3 miliardi. "Ma con significativi rischi di esecuzione", chiude Akros.

Intanto Giuseppe Bivona, fondatore di Bluebell Partners, ha inviato oggi al cda di Siena e al ministro delle Finanze, Roberto Gualtieri, una lettera in cui ricorda che domani, 23 settembre, scade il termine ultimo sulla "prescrizione per l'annullabilità del contratto transattivo con Nomura. La banca estera chiuse infatti le operazioni il 23 settembre del 2015 e pagò, sotto la direzione di Viola, 350 milioni circa a Nomura rinunciando contestualmente all'azione civile con la richiesta di 700 milioni di danni". 

Bivona spiega che "se il board di Mps non lasciasse prescrivere quel contratto, potrebbe impugnarlo e chiedere i 350 milioni pagati a suo tempo più danni per 700 milioni, in tutto oltre un miliardo di euro". Ma la cifra raggiunge 7,8 miliardi "se si aggiunge il petitum di tutte le cause che la banca ha in piedi che ha come presupposto le azioni effettuate a suo tempo da Deutsche Bank e Nomura", spiega Bivona a milanofinanza.it.

Ora la sentenza del tribunale di Milano contro gli ex manager Alessandro Profumo e Fabrizio Viola sui derivati è attesa per il 15 ottobre. Fra i capi di imputazione, false comunicazioni sociali e manipolazione informativa. "Se venissero condannati, la banca si troverebbe ad accantonare centinaia di milioni se non miliardi", aggiunge Bivona. 

La Procura della Repubblica, rappresentata dai Pm Stefano Civardi, Mauro Clerici e Giordano Baggio, aveva chiesto lo scorso giugno l'assoluzione per i due manager (Profumo e Viola) e per l'ex presidente del collegio sindacale Paolo Salvadori, anch'esso a processo, ma solo per falso in bilancio.

Sulla questione Nomura nel novembre del 2019 il tribunale di Milano ha condannato l'ex presidente di Mps, Giuseppe Mussari, l'ex direttore generale, Antonio Vigni, e l'ex responsabile area finanza, Gian Luca Baldassarri, imputati per le presunte irregolarità nelle operazioni effettuate dalla banca senese tra il 2008 e il 2012 per coprire le perdite dovute all’acquisizione di Antonveneta, costata 10 miliardi di euro nel 2008. Al centro del processo c'erano le operazioni sui derivati Santorini e Alexandria, sul prestito ibrido Fresh e sulla cartolarizzazione Chianti Classico. Operazioni che secondo l'accusa sarebbero state utilizzate per nascondere perdite per oltre due miliardi di euro.

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